La sclerosi multipla: dal passato, uno sguardo al futuro

Nella Giornata Mondiale dedicata a questa patologia cronica, che colpisce 3milioni di persone nel mondo, un approfondimento della dottoressa Arianna Sartori.

Il 30 maggio si celebra ufficialmente la Giornata Mondiale della Sclerosi Multipla. Si tratta di una malattia neurologica cronica, autoimmune, infiammatoria e degenerativa, che può colpire qualunque distretto del sistema nervoso centrale, dall’encefalo al midollo. Interessa quasi 3 milioni di persone in tutto il mondo e rappresenta tuttora la prima causa di disabilità non traumatica nel giovane adulto. Infatti, insorge solitamente tra i 20 e i 40 anni, sebbene i casi pediatrici e di esordio in età adulta-anziana non siano insoliti. 

La storia

Per la prima volta, a cavallo tra XIV e XV secolo, Santa Liduina di Schiedam, mistica olandese, lasciò testimonianza di una malattia cronica e debilitante, successivamente inquadrata come probabile prima descrizione della sclerosi multipla. Dobbiamo attendere il 1868 perché il celeberrimo neurologo francese Jean-Martin Charcot fornisse la prima descrizione clinica sistematica della patologia; individuò nella triade “nistagmo, tremore intenzionale ed eloquio scandito” le manifestazioni tipiche di tale quadro, solitamente in fase già avanzata. 

Nei quasi 160 anni che ci separano da allora, la vertiginosa evoluzione della scienza medica ha radicalmente modificato la nostra aspettativa di vita e, soprattutto, la sua qualità e ciò è tanto più vero per le persone affette da sclerosi multipla.

 

Quali sono i fattori eziologici?

Incidenza e prevalenza sono in lenta ma costante ascesa: la predisposizione individuale richiede l’incontro con fattori ambientali. In primis, il virus di Epstein-Barr, responsabile della mononucleosi, ma molto più spesso contratto in maniera silente, sembra essere un elemento pressoché necessario per lo sviluppo di questa condizione neurologica. Accanto ad esso, è ben noto il ruolo dei bassi livelli di vitamina D, estremamente frequenti alle nostre latitudini, laddove l’esposizione alla luce solare è limitata. Infatti il sole induce la produzione di tale vitamina, coinvolta anche nel metabolismo osseo. Questo dato ha rafforzato l’interesse per il ruolo dell’esposizione solare, sempre con adeguata protezione, e della supplementazione di vitamina D. 

Anche l’alimentazione è rilevante: l’obesità in età infantile è stata identificata come fattore predisponente, pertanto una dieta equilibrata in particolare in questa fascia di età potrebbe aiutare a prevenire lo sviluppo della patologia.

Infine, anche il fumo di sigaretta rappresenta un fattore prognostico negativo, associato non solo a un aumentato rischio di sviluppare questo quadro clinico, ma anche a un decorso più aggressivo dello stesso. 

Da ultimo, l’elemento predisponente non modificabile più importante è rappresentato dal sesso femminile: come nella maggior parte delle condizioni autoimmuni, le donne sono colpite 2-3 volte più degli uomini, dato attribuito almeno in parte all’influenza di fattori ormonali. La centralità della donna nella ricerca riguardo alla sclerosi multipla si riflette anche nei notevoli passi avanti compiuti riguardo al tema della gravidanza. 

Mentre un tempo tale esperienza era considerata rischiosa, oggi sappiamo bene quanto invece debba essere incoraggiata. I mesi della gestazione rappresentano per la mamma un periodo naturalmente “protettivo”. Anche il post partum e l’allattamento possono essere affrontati in sicurezza, sempre nell’ambito di un’adeguata gestione terapeutica. 

Diagnosi sempre più precoce

La sclerosi multipla viene accertata più frequentemente anche in virtù delle migliori capacità diagnostiche, sempre più fini e precoci. I criteri per individuare la malattia sono in continuo aggiornamento ed evoluzione, con revisioni periodiche culminate nell’aggiornamento pubblicato nel settembre 2025. Valutazioni cliniche, cognitive, test paraclinici di importanza chiave quali risonanza magnetica, marker liquorali e sierici, potenziali evocati e tomografia a coerenza ottica, insieme contribuiscono a massimizzare l’accuratezza diagnostica e fornire i migliori indizi prognostici. 

La diagnosi precoce e la maggiore consapevolezza hanno significative implicazioni terapeutiche: siamo passati da una sostanziale assenza di terapie in grado di modificare il decorso della patologia fino alla prima metà degli anni Novanta, ad oggi, in cui disponiamo di oltre venti farmaci dei quali può beneficiare una quota sempre crescente di pazienti. Il ricorso precoce a tali cure può impattare significativamente sul benessere dell’individuo sia nel breve che nel lungo termine. La ricerca, tuttavia, non si ferma: ci sono ancora gruppi di pazienti con forme di malattia scarsamente rispondenti alle cure, su cui si stanno focalizzando i più recenti studi. 

Infine, risulta centrale il ruolo delle terapie sintomatiche e quello dell’assistenza multidisciplinare: infermieri dedicati, fisiatri, fisioterapisti, psicologi, medici di medicina generale e numerosi altri specialisti e figure professionali contribuiscono quotidianamente alla presa in carico della persona nella sua complessità. 

La sfida futura sarà lo sviluppo di terapie sempre più innovative, efficaci e sicure, nonché una prevenzione sempre più fattuale. Ma la sfida di fronte alla quale ci troviamo ogni giorno è quella di preservare l’autonomia, la qualità della vita e la progettualità futura dei nostri pazienti.

 

dr.ssa Arianna Sartori
Centro Sclerosi Multipla
Ospedale di Cattinara – Trieste – ASUGI

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