In grata e riconoscente memoria di Franca Tissi in Santorini

Precisa, competente e appassionata archivista e paleografa ha dato un contributo fondamentale alla custodia dell'Archivio Capitolare di San Giusto

A pochi mesi dalla morte della sua affezionata madre, la mattina di lunedì 9 febbraio, dopo una grave malattia, protrattasi per diversi mesi, portata con grande pazienza e supportata dalla Fede, Franca Tissi, si è presentata alla porta della casa del Padre, quasi che la Madre di Dio l’avesse voluta accanto a Lei i giorni successivi, per festeggiare assieme la ricorrenza liturgica dell’Apparizione nella grotta di Massabielle. A Lourdes accanto ai malati accompagnati dall’Unitalsi, infatti, ritroviamo Franca, giovanissima volontaria, che rivela con immediata concretezza il suo spirito di attenzione verso il prossimo con dedizione ed altruismo.

Nata nel 1940 nella vicina Monfalcone – compiuti gli studi formativi scolastici ed universitari, presso la Scuola di Lingue Moderne dell’Università triestina – si sposò nel 1966 e dal suo matrimonio nacquero, a poca distanza di tempo, i suoi due figli Marco e Donata ai quali dedicò tutte le sue energie e dedizione. Non appena l’età dei figli glielo permise, volle iscriversi alla Scuola di Archivistica, Paleografia e Diplomatica, presso l’Archivio di Stato di Trieste affermandosi presto nel settore per la sua precisione e competenza. Da qui la sua intensa attività in questo ambito culturale tanto importante quanto delicato: Franca Tissi, da esperta di conservazione e valorizzazione di fondi archivistici e documentali antichi, si trovò coinvolta in prima persona nel complesso intervento riordino ed inventario straordinario operato sugli archivi della pubblica amministrazione danneggiati dal terremoto del 1976. Fu fondatrice e poi presidente della Cooperativa Archivisti e Paleografi, continuando, in modo serrato, la sua attività professionale mediante l’intervento su archivi privati e di famiglia, di politici, di musicisti e compositori, tra i quali vogliamo ricordare quello di don Giuseppe Radole, indimenticato direttore della Cappella Civica della Cattedrale. Ma non mancano, nei lunghi ed operosi anni di attività di Franca Tissi, contributi rivelatisi essenziali come quello finalizzato all’allestimento del Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” e per la valorizzazione dei fondi del patrimonio documentale del Civico Museo di Guerra per la pace “Diego de Henriquez”.

L’archivio, lungi della percezione silente e “polverosa”, che spesso fa parte del sentire comune  associato alla sua immagine, 

non è – per lo meno nelle concezioni attuali – semplicemente luogo fisico dedicato al deposito e conservazione di pur preziose testimonianze documentali del passato, ma è un punto di contatto ideale tra ciò che ha preceduto e ciò che siamo: nell’archivio il tempo si ferma, si direbbe quasi “si mette in posa”, per consentire al consultatore attento di cogliere un’istantanea capace di restituire, con freschezza, precisione e vividezza, il passato che emerge dagli antichi documenti riportati alla luce. 

In quest’ottica maggiormente si inquadra e comprende l’operato di Franca Tissi, chiamata nel 2017 a prendere il posto del canonico don Roberto Gherbaz, scomparso nel 2014, che già aveva affiancato nel delicato compito di custodire l’archivio del Capitolo Cattedrale e proprio con questo sacerdote aveva dato alla luce importanti contributi sul patrimonio archivistico del Capitolo. Furono anni cruciali e decisivi per la vita di questo archivio, fonte di primaria e fondamentale importanza come fonte di conoscenza storica, religiosa e civile della città che, con don Gherbaz prima e con Franca Tissi poi, era destinato a una mutazione sostanziale, per porsi come fonte di primo rango nella ricerca. L’archivio, infatti, oltre a luogo eletto di contatto con il passato, può essere visto come uno specchio nel quale la quotidianità e il fruire e stratificarsi del tempo si sono riflessi attraverso la produzione documentale. Ma perché questo riflesso possa essere veduto in tutti i suoi contorni, entra in gioco l’essenziale lavoro meticoloso, competente e paziente dell’archivista: è proprio l’azione discreta, quasi celata e a tratti – nell’immaginario collettivo dei “non addetti ai lavori”  – misteriosa di questa figura, a togliere la polvere accumulata sulla superficie e a restituire la brillantezza. 

Si tratta di un’azione rigorosa, quella condotta da Franca Tissi, che si muove in una serrata dialettica che ha dovuto, per sua essenza stessa, esplicarsi in un intricato e complesso rapporto tra quello che è il rigore metodologico e la sensibilità storica, in cui la preparazione e la dedizione dell’archivista sono i soli strumenti a costituire realmente la differenza. Questa complessa azione ha visto la ricognizione sistematica e globale di tutto il patrimonio archivistico, operando la distinzione tra atti amministrativi, registri liturgici, documentazione patrimoniale ricostruendo così a ritroso la struttura funzionale delle serie documentarie. 

L’Archivio Capitolare oggi – inquadrato anche in un contesto più ampio di riscoperta e valorizzazione del ruolo primario rivestito dagli archivi nella ricerca storica ed interdisciplinare – si è emancipato da quel ruolo, certamente importante, ma altrettanto secondario e riduttivo, di semplice deposito, per di più quasi sempre anche eterogeneo, di testimonianze del passato, ma attraverso la sua razionalizzazione e i suoi rinnovati strumenti di potenziale fruizione, è una fonte viva e preziosa che permette nuovi percorsi di ricerca attraverso strumenti di fruizione particolarmente significativi e importanti. Questo, molto lo dobbiamo all’operato pluriennale e paziente di Franca Tissi, un autentico e generoso servizio – importante e allo stesso tempo discreto – alla nostra Chiesa tergestina e all’intera comunità, a salvaguardia della sua memoria storica, che consente di affrontare le sfide del presente con la conoscenza più piena ed autentica del suo passato. 

Francesco Tolloi

 

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