L’esperienza della nostra fragilità

A cinque anni dal lockdown l’importanza del ricordo, della preghiera, della riflessione.

Cinque anni fa eravamo chiusi in casa e stavamo guardando alla tv la triste processione dei camion militari che stavano portando via le troppe bare delle vittime del Covid a Bergamo.
La Giornata nazionale in memoria delle vittime del Covid vuol farci ricordare un momento della nostra storia che vorremmo facilmente dimenticare. Ma che non dobbiamo dimenticare.
Quelli del lockdown sono stati mesi lunghi nei quali abbiamo toccato con mano la fragilità della vita e abbiamo toccato con mano la generosità di molti.
Abbiamo poi toccato con mano ancora una volta – quasi ce ne fosse stato bisogno – la capacità dell’uomo di fare dei salti indietro rispetto a quei sentimenti buoni (che non sono solo buoni sentimenti) verso i tanti che si sono occupati di noi, medici e personale sanitario in primis.
Che i nostri morti riposino in pace.
E che i vivi siano attivi per creare realmente un mondo più giusto e fraterno, solidale, ricordandosi che è grazie a Dio che l’umanità potrà imparare ad essere più umana.

don Lorenzo Magarelli

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