Pasqua, la speranza che attraversa la storia

Non soltanto una ricorrenza liturgica, ma uno dei grandi racconti che hanno contribuito a plasmare l'immaginario dell'Occidente

In un tempo segnato da guerre, tensioni internazionali e fragilità sociali, la parola “speranza” sembra spesso difficile da pronunciare. Eppure, proprio in questo scenario, la Pasqua ritorna ogni anno come orizzonte di speranza: per la fede e per la storia culturale dell’Europa.

La Pasqua, infatti, non è soltanto una ricorrenza liturgica. È uno dei grandi racconti che hanno contribuito a plasmare l’immaginario dell’Occidente.

Il cuore della festa cristiana – il passaggio dalla morte alla vita del Signore e nostro – ha attraversato i secoli, diventando simbolo universale di rinascita e di speranza. Così, la fede ha contribuito a cambiare le prospettive anche culturali su Dio e sull’uomo.

Ma andiamo per ordine.

Il significato della parola è palese: “pasqua” deriva dall’ebraico pesach, che significa “passaggio”. Nella tradizione biblica indica il passaggio dell’angelo sterminatore e la liberazione del popolo d’Israele dalla schiavitù d’Egitto. La Pasqua cristiana si sovrappone temporalmente alla Pasqua ebraica e nello stesso tempo ne approfondisce la portata: il passaggio che si compie nella vicenda di Gesù non è la conclusione di una storia, ma l’inizio di una prospettiva nuova.

Questo evento – come tutta la storia di Gesù di Nazaret, il Figlio di Dio – ha lasciato tracce profonde anche nel pensiero.

Fin dai primi secoli, infatti, il racconto della Passione e della Risurrezione ha ispirato artisti, musicisti e scrittori. A iniziare dai testi evangelici (che sono anche opere letterarie uniche nel loro genere) e dalle tante opere che raccontano di lui – affreschi, pale d’altare e sculture – fino alle opere teatrali e musicali.

Gli artisti si sono dovuti confrontare con due vertici dell’umano e del divino: con il dolore assoluto (il dolore del Dio-Uomo, “Voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se c’è un dolore simile al mio dolore”, Lam 1,12) e con il mistero del corpo risorto (un corpo reale, ma trasfigurato).

La “Crocifissione” di Giotto (1303-1305) e la sua intensità, l’“Ultima Cena” di Leonardo da Vinci (1495-1498) con la sua drammatica solennità, il “Cristo morto” di Andrea Mantegna (circa 1480) con la contemplazione realistica-anatomica del corpo di Cristo, la “Deposizione di Cristo” di Caravaggio (1602-1604) col drammatico chiaroscuro tipico del Barocco, la “Risurrezione di Cristo” di Piero della Francesca (1463-1465) o di Raffaello (1501-1502) che trionfa sopra la tomba con equilibrio e luce rinascimentale; il “Noli me tangere” di Tiziano (circa 1514-1515) momento pieno di tensione emotiva tra sacro e umano. La “Risurrezione” barocca di Rubens (1611-1612), piena di movimento e il “Cristo di San Giovanni della Croce” di Salvador Dalí (1951), visione moderna e simbolica della Crocifissione vista dall’alto.

Alcune delle pagine più intense della tradizione musicale occidentale sono nate proprio per accompagnare i riti della Settimana Santa e per approfondirne il senso. Lo “Stabat Mater” (1736) di Giovanni Battista Pergolesi (che esprime con dolcezza e intensità il dolore di Maria sotto la croce), la “Passione secondo Giovanni” (1724) di Johann Sebastian Bach (che racconta la Passione di Cristo in modo drammatico e personale), la “Passione secondo Matteo” (1727), sempre di Bach (grande capolavoro del Barocco sacro, con recitativi, arie e cori che rendono viva la narrazione evangelica) e in epoca più recente “La Risurrezione di Cristo” (1898) di Lorenzo Perosi (che combina sentimento popolare e profondità spirituale).

Arte e musica si pongono a servizio della meditazione sulla Passione e sulla Risurrezione che si trasforma in un’esperienza estetica che tocca profondamente le corde più umane: il dolore, l’attesa, la speranza.

La Pasqua vive anche nelle tradizioni popolari, come processioni, riti antichi, momenti comunitari che intrecciano fede e identità locale. Sono gesti che attraversano le generazioni e che raccontano come il tempo della festa sia stato, per secoli, uno dei punti di riferimento della vita collettiva. Persino i simboli più semplici ci parlano di questo: il pane condiviso, i dolci della tradizione, le uova come segno di vita. Sono elementi familiari che custodiscono una memoria più profonda.

Guardata da questa prospettiva, la Pasqua appare come una grande narrazione che interroga l’uomo contemporaneo: può la vita rinascere dopo la prova, può la speranza avere l’ultima parola sulla paura, può la morte biologica aprirsi alla vita eterna? La risposta è nell’annuncio della risurrezione.

In un mondo segnato da conflitti e divisioni, la Pasqua ci ricorda che la luce risplende nelle tenebre. La Risurrezione di Cristo è un invito a guardare oltre le difficoltà, a seminare gesti di pace e giustizia e a costruire legami solidali nella nostra comunità. La speranza pasquale ci incoraggia a non perdere la fiducia nell’uomo, chiamandoci a essere strumenti concreti di amore e di rinnovamento.

La Pasqua è per ciascuno di noi una vera e propria promessa di vita nuova: essa annuncia sia la fiducia nella conversione che l’arrivo definitivo della pace nel Paradiso.

 

Resurrezione – Piero della Francesca

 

 

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