Lì dove la vita si fa fragile, accade Cristo

Don Eugenio Nembrini, dei Quadratini: "Amare Cristo che è dentro quella malattia, dentro quella circostanza. Questo cambia tutto".

Ci sono persone che, quando parlano, non ti consegnano un discorso: ti consegnano sé stesse. Don Eugenio Nembrini è così. Non costruisce argomentazioni, non cerca effetti speciali, non si mette in scena. Semplicemente racconta ciò che vive, e proprio per questo ciò che dice arriva con una forza che non si può simulare. È la forza della verità quando passa da una vita ferita, attraversata, riconciliata.

Sacerdote ed educatore, da anni impegnato nell’accompagnamento dei giovani e delle famiglie,

la sua vita è diventata una testimonianza di fede concreta. Oggi segue i malati, su invito del Vescovo di Bergamo, con uno stile di vicinanza semplice e profondamente umano.

Questa impressione è stata evidente anche sabato 21 marzo, nella chiesa di Gesù Divino Operaio, dove la comunità si è ritrovata per la Santa Messa e, a seguire, per l’incontro dal titolo Custodire l’umano nella fragilità: cura, compagnia, speranza. Un cammino condiviso”.
Oltre alle persone presenti in chiesa, erano collegati via Zoom i “Quadratini” da tutta Italia,

persone malate, anche gravemente, che seguono la Santa Messa, quotidianamente, via Zoom (da qui il nome “Quadratini”, dai riquadri sullo schermo) alcuni dalle loro case, altri persino dal letto d’ospedale: un segno discreto ma potente di come la fragilità possa diventare comunione.

L’incontro è stato pensato e organizzato a partire dalla lettera pastorale del Vescovo, “Ha cura di voi”, che ci invita a prendere sul serio la fragilità come parte viva del cammino cristiano.

Fin dalle prime parole, don Eugenio ha ricordato qualcosa che spesso dimentichiamo:

«Io sono, al tempo stesso, la cosa più fragile e la cosa più preziosa agli occhi di Dio».

È un’affermazione che spiazza, perché ci costringe a guardare la nostra vita senza filtri. La fragilità non è un incidente, non è un difetto da correggere: è il luogo in cui Dio ci raggiunge. E se accetto questa piccolezza, allora posso accogliere anche la circostanza concreta in cui vivo. Perché — ha ricordato — il Verbo si è fatto carne, cioè visibile, incontrabile, dentro la storia reale, non in un’idea.

.

Per questo, dice Nembrini, «Dio rimane nella storia attraverso la nostra povertà». Non attraverso la nostra efficienza, non attraverso le nostre prestazioni, ma attraverso ciò che ci manca. È lì che si apre lo spazio per un Altro. «All’origine di ogni nostra azione» ha insistito «c’è un desiderio di felicità.

Tutta la nostra umanità urla questo bene. Ma da soli non ce la facciamo. Occorre che accada Lui, Cristo. Eppure, quando la vita si fa dura, quando arrivano le situazioni che sembrano contraddire questo desiderio, siamo tentati di dire che la vita è una fregatura. È la tentazione di tutti».

Ma proprio lì, nella fatica, nella paura, può accadere qualcosa di sorprendente: chi è in grado di cambiare la paura in pace? Se siamo sinceri, non siamo noi. Eppure, nella circostanza concreta — anche la più tosta — c’è qualcosa che misteriosamente “c’entra” con il nostro desiderio di felicità. Ma questo lo capisci solo se intercetti uno sguardo diverso, lo sguardo di Cristo. Perché senza questo sguardo, come fai a capire che sei prezioso?

È qui che la testimonianza di don Eugenio diventa luminosa. Non perché idealizzi la sofferenza — anzi, lo dice con chiarezza:

«La malattia è un casino, non la ami. Ma puoi amare Cristo che è dentro quella malattia, dentro quella circostanza. E questo cambia tutto. Non toglie il dolore, ma lo trasfigura».

La malattia, quando è tosta, ti mette a nudo. Ti rende essenziale. Ti costringe ad andare alla radice di ciò che conta davvero. E così può diventare — paradossalmente — un’esplosione di vita. Perché tutto ciò che è superfluo cade e rimane solo ciò che è vero.

Ed è qui che Nembrini ha portato alcuni esempi che hanno fatto vibrare la chiesa.
Come quello di Laura, una mamma che, poco prima di morire, confidava di avere due desideri: «abbracciare Gesù» e che, quando Lui fosse venuto, la «trovasse viva». Che meraviglia, che pace, che letizia. Come quell’amico che, dopo cinque Messe, diceva: «Non condivido una parola… e nell’altra stanza c’è il mio amore che sta morendo. Ma qui c’è qualcosa che mi attrae, un’attrattiva che non so spiegare». Ancora come suor Chiara, che prima di morire ripeteva: «Ho bisogno di Cristo. Non domani, non dopo. Ora: in questo istante». E tanti altri volti, altre storie, altre ferite che diventano luogo di incontro.

«Ma quando ci alziamo la mattina» ha provocato «abbiamo questo sguardo? Desideriamo che accada Gesù ora, adesso?». È una domanda semplice e radicale, che non lascia scampo.

In questo cammino, il volto di un amico può diventare il riflesso del volto di Gesù: «Non sei tu che mi abbracci» dice Nembrini «è Gesù che mi abbraccia attraverso di te. È la compagnia cristiana nella sua forma più pura: una presenza che sostiene, che custodisce, che rende possibile vivere».

E proprio alla fine dell’incontro, questa verità ha preso un volto concreto: Rosa, collegata da casa, e Corallina e Alfredo, che hanno parlato dal loro letto d’ospedale, hanno condiviso poche parole semplici e luminose. Non erano interventi preparati, non erano discorsi: erano vite ferite che diventano testimonianza, erano la conferma che Cristo può essere incontrato anche — e forse soprattutto — lì dove la fragilità sembra avere l’ultima parola.

.

A chiudere l’incontro è stato monsignor Enrico Trevisi, che ha raccolto tutto con una semplicità disarmante: «Nella fragilità c’è il Mistero di Dio. Dio ci ama nella fragilità». E ha aggiunto un richiamo prezioso: l’importanza dei ministri straordinari della Comunione. «Perché» ha detto «incontrino Cristo nei fragili e, nello stesso tempo, portino Cristo ai fragili. Che scambio miracoloso».

E così, ancora una volta, è apparso chiaro che

l’ultima parola non è la malattia, e neanche la morte. L’ultima parola è una Presenza che non viene meno.

Igor Pellegatta

 

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato, ti invitiamo a iscriverti al nostro canale Whatsapp cliccando qui
12min78
657088232_17948742777135356_3338467386853838644_n
656274799_17948742768135356_8390105826502336846_n
656210327_17948742663135356_6773839894833776227_n
657537423_17948742624135356_5439514730434538439_n
d6a46c34-e435-4438-9a45-6c0ff3840a6a
ccbd4edf-a2c9-4ef1-b87f-f2fbdcf420d3(1)
8eb52b4e-7602-4cc4-9231-d1c08889dcf1
8cae25b0-ae1c-418f-af23-3fbb5b2fca6a
6defce67-8f4a-40be-a1d6-2b6797dfe1f4
5add7acc-3829-40bf-b3b4-1921db12081a


Chi siamo

Portale di informazione online della Diocesi di Trieste

Iscr. al Registro della Stampa del Tribunale di Trieste
n.4/2022-3500/2022 V.G. dd.19.10.2022

Diocesi di Trieste iscritta al ROC nr. 39777


CONTATTI