“Custodire l’umano. La tenerezza che illumina il buio”

L’incontro dei volontari e degli operatori Caritas con il Vescovo in occasione della Quaresima: un tempo di sosta e riflessione sull’umanità

“In un tempo segnato da conflitti e paure, desideriamo riscoprire che l’altro non è un estraneo, ma parte della nostra stessa umanità”. Con questo auspicio si è svolto un incontro di preghiera, riflessione e condivisione per volontari e operatori Caritas, nella Parrocchia di Madonna del Mare, giovedì 12 marzo scorso.

È stato il Direttore della Caritas diocesana, padre Giovanni La Manna, a dare inizio all’incontro, notando che molto spesso 

«di fronte al carico di sofferenza di altre persone con cui veniamo in contatto, tendiamo a difenderci, evitando di dare un aiuto. È difficile restare con il cuore in mano. Occorre perciò pregare perché ciò non accada e ricordarci che la tenerezza illumina il buio».

Sono stati quindi letti, da parte di alcuni volontari e operatori, alcuni brani significativi di autori internazionali:

“L’amore è la cosa migliore che ci sia dato di conoscere in questa vita, ma va sostenuto da uno sforzo di volontà”

(Dorothy Day)

“Siamo fatti per dire al mondo che non esistono estranei… Apparteniamo tutti a questa famiglia, la famiglia umana” 

(Desmond Tutu)

“Se noi immaginiamo che l’umanità sia un unico corpo, allora ogni ferita inferta a un altro è una ferita inferta a noi stessi…”

(Tiziano Terzani)

Come testo del Vangelo è stato scelto Matteo 25, 31-40: “… ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”.   

Il Vescovo, monsignor Enrico Trevisi, ha esordito ricordando che 

«siamo tutti temporaneamente abili, come bene ha descritto Paolo Marino Cattorini nel suo libro “Il Dio disabile. Una teologia della vulnerabilità”. Gesù crocifisso con le sue ferite è un ‘Dio disabile’. Qui c’è l’identificazione di Dio con la sofferenza umana, una visione di un Dio che condivide la debolezza e la vulnerabilità”.

«Ognuno può prendere per mano qualcuno, creare relazioni per restare vicini l’uno all’altro» ha continuato il vescovo «la più brutta malattia è la solitudine e l’aiuto umano non può essere sostituito da robot creati dall’intelligenza artificiale. Ora, con l’intelligenza artificiale, si bombardano scuole e si colpiscono bambini. Occorre custodire l’umano che è in noi, guardando all’amore di Dio, alla presenza di Dio nel povero, nel disabile, nel fragile».

Al termine dell’incontro, i partecipanti (una cinquantina di persone) sono stati invitati a riflettere e scrivere su un foglio: “Cosa faccio, concretamente, per essere umano nelle mie giornate?”. E ancora: “Cosa chiedo al Signore perché possiamo, insieme, restare umani?”  Poi, a turno, ciascuno ha depositato in un cesto il foglio con le proprie riflessioni. 

La serata si è conclusa con la proiezione di un video che ha colto i momenti più significativi dell’attività svolta da volontari e operatori Caritas nel 2025.

Raffaello Maggian

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