Conoscersi per varcare la frontiera dell’in-Tolleranza

Installazioni artistiche, tour guidati, laboratori con i giovani: l'associazione Cizerouno, insieme a Caritas Trieste e altri partner, svela l'anima della città

Varcare la frontiera, a Trieste, è molto più di un semplice slogan. È soprattutto un esercizio quotidiano che ogni triestino medio pratica costantemente, ma è anche un vissuto che la città ha nel proprio dna da sempre. Basta camminarci dentro, infatti, per capire che qui c’è una storia di contaminazione continua, normalizzata da secoli, che parla attraverso l’architettura, la cultura, i luoghi di culto e le persone.

Forse proprio per questa “abitudine” alla convivenza e all’accettazione delle diversità – ricordiamo l’Editto di Tolleranza emanato da Giuseppe II nel 1781, che ampliava a tutte le confessioni religiose presenti in città, grazie alla vitalità commerciale internazionale del Porto Franco, la libertà di culto già introdotta nel 1725 da Carlo VI  – non suona affatto strana in città la presenza di una rassegna culturale denominata, appunto, “Varcare la frontiera”, promossa dall’Associazione Culturale Cizerouno. E ancora meno strano suona, quindi, il progetto che per il 2025 si è collocato al suo interno: “Tolleranza”.

«Nell’ambito di questa rassegna che portiamo avanti da alcuni anni – un piccolo festival in cui proponiamo dei contenuti culturali, artistici, per lo più contemporanei, sul tema del varcare la frontiera, non solo nel senso geografico, ma nel senso anche di andare incontro all’altro – quest’anno avevamo pensato al tema della tolleranza e avevamo immaginato da subito di realizzarlo proprio qui, nel rione di Barriera Vecchia» ci racconta Massimiliano Schiozzi, presidente di Cizerouno, mentre conversiamo all’interno del Mercato Coperto, nel punto in cui la rampa elicoidale, posta a destra dopo l’ingresso principale, inizia a salire.

«Pensando un po’ alla storia della città di Trieste, che ha avuto l’apice del suo sviluppo ed è stata grande nel momento in cui si è aperta al mondo» prosegue Schiozzi «abbiamo pensato di portare il progetto nel quartiere dove, forse, questa presenza multietnica e multiculturale si vede di più, proprio in strada. Abbiamo scritto il progetto e lo abbiamo candidato ai bandi regionali ben prima che questo quartiere finisse sulle pagine della cronaca per le zone rosse e le risse».

Le nidificazioni di questa proposta culturale, però, non si fermano qui. Sempre in un’ottica di apertura al mondo, infatti, l’associazione ha colto l’occasione per portare in città il “Tolerance Poster Show”, progetto d’oltreoceano ideato Mirko Ilić e dalla Tolerance Project Inc.: «Questa dimensione della strada e del quotidiano è uno dei requisiti richiesti da Ilić per il suo progetto» spiega ancora Schiozzi «lui vuole, infatti, che questi manifesti, gli elaborati di questi designer, siano esposti in luoghi non istituzionali, perché proprio il fatto di sbatterci contro casualmente, in qualche modo permette di raggiungere un pubblico molto più ampio: anche chi in una galleria non entrerebbe mai o non ragionerebbe mai su questo tema». Ecco quindi la collocazione degli stendardi bifacciali con la riproduzione dei manifesti al centro della rampa elicoidale del Mercato Coperto – installazione realizzata dal 25 ottobre 2025 al 31 gennaio 2026 con la coorganizzazione del Comune di Trieste – ma anche le affissioni pubbliche (in piazza Garibaldi, viale D’Annunzio, via Parini), le bandiere (in piazza Goldoni).

 

Foto Cizerouno

Foto Cizerouno

E cosa ancora?

«Ci siamo inventati i tour di Barriera Stories» ci spiega Vincenzo Luongo, collaboratore di Cizeruno, associazione che, tra l’altro, quest’anno festeggia i 25 anni di attività, «passeggiate urbane guidate da Francesca Pitacco tra piazza Goldoni, largo Barriera, viale D’Annunzio e piazza Garibaldi, che hanno riscosso un grande successo, anche tra i triestini. Ci tengo a dire che uno dei principi a cui teniamo molto è quello di fare rete tra realtà molto diverse e spesso molto distanti, anche geograficamente, proprio per incrociare più pubblici possibili. E questo progetto ci ha permesso di fare proprio questo.

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Prima di approdare qui a Trieste, infatti, il Tolerance Poster Show, è passato da Lampedusa, altro luogo di frontiera, da Agrigento, capitale italiana della Cultura, e da Gorizia , capitale europea della cultura transfrontaliera. Tra i partner di progetto, oltre all’Università degli Studi di Trieste, c’è l’Associazione Guide Turistiche del Friuli Venezia Giulia, la Casa dell’Arte e c’è anche la Caritas diocesana di Trieste». Il progetto “Tolleranza”, infatti, prevedeva anche una serie di incontri di approfondimento, workshop e laboratori. Fondamentale il contributo della Caritas locale, proprio per il lavoro con i giovani.

«Come Caritas siamo approdati al progetto grazie alla segnalazione di Vera Pellegrino, la responsabile della promozione e della formazione, che aveva scritto un testo per una piccola pubblicazione di Cizerouno, che uscirà a breve» ci racconta Caterina Grandi, in forze all’Area Formazione, Promozione e Osservatorio Caritas Trieste e formatrice «i temi trattati e la sensibilizzazione della città sono aspetti che ci riguardano tutti, in particolar modo su questo concetto di tolleranza e ci siamo subito messi al lavoro per coinvolgere i giovani in questo tipo di attività.

Questo progetto ci ha fatto conoscere meglio le nostre rispettive realtà e ha fatto arrivare a Cizerouno tanti giovani: il grande valore aggiunto è stato poter incontrare e far incontrare persone diverse che prima non si conoscevano. Sono stati coinvolti un gruppo degli scout d’Europa, un gruppo parrocchiale e il gruppo dei giovani della Caritas».

Due gli incontri vissuti: nel primo «i giovani sono venuti qui a vedere i manifesti e a farsi raccontare il progetto – ma anche a scoprire il Mercato Coperto perché, come me del resto, non ci erano mai entrati»; nel secondo incontro, invece, «erano previsti dei tavoli tematici nei quali i ragazzi sono stati mescolati per confrontarsi. A partire da un video della sociolinguista Vera Gheno, che offriva alcune parole chiave sulla tolleranza, hanno poi lavorato per elaborare un loro pensiero scritto da lasciare al gruppo successivo. In questo modo tutti hanno potuto conoscere il lavoro degli altri. Per loro non è stata un’attività semplice» sottolinea Grandi «perché hanno dovuto mantenere la concentrazione per due ore e, oltretutto, mettersi in gioco con persone nuove e sconosciute non è affatto banale. Sono stati davvero molto bravi».

Foto Caritas Trieste

Foto Caritas Trieste

Ma quale valore e significato diamo alla parola “tolleranza”? «Grazie a Caterina abbiamo avuto una bellissima occasione» incalza Schiozzi

«durante uno di questi incontri, infatti, è venuto a trovarci il Vescovo e lui è partito proprio dal contrario, presentando la tolleranza come una parola che può essere considerata anche un po’ fastidiosa. Rovesciando il discorso, ha detto cosa, per esempio, lui non può tollerare. Ovvero le ingiustizie, i soprusi rispetto ai più piccoli ecc… La tolleranza rovesciata in questa maniera diventa veramente uno strumento efficace per capire quali azioni di intolleranza, magari anche piccole, mettiamo in atto nel nostro agire quotidiano e che, volendo, possiamo cambiare. Forse il senso più profondo è proprio questo».

Tra le varie “contaminazioni” del progetto, c’è stato anche il coinvolgimento di una quarantina di giovani universitari provenienti da tutta Europa grazie al progetto “Transform4Europe” dell’Università di Trieste e, infine, una call for designer under 35 per la creazione di un manifesto dedicato alla tolleranza: «Sono arrivate oltre 100 adesioni da tutta Italia. Dopo la selezione, proclameremo i tre vincitori. Tutte le proposte saranno esposte in una mostra pop-up, mentre i manifesti dei vincitori vorremmo affiggerli in uno spazio pubblico, possibilmente in Piazza Garibaldi, dove il progetto è iniziato» conclude Luongo.

Osservando la rampa elicoidale del Mercato Coperto ormai vuota, mentre la nostra conversazione volge al termine e, in sottofondo, un blando brusio sostituisce il caotico vociare del mercato di un tempo, si percepisce ancora l’eco di ciò che il progetto “Tolleranza” ha lasciato nei luoghi e nelle persone. Sono parole quali stupore, condivisione, identità, memoria, incontro, creatività. Ma anche gratuità: quella che si è respirata nel corso dei vari eventi del progetto perché ciascuno ha potuto mettere un “di più” di sé. Spinto dalla bellezza che si è generata dalla collaborazione e dalla contaminazione tra persone ed esperienze diverse.

Trieste, ne siamo certi, di tutto questo saprà farne tesoro.

Luisa Pozzar

 

 

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