La storia meravigliosa del popolo di Dio, Israele, è narrata continuamente nella Scrittura. E
occorre ininterrottamente mettersi in ascolto perché la colpa più grave è perdere la memoria: dimenticare (rimozione dalla mente) e scordare (rimozione dal cuore) quanto Dio ha compiuto per il suo popolo.
Nel Salmo 105 (104) si inizia con il rendere grazie al Signore, si invita a proclamare le sue opere tra i popoli: è tutto un inneggiare alle meraviglie di Dio. Mi domando se anche noi abbiamo gli stessi sentimenti oppure se ci lasciamo andare a depressioni, all’angoscia per queste terribili guerre che non terminano mai.
E invece il Salmo ci porta a dire: “Lui è il Signore, il nostro Dio” (v. 7). Quanto ci fa bene dire “nostro”: ci fa sentire tutti dentro una storia comune, dentro la medesima custodia. Il medesimo disegno di salvezza. È un Dio che parla, che promette, che salva. E si rivolge a noi, piccolo gregge, dentro un mondo che è preso dalla follia della guerra.
La storia di Israele non ci consente una visione ingenua: nel Salmo si fa riferimento alla schiavitù in Egitto, di come il male e il peccato entrano tra i fratelli (Giuseppe è venduto come schiavo, v. 17): ma poi Dio sa trarre il bene anche dal male!
E così attraverso Mosè e Aronne si adempie la promessa fatta ad Abramo (v. 42): c’è un futuro pieno di speranza! C’è una terra promessa! C’è un disegno di Dio da scoprire, anche se le infedeltà e le colpe di Israele sono sempre in agguato.
Il cammino è faticoso: il deserto dice che la vita non è facile nonostante i prodigi del Signore (ma sappiamo riconoscerli?). “Presto dimenticarono le sue opere, non ebbero fiducia del suo progetto” (Salmo 106 (105), 13). Dimenticare, scordare, rimuovere dalla mente e dal cuore: questo è il peccato di ieri e di oggi. “Dimenticarono Dio che li aveva salvati, che aveva operato in Egitto cose grandi, meraviglie nella terra di Cam” (v. 21-22).
Ma Dio ha fatto ben altre meraviglie: ci ha dato suo Figlio.
La Pasqua che abbiamo davanti sia il nostro incontro con l’inesauribile sorgente dell’amore di Dio. Siano questi giorni di memoria viva del mistero di amore che porta il Padre a darci il suo Figlio: per amore nostro va in croce! E per mezzo dello Spirito ora siamo immessi nella vita di Dio, del suo amore che vivifica questo mondo arido.
E di nuovo il deserto fiorisce: anche dentro queste nostre terre può di nuovo scorrere la linfa del Vangelo, la buona notizia che spalanca alla speranza. Anche noi possiamo dissetarci a quella sorgente di acqua viva, e sfamarci di quel pane disceso dal cielo, che ci consentono l’audacia di essere Chiesa.
Non fermeremo le guerre ma ridaremo fiato ai nostri ragazzi, ridaremo gioia e motivazioni ai giovani, guarendoli da ansie importune.
La vita riacquisterà densità, pregnanza, valore. Ecco la domanda importante: siamo capaci di raccontare le meraviglie del Signore ai nostri ragazzi, alle giovani famiglie o siamo diventati smemorati, muti, confusi?
“Dimenticarono”, rifiutarono e non credettero”, “mormorarono e non credettero” (v. 21.24.25) sono gli atteggiamenti di Israele e anche i nostri. E così si susseguono angoscianti narrazioni di prepotenza, di armi da sfoggiare, di vittime innocenti da sacrificare. Alle nuove generazioni sappiamo offrire svaghi spensierati, ripiegamenti individualistici, dove non c’è tempo per Dio e per l’incontro con il suo amore. E poi scadiamo nella sequela delle lamentazioni e delle mormorazioni esattamente come ai tempi di Mosè.
E invece Dio viene, ancora. Ci dona suo Figlio e poi lo Spirito Santo.
Non sciupiamo l’occasione di questi nostri giorni. Osiamo raccontare la speranza che viene dall’amore di Dio. Viviamo in famiglia e in parrocchia la gioia del ritrovarci insieme a ridare significato alla vita per mezzo delle meraviglie che Dio ancora opera in mezzo a noi. E camminiamo incontro ai poveri e ai malati perché il Vangelo è per tutti e il Signore li guarda con amore preferenziale. Sia quelli vicino a noi, sia quelli che sono piagati dalle violenze folli. Ma Dio ha un altro progetto. E noi ne siamo partecipi.
Buona Pasqua,
✠ Enrico Trevisi
Vescovo di Trieste

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