È morto ieri, 9 febbraio 2026, all’età di 96 anni, Antonino Zichichi, fisico di fama internazionale, figura centrale nella fisica delle particelle e instancabile promotore della cultura scientifica in Italia e nel mondo. Docente all’Università di Bologna, conquistava importanti risultati, come la scoperta dell’antideutone e ideando efficaci strumenti di misurazione. Fu membro della Pontificia Accademia delle Scienze.
Nato a Erice nel 1929, Zichichi ha dedicato la sua vita alla ricerca scientifica di altissimo livello, con importanti contributi nel campo della fisica nucleare e subnucleare e nella ricerca sull’antimateria. Fu tra i promotori dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, il più grande laboratorio sotterraneo al mondo, e fondatore del Centro di cultura scientifica Ettore Majorana di Erice, istituzione che per decenni è stata un punto di riferimento per il dialogo tra scienziati di tutto il mondo.
Importante è il Manifesto di Erice del 1982 che rappresenta un appello urgente della comunità scientifica internazionale contro il rischio di un conflitto nucleare globale. Nel contesto della guerra fredda e della corsa agli armamenti,
gli scienziati sottolinearono il ruolo fondamentale della scienza come strumento di pace e cooperazione, anziché di distruzione.
Vi fu un Addendum al Manifesto nel 2023 nel quale si evidenziava come i rischi legati alla proliferazione nucleare e allo sviluppo di nuove tecnologie militari siano ancora molto attuali, nonostante i progressi fatti nel disarmo dopo la fine della guerra fredda. Nuove sfide attendono l’umanità: la crisi climatica, le pandemie globali e i conflitti regionali.
Nel giorno in cui si piange la morte di questo grande scienziato, è opportuno ricordare il messaggio centrale di questi testi:
la scienza deve continuare ad essere un faro di speranza e un catalizzatore per la collaborazione internazionale. Gli scienziati di tutto il mondo sono chiamati, infatti, a unire le forze per affrontare le grandi sfide del nostro tempo, promuovendo il dialogo, la cooperazione e la ricerca di soluzioni pacifiche.
La sua carriera lo ha portato a lavorare nei principali centri di ricerca internazionali, dal CERN di Ginevra al Fermilab di Chicago, e a ricoprire ruoli di direzione in istituzioni scientifiche nazionali e europee.
Ma Zichichi non è stato solo un grande scienziato: è stato anche una voce originale nel dibattito pubblico sul rapporto tra scienza, società e fede. Convinto cattolico, ha sostenuto per tutta la vita la compatibilità tra ricerca scientifica e fede religiosa, cercando di costruire ponti tra due mondi che spesso vengono rappresentati come in conflitto.
In numerosi interventi e pubblicazioni il fisico affermò che
la fede non è un ostacolo alla conoscenza, ma può essere un elemento che spinge alla ricerca della verità, in un dialogo continuo tra ragione e trascendenza.
Questa sua visione ha suscitato ampi dibattiti nel mondo accademico e culturale.
La Diocesi ricorda la presenza del professor Zichichi, ospite della Cattedra di San Giusto il 22 marzo 2010. Come tributo al lavoro di questo grande studioso, riproponiamo la conferenza che si tenne nella Cattedrale assieme all’Arcivescovo Rino Fisichella.
A cura della redazione
Foto in evidenza: ANSA/SIR



