Sotto sotto la terra è buona… riparare con tempo e pazienza

A Valmaura, don Marco Pozza, parroco del carcere “Due Palazzi” di Padova: una narrazione coinvolgente di una conversione possibile. Anche in carcere

Dal 2019 per la quarta volta ospite nella Parrocchia Beata Vergine Addolorata di Valmaura lunedì 16 marzo, don Marco Pozza, sacerdote e scrittore (“Il miele e le cipolle”, San Paolo Edizioni, 2026, la sua recentissima fatica letteraria), parroco del carcere “Due Palazzi” di Padova, è stato protagonista dell’incontro intitolato “La conversione del cuore. Un cammino di speranza dentro e fuori le mura”, portando con sé la sua storia insieme ad altri racconti e incontri del suo percorso umano e professionale. Filo conduttore della serata è stata la figura sempre attuale di San Francesco, di cui quest’anno ricorre l’ottavo centenario della morte, e la sua trasformazione interiore, il suo cambiamento di vita diventato patrimonio mondiale dell’umanità, anche al di fuori delle dinamiche cristiane. 

La narrazione di don Pozza si è focalizzata in particolare su uno degli episodi più celebri della biografia del Poverello di Assisi tratto dal capitolo XXI dei “Fioretti”: l’incontro con il lupo di Gubbio, che simboleggia non solo la riconciliazione tra l’uomo e la natura, ma soprattutto la conversione dei cuori feroci. Ed è appunto su questa similitudine tra le belve e i lupi (società e carcerati), sempre spaventosi per la gente, che don Marco ha costruito un’esposizione narrativa coinvolgente, emozionante, e commovente che ha reso attenti e partecipi tutti i numerosissimi presenti.

 

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“Frate lupo”, reso infine mansueto da San Francesco grazie ad un patto di pace, è stato trasformato dalle parole sapienti del teologo vicentino nei volti di chi abita nelle celle e che, con tanto tempo e pazienza, può essere “riparato”, perché, come diceva il suo caro nonno curando l’orto dalle erbacce, «sotto sotto la terra è buona».

Il carcere nell’immaginario collettivo è visto come una fognatura, ma dentro vi possono essere anche delle perle e «la perla nel letame non si scioglie. Si sporca, ma rimane perla». Recuperare la purezza originale è possibile, ma solo passando attraverso il cuore, perché «le persone sono più grandi del male che hanno fatto e non sono il loro reato». Tra citazioni e aneddoti – da don Giovanni Bosco a Václav Havel, da Giovanni Falcone a Oscar Wilde, dagli sconfitti di Iliade e Odissea fino ad arrivare a John Fitzgerald Kennedy junior – don Pozza ha dato rappresentazione a storie di reclusione, sofferenza umana, perdita della libertà, ma anche di speranza e riscatto, concretizzandole attraverso due testimonianze emblematiche e drammatiche di presa di consapevolezza, prima, e rinascita, poi. Quella di Carlo, “un lupo della società”, ex detenuto del carcere di Padova, con venti anni di galera alle spalle, ora libero cittadino, e quella di Marina, esempio di grande dignità, moglie di Mauro, anche lui recluso nella casa circondariale patavina. 

L’incontro si è concluso con una preghiera comunitaria «per tutti quelli che sono in carcere perché scontano una pena giusta in modo giusto, affinché possano rendersi conto del male fatto e convertire la strada».

Virna Balanzin

 

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