Si è svolta presso il santuario di Monte Santo, in Slovenia, la Giornata di santificazione del clero della diocesi, vissuta insieme al vescovo, monsignor Enrico Trevisi, in un clima di preghiera, fraternità e condivisione.
La giornata ha avuto come cornice il santuario di Monte Santo (Sveta Gora), uno dei più importanti luoghi di pellegrinaggio mariano della Slovenia e dell’area goriziana. La storia del santuario è stata illustrata dal frate rettore, che ha ripercorso le vicende di questo luogo di fede sorto dopo l’apparizione della Vergine Maria alla giovane pastorella Urška Ferligoj nel 1539.
In seguito a quell’evento venne edificata una chiesa, consacrata nel 1544, che divenne ben presto meta di pellegrinaggi provenienti da tutto il territorio. Dal 1565 il santuario è affidato alla cura dei francescani.
Nel corso dei secoli il complesso ha attraversato momenti difficili, dalla soppressione voluta dall’imperatore Giuseppe II nel 1786 fino alle devastazioni della Prima guerra mondiale, quando chiesa e monastero furono completamente distrutti perché situati sul fronte dell’Isonzo. L’attuale basilica, ricostruita tra il 1924 e il 1928, continua ancora oggi ad accogliere pellegrini sloveni e italiani, quale segno di fede, riconciliazione e speranza.
Durante la celebrazione eucaristica, monsignor Trevisi ha offerto una riflessione centrata sul ministero sacerdotale e sulla missione della Chiesa. 7
Richiamando l’immagine del Cenacolo, ha invitato i presbiteri a sentirsi «come nel Cenacolo con Maria», raccolti nella preghiera e nell’attesa fiduciosa dell’azione dello Spirito Santo.
Il vescovo ha sottolineato come il Signore continui a chiedere ai suoi discepoli qualcosa che appare sproporzionato rispetto alle forze umane: andare incontro a un mondo spesso indifferente al Vangelo. Eppure, ha osservato, non mancano i segni di una profonda fame di Dio. È proprio nella fede che si compie il miracolo e che diventa possibile affrontare la missione affidata alla Chiesa.
Rivolgendosi ai sacerdoti, monsignor Trevisi ha ricordato che il ministero è anzitutto un’offerta di sé al Signore: attraverso la fragilità umana dei suoi ministri, Dio continua a manifestare la sua gloria. Da qui nasce la gioia di collaborare all’annuncio del Vangelo, senza lasciarsi paralizzare dalle preoccupazioni, ma ricercando quella libertà interiore che il Signore desidera per i suoi discepoli.
«La messe è pronta», ha ricordato il vescovo, esortando a non perdere le occasioni di evangelizzazione: il raccolto va accolto e custodito, perché altrimenti rischia di andare perduto.
Nel corso dell’omelia, monsignor Trevisi ha anche ringraziato il Signore per il dono dei due nuovi sacerdoti recentemente ordinati, segno della fedeltà di Dio che continua a chiamare operai per la sua messe.
Un altro passaggio significativo della riflessione ha riguardato la fraternità presbiterale.
Il vescovo ha invitato ciascuno a compiere con fedeltà il proprio servizio, nella stima reciproca e nella consapevolezza di condividere un’unica missione. Le fatiche non mancano, ma proprio in esse si rende preziosa la fraternità tra confratelli, sostenuta dalla certezza che il Signore non abbandona mai il suo popolo e i suoi ministri.
La riflessione si è conclusa con il rinnovato invito a «rivitalizzare ogni giorno il sacramento che ci accomuna come presbiterio», per proseguire il cammino con la consapevolezza di essere stati chiamati e messi a parte per una missione esigente ma entusiasmante, al servizio del Vangelo e della Chiesa.
I preti si sono quindi ritrovati a pranzo insieme, per suggellare una bella giornata nel ristorante accanto alla basilica.
M.L.
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