Obbedienza filiale e primato dell’amore maturo

Santa Scolastica, che si ricorda il 10 febbraio, sorella gemella di San Benedetto raccontata da suor Grazia Del Vechio, monaca del Monastero di San Cipriano

Mentre il calendario al 10 febbraio segnala la memoria di santa Scolastica vergine, le monache benedettine di tutto il mondo celebrano la solennità della loro santa Madre, sorella gemella di San Benedetto, figura che oscilla tra la realtà e il mito dell’agiografia, tra l’esaltazione dell’obbedienza filiale e il primato dell’amore maturo nell’obbedienza allo Spirito.

Di lei si sa solo quanto scritto nel libro dei dialoghi di san Gregorio Magno, dove, al diniego del fratello di prolungare i santi colloqui lungo il corso della notte in una casa vicino al monastero, Scolastica, piegata la testa sulle mani giunte, in un intenso impeto di preghiera e di amore, si rivolge a Colui che è Amore e ottiene lo scatenarsi di un violentissimo temporale che impedisce al contrariato fratello di andarsene per adempiere l’obbedienza della Regola di rientrare. “Potè di più chi di più amò”, sentenzia san Gregorio, evidenziando come la pienezza dell’amore perfetto di Scolastica avesse superato l’osservanza del precetto.

Cogliamo allora qualche spunto di riflessione.

Nella vita dei santi, frequentemente, accanto a una grande personalità troviamo una altrettanto rilevante figura dell’altro genere (Francesco e Chiara, Benedetto e Scolastica, Teresa e Giovanni della Croce, Giovanna di Chantal e Francesco di Sales, Margherita Maria e P. de La Colombière, ecc.)

Leggiamo nella Sacra Scrittura che tutte le cose sono a coppia, “… a due a due, una di fronte all’altra, egli non ha fatto nulla di incompleto. L’una conferma i pregi dell’altra: chi si sazierà di contemplare la sua gloria?” (Sir 42,24-25).

Il maschile e il femminile si attirano, si attraggono, si abbracciano, si completano, in tutte le sfere dell’umano, anche in quella spirituale. È questo un paradosso della vita consacrata. Dio generalmente supplisce l’altra parte, ma a volte dona il corrispettivo: tendere a Dio nella solitudine e nella castità e realizzare contemporaneamente un’affinità elettiva affettiva e spirituale con una controparte, nella difficile armonia tra vita, voti e santità.

Altro aspetto che si nota è il bisogno e il desiderio di un padre o madre spirituale. All’inizio Scolastica viene inquadrata nella figura della discepola osservante e sottomessa, mentre il fratello svolge il ruolo di padre spirituale, fedele ai precetti e alla Regola. L’evolversi della storia capovolge le figure: l’amore ha raggiunto in Scolastica una tal pienezza da evidenziare la sua maternità spirituale nei confronti del santo fratello.

La realtà umana è sempre fallibile – non siamo garantiti – passibile di cambiamenti, di involuzioni ed evoluzioni, di ribaltamenti: solo in Dio c’è la completa pienezza e perfezione, che ci viene comunicata nello svolgersi della vita attraverso una dinamica divina che ci sovrasta (“i miei pensieri non sono i vostri pensieri” (Is 55,8-9), “si cammina come a tentoni” (At 17,27)).

Il riconoscere il nostro essere creaturale limitato ci inserisce nel percorso della vita con l’umiltà di chi sa cambiare posizione e postazione per far spazio all’altro e all’opera di Dio nell’altro, senza assolutizzazioni.

Se l’amore di Scolastica sorpassa l’obbedienza – e sappiamo che Dio è Amore, come ha evidenziato san Gregorio – qual è allora la funzione dell’obbedienza, se riconosciamo il primato della libertà nello Spirito?

Nella Regola, Benedetto chiede che chi entra sia aiutato a provare se lo spirito che lo muove viene da Dio; il maestro deve verificare se il novizio veramente cerca Dio, attraverso l’accettazione dell’Opera di Dio, dell’Obbedienza e degli “Obbrobri” (le contrarietà della vita).

La funzione dell’obbedienza è quindi provare se lo spirito viene da Dio, accettando la kenosi che la vita stessa porta. Questo è stato anche il cammino terreno di Gesù, che si è sottomesso alla volontà del Padre accettando la morte per la nostra salvezza. La sua e la nostra morte nell’obbedienza – che la vita propone in vari frangenti a ogni essere umano – sfocia nella pienezza di Spirito della risurrezione.

Anche nella morte – del corpo, come della volontà propria – si manifesta l’esserci dello Spirito: “Non la mia, ma la tua volontà” (Lc 22,42); “Nelle tue mani rimetto il mio spirito” (Lc 23,46), nel riconoscimento della presenza e della sovranità di un’Entità/Paternità che non possiamo possedere ma che ci governa: “In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (At 17,28).

Nell’Antico Testamento, Abramo, con la sua drammatica e silenziosa offerta del figlio, testimonia una fede “in nuce” nella capacità di Dio di far risorgere anche dai morti; riebbe il figlio “e fu come un simbolo” (Eb 11,17-20).

Ultima riflessione sulla potenza della preghiera, che si fonde con un impeto amoroso che sale al Cielo. Scolastica, al termine della sua vita, nell’episodio ricordato, dimostra di aver raggiunto una fusione completa con la volontà di Dio, tanto da far sobbalzare il meravigliato Benedetto “Dio ti perdoni, sorella, che hai fatto?” (Dialoghi, Libro II, cap. 33).

La risposta immediata di Dio riporta all’obbedienza perfetta di Cristo, che “imparò l’obbedienza dalle cose che patì, e, “reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono” (Eb 5,7-9).

Ecco delineato il profilo e lo scopo di ogni vocazione cristiana e monastica: essere innestati nella missione profetica di Gesù, e passando attraverso la strettoia dell’umiltà nella verità, aprirsi già da questa vita alla pienezza dello Spirito Santo che opera e attira verso la realizzazione totale della risurrezione.

Quis dabit mihi pennas sicut columbae et volabo et requiescant?” canta la Liturgia, “Chi mi darà ali come di colomba per volare e trovare riposo?” (Sal 55,6), interpretando l’anelito perfetto di Scolastica al Cielo, che si compirà pochi giorni dopo l’incontro con il santo Fratello, il quale assisterà, dal suo eremitaggio, al librarsi dell’anima di lei al Cielo, sotto forma di colomba.

suor Grazia Del Vechio
Monastero di San Cipriano – Trieste

 

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