Camminando “in versi” verso la Pasqua

Nel tempo di Quaresima, facciamo parlare anche la poesia: linguaggio che sa rendere visibile ciò che ai più è impercettibile - 9

La Quaresima è un tempo di attesa, di ascolto della Parola e di digiuno. Un cammino da fare assieme che attraversa la passione, la morte e la resurrezione del Signore. Un tempo lungo, durante il quale possiamo prepararci ad accogliere il mistero del Dio che si è fatto uomo e che è morto e risorto per la nostra salvezza. Un vero e proprio mistero da accogliere con fede. Una di quelle cose della vita che non sempre riusciamo a comprendere con la razionalità e forse non troviamo neanche le parole adeguate ad esprimerla.

Per queste ragioni abbiamo pensato di farci accompagnare dai versi di alcuni poeti. Papa Francesco li definiva «occhi che guardano e che sognano», «voce delle inquietudini umane» e «coloro che plasmano la nostra immaginazione». Lasciamoci quindi abitare, in questo tempo così denso, anche dalle parole poetiche che, in tempi e modi diversi, hanno saputo cogliere e dar voce ai desideri e alle inquietudini che abitano il cuore umano quando incontrano Dio. Come scriveva papa Francesco: “La parola della poesia raccoglie gli inquieti desideri che abitano il cuore dell’uomo, perché non si raffreddino e non si spengano. Questa opera permette allo Spirito di agire, di creare armonia dentro le tensioni e le contraddizioni della vita umana, di tenere acceso il fuoco delle passioni buone e di contribuire alla crescita della bellezza in tutte le sue forme”. 

 

Venerdì Santo

 

Nulla, credi, è più dolce per i nostri

occhi di questo giorno senza sole,

con i monti velati di viole

perché la primavera non si mostri:

Venerdì Santo! E ieri sera tu

ti rimendavi quest’abito, tutto

grigio, un abito come a mezzo lutto

per la morte del povero Gesù.

Traevi dalla tua cassa di noce

qualche grigio merletto secolare:

così vestita, accoglierà l’altare

la buona amante con le mani in croce…

Prega per me, prega per te, pel nostro amore,

per nostra cristiana tenerezza,

per la casa malata di tristezza,

e per il grigio Venerdì che muore:

Venerdì Santo, entrato in agonia,

non ha la sua campana che lo pianga

come un mendico, cui nulla rimanga,

rassegnato si muore sulla via.

Prega, e ricorda nella tua preghiera

tutte le cose che ci lasceranno:

anche il ramo d’olivo che l’altr’anno

ci donò, per la Pasqua, Primavera.

Quante volte l’olivo benedetto

vide noi moribondi nel piacere,

e vide le nostre due anime, in nere

vesti, per noi pregare a capo al letto!

E pregavamo, come se morisse

qualcuno: un poco, sempre, morivamo:

Ma sempre sull’aurora nuova, il ramo

d’olivo i lieti amanti benedisse!

Ora col nuovo tu lo cambierai:

anche devi pregare per gli specchi

velati, per i libri, per i vecchi

abiti che tu più non vestirai.

È sera: un riso labile si perde

sulle tue labbra, mentre t’inginocchi:

io guardo, dietro la veletta, gli occhi

due perle nere in una rete verde.

(Fausto Maria Martini)

 

Foto tratta da Wikipedia (Pubblico dominio)

 

Fausto Maria Martini nasce a Roma nel 1886 e qui muore nel 1931. È stato un poeta, un drammaturgo e un critico letterario. Ha lavorato come critico teatrale per diversi giornali affiancando l’attività di commediografo. Fa l’esperienza della Grande guerra durante la quale viene ferito gravemente e ai gravi problemi fisici si aggiunge una forma depressiva che non gli impedisce di riprendere l'attività giornalistica, né quella letteraria.
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