Insieme all’arte verso la Pasqua

Nel tempo di Quaresima, si fa compagna di cammino anche l'arte: linguaggio che attraverso la luce e i colori racconta il Mistero e lo rende accessibile - 5

Avvicinarsi alla storia della Salvezza attraverso la pittura e l’arte in generale ha un sapore antico. Già le prime chiese rupestri, delle quali in varie parti d’Italia resta un’ampia testimonianza, erano, di fatto, veri e propri “libri” di catechesi che narravano – e continuano a narrare ancora oggi – episodi biblici, pagine del Vangelo, vita degli Apostoli e dei Santi che nei secoli hanno testimoniato con la vita la fede in Cristo e dai quali, anche chi non era istruito è stato toccato. La Quaresima è anche un tempo in cui provare a ricavare degli spazi franchi da impegni e attività per sostare in contemplazione del Mistero Pasquale. Due insegnanti di storia dell’arte ci aiuteranno in questo percorso alla scoperta dei tesori dell’arte che tanto hanno da comunicare alla nostra vita di cristiani in cammino.

 

“Resurrezione di Lazzaro” di Sebastiano del Piombo · cm 381 x 290, olio su tela, Londra, National gallery

 

Resurrezione di Lazzaro

 

Alla National Gallery di Londra si conserva un grande dipinto ad olio (su tavola, trasportato su tela), datato tra il 1516 e il 1519 e firmato “Sebastianus venetus faciebat”, opera dunque  di Sebastiano del Piombo. Sebastiano Luciani era così nominato per l’incarico conferitogli dal Papa di piombatore pontificio, cioè colui che sigillava con il piombo le bolle e i documenti Ecclesiastici.

Questo artista ci dà della “Resurrezione di Lazzaro” un’interpretazione davvero dinamica e potente, mettendoci di fronte non una mummia fasciata o una figura esanime e pallida che ancora sta riemergendo dal sepolcro, ma

un uomo vigoroso, a cui altri stanno sciogliendo,le bende, come Cristo ha appena ordinato. Da quelle fasce lui stesso tenta di liberarsi, mentre il suo sguardo è totalmente preso da quello di Gesù, l’Amico che per lui si è appena commosso fino alle lacrime e con gesto dolce ma deciso gli ha ordinato di uscire. 

Gli studiosi ipotizzano (a cominciare già dal Vasari) che l’artista si sia avvalso per quest’opera e per la figura di Lazzaro in particolare, dell’aiuto di disegni preparatori fornitigli da Michelangelo, del quale era molto amico. L’influsso michelangiolesco si nota anche nei movimenti “contrapposti” dei personaggi e nella plasticità delle figure che paiono scolpite.

La delicatezza del viso del Cristo però ci rammenta anche la dolcezza dei volti di Raffaello, come nel suo Gesù della Trasfigurazione : proprio quell’opera fu commissionata dallo stesso committente della nostra tavola , il cardinale Giulio de’ Medici, che volle porre i due pittori in competizione. 

Troviamo dunque nel nostro artista una fusione della lezione di Raffaello con quella di Michelangelo,  innestata però sulla sua originaria formazione,  che era debitrice a Giovanni  Bellini e al Giorgione. Si deve riferire all’ascendente di Giorgione e dei veneti lo splendido paesaggio che fa da sfondo a questo importante miracolo e nel quale riconosciamo un ponte ad ampi archi sopra un fiume, alberi,  palazzi e rovine.  Inoltre, leggiamo l’apprendistato veneto anche nei colori cantanti delle vesti (il giallo del vestito di Marta, inginocchiata davanti a Gesù, il rosso del mantello gettato sulla spalla di Maria, che con le mani in avanti pare difendersi dall’apparizione del fratello, il rosa sfumato della tunica del Cristo stesso).

Marta e Maria, sorelle del miracolato, sono in effetti protagoniste importanti di questo momento e sono chiamate, come noi, a riconoscere la verità di quelle parole del Maestro. “… chiunque vive  e crede in me, non morrà in eterno”. 

Come scriveva lo Storico dell’Arte Federico Zeri, “Lo smarrimento e l’angoscia dell’animo umano di fronte ai misteri religiosi è la forma entro la quale si muove la ricerca di Sebastiano Luciani, nell’ambito di una riscoperta dimensione sacrale dell’arte. Il tema religioso è quindi visto dall’artista in funzione umanamente drammatica”.

Credo che proprio questo

guardare al Mistero di Cristo senza dimenticare o trascurare nulla della nostra travagliata umanità, possa essere oggi  per noi la cifra del rapporto con Dio, nel tempo inquieto che ci è dato da vivere. 

Marina Gobbato

 

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