Cristiano Brumat, Andrea Nicolausig, Francisco Garzon Medina e Andrea Grigoli. Ecco i quattro nomi che, domenica 16 marzo, nella Chiesa Metropolitana di Gorizia, hanno detto il loro secondo “Eccomi”. Una chiamata che segna un passaggio importante all’interno del percorso formativo dei quattro giovani che hanno ricevuto il ministero di accolito, la cui istituzione è avvenuta per le mani dei tre ordinari diocesani di appartenenza. A celebrare l’Eucarestia l’arcivescovo metropolita di Gorizia, monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli: accanto a lui l’arcivescovo metropolita di Udine, monsignor Riccardo Lamba e il vescovo di Trieste, Enrico Trevisi, entrambi concelebranti.
Folta la presenza di sacerdoti dalle tre diocesi – che hanno letteralmente affollato il presbiterio –come i vari seminaristi che hanno curato il servizio liturgico aiutati da tanti bambini e bambine giunti dalle varie parrocchie di origine o servizio dei quattro nuovi ministri. “Un ottimo segno – ha commentato al termine della celebrazione il rettore del seminario interdiocesano, don Daniele Antonello – di unità tra le nostre diocesi”. Segno di unità anche per il percorso dei giovani, due dall’arcidiocesi di Gorizia, uno da Udine e uno da Trieste.
Cristiano Brumat, classe 1998, originario della parrocchia di San Rocco a Gorizia, dalla quale è partita anche la vocazione, è in servizio nell’Unità Pastorale che riunisce le parrocchia di San Giuseppe a Monfalcone e dei santi Pietro e Paolo di Staranzano. Andrea Nicolausig, invece, classe 1987, nativo di Gradisca d’Isonzo, è attualmente in servizio pastorale nelle parrocchie di San Bartolomeo di Bondanello, Santa Maria Assunto a Sabbiuno di Piano e Sant’Andrea apostolo in Castelmaggiore, in provincia di Bologna. Attualmente studia per il dottorato in teologia dell’evangelizzazione e master in formazione umana alla relazione pastorale all’Università Pontificia Salesiana. Assieme a loro anche Francisco Garzon Medina della parrocchia di San Lorenzo martire in Rivignano Teor, in servizio pastorale nella parrocchia di San Giuseppe Cottolengo in Roma e Andrea Grigoli della parrocchia del Sacro Cuore di Gesù in Domegliara in servizio pastorale nella parrocchia dei santi Pietro e Paolo a Trieste.
Commentando il Vangelo della Trasfigurazione, il presule ha richiamato il significato che essa ha avuto per gli Apostoli: “Il Vangelo di Luca colloca questo avvenimento tra l’annuncio della passione e l’avvio del viaggio verso Gerusalemme, dove si compirà, per usare le parole dell’evangelista, l’esodo di Gesù di cui parlano Mosè ed Elia. Si comprende il senso dell’episodio: preparare i discepoli, in particolare i tre più vicini a Gesù, al mistero della croce”, ha ribadito Redaelli.
Per il presule, è stretto il legame tra trasfigurazione ed Eucarestia: “Anche l’Eucaristia si riferisce alla croce, al sacrificio di Cristo che si dona a noi per la nostra salvezza. Lo fa in quanto sacramento che ci mette in comunione reale con Gesù, ma non ancora nella comunione piena della gloria del regno. In un certo senso è come la trasfigurazione che anticipa ciò che avverrà e comincia a rivelarne il senso. L’Eucaristia celebra ciò che è già avvenuto, è un fare memoria ma nell’attesa della sua venuta quando la gloria di Dio sarà finalmente rivelata”, così Redaelli.
Il ministero dell’accolito “pone chi lo riceve in stretto collegamento con l’Eucaristia. In un certo senso è come salire sul Tabor con Gesù per vivere il già del dono di sé per noi e per attendere il pieno compimento della promessa di Dio, di cui l’Eucaristia è l’inizio. Il nostro corpo ora è ancora “misero”, come afferma san Paolo, ma si sta già trasformando a immagine del Corpo glorioso di Cristo proprio perché si nutre di Cristo”.
“Uno dei compiti dell’accolito è essere ministro straordinario della Comunione a favore dei fedeli, in particolare degli infermi”, dunque “non è un ministero di poco conto”, così l’arcivescovo che ha voluto anche ringraziare sacerdoti, diaconi, accoliti e ministri straordinari della Comunione eucaristica.
Tanta l’emozione, soprattutto per le famiglie e per i numerosi amici e parenti, arrivati da varie parti della regione. Ad accompagnare la liturgia la Cappella Metropolitana diretta da Fulvio Madotto e accompagnata all’organo da Marco Colella: trilingui i canti, come da tradizione, per alimentare e riunire i presenti nella preghiera comune.
Ivan Bianchi
Voce Isontina
















