Paraguay: gesuiti promuovono agroecologia ed economia solidale

Dopo 10 anni, la Cop30 ha confermato il fallimento degli accordi di Parigi. Nel dipartimento di Misiones, un progetto dei Gesuiti sostiene le famiglie

Rafforzare un sistema di produzione agroecologico alternativo, basato sull’economia sociale e solidale, per contribuire direttamente allo sviluppo di famiglie campesine garantendone l’autosufficienza in situazioni di insicurezza alimentare. È questo lo scopo di un progetto che i Gesuiti hanno avviato in Paraguay nella prospettiva della riduzione della povertà e delle disuguaglianze economiche, oltre che del potenziamento dei processi di produzione agroecologica e delle reti di commercializzazione. Nel Paese, infatti, si registra un grave deterioramento e una scarsa sostenibilità degli attuali processi agricoli, che non sono rispettosi dell’ambiente e comportano un uso intensivo di prodotti chimici.

Agricoltura innovativa. L’intervento si svolge nel dipartimento di Misiones, nei distretti di San Ignacio e Santa Rosa. Intende promuovere – come racconta il nuovo numero di Popoli e Missione – la produzione e la diversificazione agroecologica avendo come beneficiari diretti 70 aziende agricole familiari, e sostenendo 10 apicoltori selezionati. Inoltre, si propone di rafforzare il Centro de Investigacién y Validacién de Tecnologia Campesina “Finca Pytu Piro ‘y’”. Quest’ultimo è uno spazio dove si svolgono ricerche e dimostrazioni di pratiche agroecologiche che saranno poi applicate nelle fattorie contadine. Accoglie in particolare agricoltori e giovani desiderosi di conoscere pratiche agricole rispettose della natura e in armonia con la cura della “casa comune”. In pratica modelli alternativi di sviluppo in cui prevalgono la giustizia sociale, l’equità e la qualità della vita. È gestita dal Centro de Estudios Paraguayos Antonio Guasch e il suo nome in guarani significa “soffio di vento fresco”.

Nuova opportunità per i carcerati. Sempre nel dipartimento di Misiones, nella comunità di San Juan Bautista, la diocesi ha realizzato un orto agroecologico nel penitenziario regionale. “Sono più di 1.300 i detenuti coinvolti – spiega il responsabile della Pastorale sociale – attraverso accompagnamento, monitoraggio, orientamenti tecnici nella produzione orticolturale agroecologica. Sono stati realizzati una serra e un semenzaio con l’obiettivo di fornire una buona alimentazione alla popolazione carceraria e di ottenere un reddito economico, in modo che queste persone possano recuperare autostima e dignità”. L’implementazione di infrastrutture, la gestione delle colture orticole e il lavoro di gruppo nel penitenziario sono essenziali affinché i detenuti, una volta ottenuta la libertà, possano reinserirsi nella società e avere la possibilità di intraprendere un’attività come fonte di reddito economico per la famiglia.

Ferruccio Ferrante (SIR)
Popoli e Missione

Foto in evidenza: Foto Popoli e Missione

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