Paura come dono, non limite ma risorsa di crescita personale

Molto partecipato l’incontro a Valmaura con il dottor Salvo Noè, psicologo e psicoterapeuta: “Serve imparare a leggere le nostre emozioni in modo nuovo”.

Il dottor Salvo Noè – psicologo e psicoterapeuta, mediatore familiare e docente di psicologia, nonché esperto di processi formativi, spesso citato come il “cardiologo della mente” perché lavora con il cuore – è stato invitato alla Parrocchia Beata Vergine Addolorata di Valmaura nella serata di venerdì 20 marzo per l’appuntamento pubblico “La paura come dono” (dal titolo del suo libro del 2023 scritto in dialogo con Papa Francesco). Noè è un volto noto televisivo, soprattutto per la sua rubrica del giovedì su Rai 1 nel programma “Unomattina”, ma per chi ancora non lo conoscesse merita analizzare più approfonditamente la sua personalità, umanamente e professionalmente molto ricca e sfaccettata.

Di origine siciliana – e precisamente nativo di Catania – una terra che per sua ammissione porta profondamente dentro di sé per la sua ricchezza umana, culturale, spirituale, proviene da una famiglia che ha avuto un ruolo importante nel suo percorso trasmettendogli valori fondamentali come il rispetto della persona, il senso della solidarietà e l’attenzione per le fragilità umane. Fin da giovane ha poi sentito una forte attrazione per le domande profonde dell’esistenza e per la comprensione dell’animo umano, elementi questi che hanno orientato la sua scelta verso gli studi psicologici. Il suo percorso formativo, infatti, si è sviluppato nel campo della psicologia e della psicoterapia, accompagnato da un costante interesse per la dimensione antropologica e spirituale della persona. 

Con la convinzione che mente, emozioni, relazioni e spiritualità non possano essere separate il dottor Noè è sempre stato attento a cercare di integrare lo studio scientifico della psiche con una visione più ampia dell’essere umano. “La mente non vive separata dalla vita” ha sempre affermato

“perché ogni ferita psicologica è anche una domanda di senso, dove la crescita personale non consiste nel cambiare gli altri, ma nel cambiare lo sguardo con cui guardiamo la vita”.

 Nel suo cammino personale e professionale elemento determinante è stata, ed è, la fede intesa non come sovrapposizione alla psicologia, ma come dimensione che aiuta a cogliere la profondità della persona umana. Nel suo lavoro, in effetti, ha continuamente cercato di mantenere uno sguardo integrale sull’uomo, capace di riconoscere il livello psicologico, ma anche quello spirituale e di senso. 

Affiancando, nel corso degli anni, all’attività clinica un intenso lavoro di divulgazione ha tenuto numerosi corsi, conferenze ed incontri dedicati alla crescita personale e al benessere psicologico, provando a rendere accessibili ai più temi complessi della psicologia. Ha anche pubblicato diversi libri, nei quali ha provato a offrire strumenti concreti per comprendere meglio se stessi, le relazioni e le dinamiche interiori che spesso generano sofferenza, ma anche possibilità di trasformazione. In particolare ricordiamo il testo – di gran diffusione essendo giunto a ben 21 traduzioni nel mondo – “Vietato lamentarsi”, che reca la prefazione di Papa Francesco e che invita le persone a cambiare prospettiva davanti agli ostacoli della vita, perché la lamentela non risolve i problemi: li alimenta

La responsabilità personale, invece, rappresenta l’inizio di ogni mutamento. La presenza in TV gli ha dato l’opportunità di esporre alcuni temi psicologici a un pubblico più ampio. “Ho sempre considerato questa esperienza” ha detto

“non come una forma di visibilità personale ma come un’occasione per diffondere una cultura della consapevolezza, del dialogo e della cura della persona”.

Unico e significativo, poi, per lui l’incontro, e il conseguente dialogo, con Papa Francesco, con cui ha condiviso una grande attenzione alla persona concreta, alle fragilità dell’uomo contemporaneo e alla necessità di costruire ponti tra la realtà spirituale e quella umana. Lo sguardo pastorale ma profondamente naturale del Pontefice, venuto a mancare, purtroppo, nell’aprile del 2025, ha rappresentato un punto di riferimento per il dottor Noè anche nel suo modo di pensare e ripensare il rapporto tra psicologia e vita. 

L’evento svoltosi nella nostra città è stato dedicato ad un tema molto attuale: la paura. Partendo dal richiamo al volume, redatto appunto in collaborazione con Papa Francesco durante il tempo difficile della pandemia, e nato proprio dal desiderio di cambiare l’atteggiamento con cui spesso guardiamo questa emozione, Noè ha spiegato ai molti e molto interessati presenti che

“siamo abituati a considerare la paura solo come un limite o un ostacolo da eliminare, ma in realtà essa è una sensazione intensa fondamentale della vita umana e può diventare una preziosa alleata quando impariamo ad ascoltarla e comprenderla; può aiutarci infatti a conoscerci meglio, a proteggerci e, in tanti casi, a compiere passi rilevanti nella nostra crescita personale”.

“La paura non è sempre un nemico” ha aggiunto “ma spesso diventa una bussola che ci indica dove possiamo crescere”. 

Obiettivo dell’incontro è stato proprio quello di offrire una lettura diversa della paura, trasformandola da limite in risorsa. “Viviamo in un tempo in cui molte persone sono attraversate da inquietudini profonde e da un senso diffuso di fragilità” ha sostenuto il dottor Noè “e proprio per questo diventa essenziale imparare a leggere le nostre emozioni in modo nuovo”. Specificando inoltre che “quando comprendiamo la nostra paura, allora smettiamo di combatterla e iniziamo a trasformarla”. Comprendere la paura significa, in fondo, imparare ad ascoltare qualcosa di importante che accade dentro di noi, perché sovente proprio da ciò che temiamo può nascere una coscienza rinnovata e una nuova forza interiore. Proseguendo il suo lavoro di psicoterapeuta ed affiancandolo ad appuntamenti pubblici, conferenze e attività di divulgazione, anche editoriale e formativa, uno dei propositi principali di Salvo Noè rimane quello di aiutare le persone a riscoprire i loro strumenti reconditi che spesso rimangono appunto nascosti sotto paure, ferite e difficoltà della vita, perché 

“per ogni persona esistono risorse straordinarie: il compito della psicologia è aiutare a scoprirle”.

Virna Balanzin

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