Diaconato: orientato alla Carità , alla Speranza, alla Pace

In vista delle prossime ordinazioni diaconali del 10 ottobre a San Giusto, approfondiamo questo ministero che prevede diaconi "transeunti" e "permanenti"

Sabato 10 ottobre nella Cattedrale di San Giusto il Vescovo Trevisi imporrà le mani per ordinare quattro nuovi diaconi: tre saranno destinati all’ordinazione sacerdotale – in gergo “transeunti” – mentre il quarto resterà nello stato di diacono, ovvero sarà diacono permanente. Al di là di questa differenza, tuttavia, è importante ribadire che 

il grado dell’Ordine sacro è uguale per tutti: questa precisazione, che può sembrare banale, spesso è di difficile comprensione anche perché la stessa figura del diacono, soprattutto per coloro che rimarranno in questo primo grado dell’Ordine, non è ancora completamente definita né teologicamente né pastoralmente. 

Il Concilio Vaticano II ha ripristinato la figura del diacono, anche se già il Concilio di Trento ne aveva delineato i contorni, senza però dare seguito alla riforma. In questo percorso di definizione teologico-pastorale stanno emergendo nuove indicazioni: mentre la figura del diacono “transeunte” è più comprensibile perché tappa fondamentale nel cammino vocazionale nell’Ordine, la figura del diacono “permanente” è in continua evoluzione. 

La questione di fondo è come coniugare il sacramento dell’Ordine con l’esperienza secolare che è propria del laicato, ma che, per profilo familiare, professionale e sociale è anche parte fondamentale nel diacono permanente.

Già un paio di anni fa avevo sottolineato l’esigenza di un diaconato “di strada”, cioè più attento e più inserito nella quotidianità e nella socialità mettendo in evidenza che il sacerdozio è più orientato alla santificazione del Popolo di Dio soprattutto con azioni liturgiche (nella più ampia accezione del termine), mentre il diaconato è più orientato a misurarsi con la mondanità. 

In questa prospettiva il diaconato è chiamato anche ad abitare in pienezza il pre-politico. Cioè diventare costruttore della “città dell’uomo”, cogliendo i mutamenti storici e sociali e tutte le contraddizioni di questo tempo.  

Dio ama profondamente l’uomo, Gesù tramite la sua azione di grazia lo trasfigura e lo Spirito Santo lo ri-crea. Un diaconato quindi capace di portare la luce della Parola e la potenza di trasformazione dell’Eucaristia nella realtà vissuta dal mondo. 

Oggi più che mai questa azione deve rivolgersi all’annuncio della cultura della pace incarnando la figura del Cristo Servo, propria del diaconato. Il diacono oggi deve esprimere

  • la diaconia della fede come fece il diacono Stefano nella testimonianza davanti al Sinedrio fino ad accettare il trionfo del martirio;
  • la diaconia della speranza, vivere con entusiasmo l’annuncio della Parola come fece il diacono Filippo con l’Etiope;
  • la diaconia della carità, che è espressione dell’amore che lo Spirito ha riversato nei nostri cuori. Ma anche 

una diaconia orientata ai poveri che proprio essendo disarmati ci richiamano a un percorso disarmante nella penitenza, nella conversione e nella condivisione della carità. 

Diacono Piero Pesce

Foto di Luca Tedeschi

 

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