Camminando “in versi” verso la Pasqua

Nel tempo di Quaresima, facciamo parlare anche la poesia: linguaggio che sa rendere visibile ciò che ai più è impercettibile - 7

La Quaresima è un tempo di attesa, di ascolto della Parola e di digiuno. Un cammino da fare assieme che attraversa la passione, la morte e la resurrezione del Signore. Un tempo lungo, durante il quale possiamo prepararci ad accogliere il mistero del Dio che si è fatto uomo e che è morto e risorto per la nostra salvezza. Un vero e proprio mistero da accogliere con fede. Una di quelle cose della vita che non sempre riusciamo a comprendere con la razionalità e forse non troviamo neanche le parole adeguate ad esprimerla.

Per queste ragioni abbiamo pensato di farci accompagnare dai versi di alcuni poeti. Papa Francesco li definiva «occhi che guardano e che sognano», «voce delle inquietudini umane» e «coloro che plasmano la nostra immaginazione». Lasciamoci quindi abitare, in questo tempo così denso, anche dalle parole poetiche che, in tempi e modi diversi, hanno saputo cogliere e dar voce ai desideri e alle inquietudini che abitano il cuore umano quando incontrano Dio. Come scriveva papa Francesco: “La parola della poesia raccoglie gli inquieti desideri che abitano il cuore dell’uomo, perché non si raffreddino e non si spengano. Questa opera permette allo Spirito di agire, di creare armonia dentro le tensioni e le contraddizioni della vita umana, di tenere acceso il fuoco delle passioni buone e di contribuire alla crescita della bellezza in tutte le sue forme”. 

 

L’Ulivo Benedetto

 

Oh, i bei rami d’ulivo!

Chi ne vuole?

Son benedetti, li ha baciati il sole.

In queste foglioline tenerelle

vi son scritte tante cose belle.

Sull’uscio, alla finestra, accanto al letto

Mettete l’ulivo benedetto!

Come la luce e le stelle serene:

un po’ di pace ci fa tanto bene.

 

(Giovanni Pascoli)

 

Giovanni Pascoli (Foto Collections – GetArchive)

 

 

Giovanni Pascoli nasce, quarto di dieci figli, in una famiglia benestante a San Mauro di Romagna nel 1855 e muore a Bologna nel 1912. È stato un insegnante di latino e greco, un poeta e un critico letterario italiano. Una delle personalità più importanti del panorama letterario di fine Ottocento.
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