| Dopo aver chiesto con la prima domanda la gloria di Dio, nella seconda veniamo a chiedere il godimento della gloria di Dio: Venga il regno tuo. Secondo la Storia Sacra il Regno di Dio si può intendere in tre modi: regno di natura, di grazia, di gloria.
Naturalmente noi col Padre Nostro non domandiamo a Dio il suo regno di natura perché, come creatore e signore di tutto, lo possiede. Ma oltre al regno di natura Dio ha diritto al Regno di Grazia. Prima dentro di noi e il Regno di Dio in noi è la giustizia, la pace e l’allegrezza dello Spirito Santo. Ora questo Regno di Dio in noi stessi noi lo chiediamo a Dio con la seconda domanda, venga il tuo regno, noi lo preghiamo che regni nelle anime nostre con la sua divina grazia e regni come re, nel nostro cuore. Domini sulla nostra intelligenza con la fede, sulla nostra volontà con la speranza, sui nostri affetti colla carità onde nulla operiamo, desideriamo, o pensiamo che possa dispiacere a Dio e sia contrario alla sua santa legge. A questo regno però, si oppone il regno del demonio e del peccato che deve esser distrutto in tutti i cuori cristiani. Ma non basta però che il regno della grazia sia dentro di noi, esso deve estendersi su tutta la terra per mezzo della Santa Chiesa cattolica che Gesù Cristo è venuto a fondare sotto forma di regno. Con le parole “venga il regno tuo” noi domandiamo che la Chiesa si estenda sempre più e si diffonda per tutta la terra a salvezza degli uomini. Noi chiediamo ancora di diventare sudditi perfetti della Chiesa e lo preghiamo perché quelli che vivono separati da lei infedeli, eretici, ritornino al seno materno. Per Regno di Dio ancora intendiamo il regno della gloria cioè il Paradiso, dove il Signore si manifesterà in tutto il suo splendore faccia a faccia in premio dei suoi fedeli e si godrà in tutta la sua pienezza, specialmente dopo il giudizio universale. Questo regno di gloria, quanto all’anima perfettamente pura comincerà subito dopo la morte e quanto all’anima e al corpo dopo il giudizio universale. Nella seconda domanda del Pater noi domandiamo altresì questo regno della Gloria ed esprimiamo tutto il desiderio di poter giungere al Cielo, ove regneremo con Dio nel possesso della gloria e della felicità eterna. Onde con le parole venga il regno tuo noi siamo anche istruiti che quaggiù siamo di passaggio e che siamo chiamati al cielo e quindi dobbiamo continuamente desiderare il Paradiso e per rendere efficace il nostro desiderio alle nostre parole dobbiamo accoppiare i nostri pensieri, gli affetti e le nostre opere vivendo staccati dai beni di questa terra, rassegnati in tutte le croci che il Signore ci manda. Ma purtroppo molti cristiani con le parole domandano il regno della Gloria e con le opere si contraddicono e pongono ostacoli alla grazia di Dio che disprezzano, non li imitiamo, cerchiamo sempre il Regno di Dio e saremo fortunati nell’eternità; con le due prime domande del Padre nostro noi domandiamo a Dio il nostro ultimo fine […] |
(Villa Gardossi, 19 maggio 1942)
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Può sembrare strano che don Francesco insista così tanto su alcuni concetti: talvolta, li ripete con una certa insistenza. In realtà egli vuole che questi entrino nella mente e soprattutto nel cuore dei suoi fedeli e lo fa perché vuole loro bene. D’altra parte don Francesco sa bene che
quella catechesi, come tutte le altre e come le stesse omelie domenicali, sono l’unico strumento che egli ha per trasmettere alla sua gente le verità della fede e i principi fondativi della vita cristiana; tutto il resto della liturgia, a quel tempo, si esprimeva in latino, la lingua ufficiale della Chiesa universale, nella realtà di Villa Gardossi allora ben poco compresa.
C’è un’altra considerazione da tener presente e riguarda la preghiera scelta, cioè, appunto, il Padre Nostro. Don Francesco inizia la catechesi su questa preghiera il 16 maggio 1942, cioè appena pochi giorni dopo che aveva terminato la sua prima catechesi, quella sul Credo: era il 5 maggio 1942. Aveva dedicato un anno intero a spiegare il Simbolo Apostolico. Ecco, questa scelta ci fa capire che a don Francesco premeva che la sua gente fosse formata e preparata soprattutto sulle cose fondamentali della vita cristiana; poi sarebbero venute le altre catechesi, quelle sui sacramenti e sui precetti della Chiesa e poi ancora sulla Santa Messa. Non sono scelte casuali: sono tappe graduali che nella visione di don Francesco hanno un loro senso. Perché
il suo obiettivo non è fare dei semplici cristiani, ma una vera comunità di fede con dei cristiani maturi e formati.
Mario Ravalico



