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Le parole di Leone XIV sulla guerra in Iran si sono fatte progressivamente più dirette nell’arco delle ultime due settimane. La domenica delle Palme aveva avvertito che Gesù “non ascolta le preghiere di chi fa la guerra”. Nel messaggio Urbi et Orbi di Pasqua aveva chiesto che “chi ha in mano le armi le deponga” e annunciato una veglia di preghiera per la pace a San Pietro. Martedì 7 aprile, fermandosi con i giornalisti all’uscita dalle Ville pontificie di Castel Gandolfo, aveva definito “davvero inaccettabile” la minaccia lanciata da Trump contro la civiltà iraniana e invitato “tutti a pregare, ma anche a cercare come comunicare, forse con i Congressisti, con le autorità, per dire dire che noi vogliamo la pace”. Venerdì 10 aveva scritto su X:

“Dio non benedice alcun conflitto. Chi è discepolo di Cristo, Principe della Pace, non sta mai dalla parte di chi ieri impugnava la spada e oggi sgancia bombe”.

Sabato 11 aprile, nella veglia a San Pietro seguita in contemporanea da parrocchie e diocesi negli Stati Uniti, ha denunciato il “delirio di onnipotenza che diventa sempre più imprevedibile e aggressivo intorno a noi” e si è rivolto ai governanti: “Fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte!”. In nessuna di queste occasioni il Papa ha nominato Trump o gli Stati Uniti.

 

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Il post del presidente è arrivato subito dopo la messa in onda su Cbs del segmento di 60 Minutes dedicato alla Chiesa di Leone XIV. Nell’intervista, i tre cardinali americani alla guida di arcidiocesi – Cupich, McElroy e Tobin – avevano difeso le posizioni del Papa in un’intervista congiunta senza precedenti. Il card. Robert McElroy ha negato che il conflitto in Iran risponda ai criteri della guerra giusta nella dottrina cattolica: “È una guerra di scelta”. Il card. Blase Cupich ha denunciato la “gamificazione” della guerra nei video della Casa Bianca: “Stiamo disumanizzando le vittime trasformando la sofferenza in intrattenimento”. Il card. Joseph Tobin ha ribadito la definizione dell’Ice come “organizzazione senza legge” e ha ricordato che nelle messe in spagnolo della sua arcidiocesi la partecipazione è calata del trenta per cento in un anno. Mons. Paul Coakley, presidente della Conferenza episcopale statunitense, ha risposto all’attacco con una dichiarazione: “Il Papa non è un rivale del presidente, né un politico. È il Vicario di Cristo, che parla a partire dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime”.

Riccardo Benotti (SIR)