Giorno del Ricordo, memoria delle vittime e impegno per la pace

Dalla Foiba di Basovizza mons. Trevisi richiama al perdono, alla giustizia e alla responsabilità della pace contro ogni ideologia

«Siamo qui a pregare per le vittime dell’odio che sono state uccise in queste foibe e in tutte le foibe. Preghiamo per loro e per le loro famiglie».

Così il Vescovo mons. Enrico Trevisi ha voluto significare la Celebrazione della Santa Messa di suffragio presso il sacrario della Foiba di Basovizza, in occasione della solenne cerimonia di commemorazione del Giorno del Ricordo. Una preghiera che mons. Trevisi ha voluto estendere a «tutte le vittime delle tragedie che le ideologie (nazista, fascista, comunista) hanno causato. In particolare, ricordiamo anche le vittime di Vergarolla. Ma anche tutte le vittime che in queste nostre amate terre e in ogni altra parte del mondo hanno subito l’odio cieco di Caino».

Chiedendo poi l’intercessione del beato don Francesco Bonifacio – martirizzato 80 anni fa con l’unica colpa di servire Dio e amare il suo popolo, libero da ogni ideologia – affinché il Signore ci conceda di non assistere più a tali atrocità, ha richiamato tutti a chiedere perdono per le nostre complicità con chi diffonde odio e semina discordia.

Nella sua omelia, il Vescovo ha richiamato un versetto della lettura del giorno: “Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra?” (1Re 8,23). «Talvolta – ha rimarcato – il nostro grido di dolore, che rimane preghiera, ci porta ad interrogare Dio di fronte a tutto il male che questa nostra umanità ha compiuto. Il nostro grido sale a Dio perché siamo atterriti per la cattiveria che ha ferito questa nostra terra. Vittime innocenti sacrificate alle ideologie più contraddittorie e accecate dalla prepotenza vile».

La Parola di Dio ci sprona non solo a riflettere sul passato, ma a fare un esame di coscienza sul comportamento di ciascuno di noi nel presente: «Se poi ci mettiamo davanti a Dio e ci lasciamo illuminare dal suo sguardo allora ci rendiamo conto che questo cumulo di male ci vede anche noi complici: si parte dalle parole con cui si marchiano gli altri con sarcasmo; si prosegue con le insinuazioni e i sospetti con cui si crea un clima di sfiducia reciproca; si cavalcano stereotipi, pregiudizi, generalizzazioni fino a far diventare l’altro nemico solo perché non del proprio gruppo, della propria parte, del proprio partito, della propria religione. Cominciano così i dispetti, le intolleranze, le prime discriminazioni, le prime violenze e si cade nel rigurgito della guerra: il circolo vizioso della violenza e del darsi la colpa. Dell’accusare l’altro di aver cominciato. Questa è la storia di tante terre insanguinate dagli stessi popoli che la abitano».

Mons. Trevisi si è detto sempre colpito dal fatto che l’allontanamento dalla Parola di Dio, per seguire gli inganni delle ideologie, abbia interessato anche i popoli che si professano cristiani (non solo in riferimento a queste nostre terre nel passato, ma anche, nell’attualità, all’Ucraina e alla Russia).

«Il Vangelo (Mc 7,1ss), citando Isaia, ci ammonisce – ha continuato il Vescovo – che la conversione è qualcosa di serio: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. E anche per noi potrebbe di nuovo esserci il rischio di annullare la parola di Dio per scadere in tradizioni-ideologie di uomini che ci portano alla barbarie. Parole, insinuazioni, dispetti, generalizzazioni, paure alimentate, violenze».

Da qui l’invito accorato del Vescovo: «Assumiamoci la responsabilità della pace».

Una responsabilità da acquisire, con coraggio e determinazione, come stile della nostra vita in un percorso segnato da parole chiave che sono scritte nel Vangelo, ma devono trovare una declinazione nella nostra quotidianità e nei vari aspetti della nostra socialità, per i singoli e le istituzioni.

L’attenzione, anzi, la preferenza per i poveri: il Vescovo osserva che «Occorre coraggio per vivere nella legalità. La legalità esprime un bene comune condiviso, certamente in una formulazione imperfetta, ma che mira al rispetto della dignità di tutti. Di tutti, non solo di qualcuno. Dignità di tutti. Il Vangelo ci insegna a schierarci dalla parte delle vittime, dei poveri. Ed è per questo che noi siamo qui ad onorare le vittime delle foibe. Ciascuna di essa ha un nome, una famiglia, una comunità che le piange. E che Dio preservi la nostra terra da altri orrori di questo genere. E che Dio ci doni un cuore aperto a riconoscere la sofferenza di tante persone che ancora non hanno trovato pace e giustizia».

L’impegno a costruire il bene comune: mons. Trevisi invita ad avere «coraggio per costruire il bene comune. È molto più facile scegliere di costruire il bene di una parte a prescindere dalle altre, contro le altre. La mappa della dottrina sociale della Chiesa è offerta a tutti: è una mappa feconda che può ispirare continuamente ad aprire orizzonti, a purificare le menti, a lasciarci contagiare dall’amore di Dio: Lui ci ama e ci lascia il comandamento dell’amore, senza riserve. In questa mappa della dottrina sociale della Chiesa troviamo anche il diritto internazionale che se ha radici nel diritto romano è stato poi rilanciato dalla teologia cattolica ed è divenuto strumento prezioso che seppure imperfetto e bisognoso di adeguamenti non possiamo permettere che sia distrutto».

L’impegno a vivere pienamente il messaggio evangelico: il Vescovo sottolinea quanto «ci vuole del coraggio per vivere il comandamento di Dio che ci chiede di amare anche il nemico. Talvolta rischiamo di tagliare le pagine difficili del Vangelo, rischiamo di non volerci lasciar inquietare nella ricerca di una pace che passa anche attraverso il perdono, attraverso il cercare di capire le ragioni dell’altro e il suo dolore e le sue paure; non per sminuire le nostre ma come premessa per poterle portare nel loro cuore. E insieme cercare con pazienza di approssimarci sempre più alla giustizia, quella illuminata da Dio. Sempre più nella giustizia. Ma con pazienza. Con intelligenza. Con la sapienza che viene da Dio».

L’impegno a vivere nello stile delle Beatitudini: mons. Trevisi, infine, ci ha incoraggiato ad essere miti, affamati e assetati di giustizia, operatori di pace per vincere i prepotenti e i violenti: «Noi lo chiediamo a Dio e come il saggio Salomone preghiamo per essere illuminati da Dio. Preghiamo per le vittime delle foibe e per tutte le vittime di tutti i regimi dittatoriali, di ieri e di oggi. E preghiamo per i nostri governanti, e per quelli di tutto il mondo: siano aperti a Dio, che parla alle loro coscienze. Sappiano mediare non per pavidità, ma per il coraggio della pace, e costruire alleanze che sappiano custodire la pace e approssimarsi sempre più alla giustizia che viene da Dio».

Claudio Fedele

 

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato, ti invitiamo a iscriverti al nostro Canale Whatsapp cliccando qui
10min36
20260210_105020000_iOS
20260210_105519800_iOS
20260210_105653080_iOS
20260210_105838670_iOS
20260210_105934840_iOS
20260210_110040900_iOS
20260210_110159000_iOS
20260210_110314080_iOS
20260210_110320880_iOS
20260210_110410280_iOS
20260210_110617330_iOS
20260210_110617456_iOS
20260210_110617346_iOS 1
20260210_105829000_iOS
20260210_110617407_iOS
20260210_110617504_iOS
20260210_110617600_iOS
20260210_110617612_iOS
20260210_110617468_iOS


Chi siamo

Portale di informazione online della Diocesi di Trieste

Iscr. al Registro della Stampa del Tribunale di Trieste
n.4/2022-3500/2022 V.G. dd.19.10.2022

Diocesi di Trieste iscritta al ROC nr. 39777


CONTATTI