Trieste e Gorizia: due giorni di confine per la PG triveneta

Responsabili diocesani di Pastorale Giovanile insieme tra rotta balcanica, ascolto dei giovani e cammino verso la GMG 2027

Il 12 e 13 febbraio le diocesi di Trieste e di Gorizia hanno accolto la due giorni dei responsabili di Pastorale Giovanile delle Diocesi del Triveneto. Un appuntamento semplice e prezioso: volti, storie, fatiche e sogni messi in comune, con quello stile di amicizia e fraternità che, ormai da anni, contraddistingue il cammino delle nostre Pastorali Giovanili.

Il pomeriggio di mercoledì 12 febbraio si è aperto con un incontro particolarmente significativo: il Vescovo di Trieste, mons. Enrico Trevisi, e padre Giovanni La Manna, direttore della Caritas di Trieste, ci hanno guidati in un approfondimento sulla complessa realtà legata alla rotta balcanica e sul ruolo che la Chiesa triestina svolge in questo delicato contesto. Trieste, città di frontiera per geografia e vocazione, diventa anche una “soglia” dove la sofferenza dei percorsi migratori chiede di essere guardata senza fretta e senza slogan: con realismo, con competenza, ma soprattutto con umanità. L’incontro ci ha aiutati a cogliere come l’accoglienza non sia un’idea astratta, bensì un lavoro quotidiano fatto di ascolto, rete, presenza e responsabilità condivisa.

A seguire, la visita della città e della Cattedrale di San Giusto ci ha permesso di respirare il legame profondo tra fede e storia: una Chiesa radicata nel territorio e, proprio per questo, chiamata a non perdere la capacità di leggere i segni del tempo. Camminare insieme per le vie di Trieste, dopo aver ascoltato le storie e le sfide della rotta balcanica, ha dato al nostro sguardo una densità nuova: le pietre antiche della città e la vita di oggi sembravano chiedere la stessa cosa, cioè una testimonianza cristiana capace di tenere insieme verità e misericordia.

Giovedì 13 febbraio ci siamo spostati nel goriziano, dove abbiamo incontrato lo psicologo e psicoterapeuta Alessandro Sartori di Monfalcone. Con lui abbiamo provato a entrare nell’intricato mondo dei giovani e delle dipendenze: una realtà spesso sommersa, fatta di fragilità, solitudini, pressioni, e talvolta di ferite che non trovano parole. L’intervento ci ha offerto chiavi di lettura utili e concrete, aiutandoci a riconoscere quanto sia importante una pastorale che non si limiti a “proporre attività”, ma sappia anche accompagnare persone reali, con i loro tempi, le loro paure, e i loro bisogni di senso. Il tema delle dipendenze – nelle sue varie forme – interpella le comunità cristiane non solo come emergenza educativa, ma come invito a costruire luoghi di fiducia, dove la libertà possa essere ricostruita attraverso relazioni buone, ascolto autentico e percorsi integrati con le competenze del territorio.

La mattinata si è conclusa con la riunione ordinaria della Consulta di Pastorale Giovanile del Triveneto, al lavoro – tra le altre cose – nell’organizzazione del cammino verso la GMG di Corea del 2027. Anche qui è emersa con chiarezza la bellezza di una Chiesa che procede per “alleanze” e non per iniziative isolate: condividere intuizioni, strumenti e responsabilità non è solo un metodo efficace, ma un modo evangelico di abitare la missione.

Questa due giorni ci lascia un’immagine forte: due “confini” che si toccano. Da una parte il confine geografico della rotta balcanica, dove passano corpi stanchi e storie spezzate; dall’altra i confini interiori dei nostri giovani, dove a volte si combattono dipendenze, smarrimenti e domande radicali. In mezzo, una Chiesa che non vuole voltarsi dall’altra parte, ma imparare a stare: con attenzione, con intelligenza pastorale, con cuore fraterno.

Si torna nelle proprie diocesi con appunti, contatti, idee; ma soprattutto con una gratitudine: sapere di non essere soli. Perché la pastorale giovanile non è una “prestazione”, è un cammino. E camminare insieme, nel Triveneto, continua a essere un segno di speranza concreta.

don Francesco Pesce

 

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