Gigi Russo, testimone di Azione Cattolica

Il ricordo del cammino associativo nell’Azione Cattolica di Trieste con Gigi Russo: relazioni, formazione e impegno per la Chiesa e la città

Dopo una vita dedicata alla famiglia, al lavoro, alla politica cittadina e all’Azione Cattolica, Luigi (Gigi) Russo se n’è andato giovedì scorso. Lo ricordiamo con una testimonianza di Fabiana Martini, tratta dal sito dell’Azione Cattolica diocesana, che ringraziamo per averci concesso di condividere l’articolo sulle pagine del Domenicale di San Giusto.

 

«L’Azione Cattolica mi pare che sia soprattutto una realtà di cristiani che si conoscono, che si vogliono bene, che lavorano assieme nel nome del Signore, che sono amici»: se da sempre considero questa definizione di Vittorio Bachelet la più adatta a raccontare l’essenza della nostra associazione, se devo all’AC l’aver imparato il valore delle relazioni, le regole della democrazia e a fare le cose insieme, è anche grazie all’esperienza vissuta nella presidenza diocesana guidata da Gigi Russo dal 1989 al 1992; in quel gruppo c’ero anch’io, vent’anni ancora da compiere, nel ruolo di responsabile diocesana dell’ACR.

Una scuola di comunione e di partecipazione. Con Gigi ci conoscevamo già, non solo perché nel triennio precedente era stato il vicepresidente del Settore Adulti, ma in primo luogo perché era il papà dei miei amici Francesco e Rosy e in quella veste già lo avevo visto genitore attivo nelle discussioni al Petrarca e tra i padri che si erano resi disponibili ad accompagnarci al convegno regionale del Movimento Studenti che da poco era nato anche a Trieste. Terminata l’esperienza in presidenza lo avrei ritrovato assieme a Renata genitore partecipe ed attivo di un meraviglioso gruppo di ragazze e ragazzi dell’ACR che con Davide seguivamo nella parrocchia Immacolato Cuore di Maria e di cui faceva parte Matteo. E quando dico partecipe ed attivo non mi riferisco solo al contributo sul piano associativo ed educativo, ma anche alla capacità di mettersi in gioco nelle Cacce al Tesoro che organizzavamo durante la Giornata delle Famiglie in programma a metà camposcuola estivo e di tessere relazioni con gli altri genitori. L’ultima occasione associativa, lo scorso 3 febbraio, un incontro del Gruppo Carretto, che frequentava con regolarità, dove ero stata invitata ad animare un appuntamento.

Ma torniamo al 1989, non solo anno di svolta a livello internazionale ma anche di nuovo impulso per la nostra associazione, che con la guida di Gigi ha dato corpo e concretezza all’unitarietà (fisso l’incontro della Presidenza ogni lunedì sera), incentivato la formazione (in quel triennio inaugurammo i campi di formazione per educatori ed educatrici, dove Gigi non mancava mai di portare il suo contributo) e un dialogo virtuoso tra i settori e le articolazioni (anche grazie alla qualità delle relazioni), ma soprattutto è stata presente nel dibattito pubblico e nella vita della città. Ricordo le telefonate di Gigi all’ora di pranzo sul telefono fisso di casa (non c’erano i cellulari e neanche le mail) per leggere ad ogni membro della presidenza la bozza di comunicato stampa che aveva preparato su questo o quel tema: imparammo così che ognuno e ognuna di noi, anche i più giovani come me, era importante e aveva all’interno dell’esecutivo la stessa dignità, e che per cambiare il mondo bisognava esserci, uscire dal tempio, dalla comfort zone degli oratori, e avere il coraggio della testimonianza, che poi si traduceva anche in iniziative come le Marce della Pace, condotte dal vescovo Lorenzo e quest’anno felicemente riprese, o la sensibilizzazione in occasione delle Giornate per la Vita.

Grazie, Gigi, per il pezzo di strada fatto insieme e per averci costantemente ricordato che «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo».

Fabiana Martini

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