A Trieste, Case della Comunità in chiaroscuro

La riorganizzazione della Sanità territoriale e l’avvento di questi presidi di cura sulla carta promettono miglioramenti, ma la realtà è ancora nebulosa

“Ma cosa sono le Case della Comunità di cui si sente parlare?  E dove si trovano?  Sostituiscono il medico di famiglia? Funzionano 24 ore al giorno?  Che differenza c’è tra Distretto sanitario,  Case della Comunità, Pronto Soccorso dell’Ospedale Maggiore, Pronto Soccorso dell’Ospedale di Cattinara? Se una persona sta male a chi si rivolge per primo?”

Sono queste alcune delle domande risuonate nel corso dell’incontro organizzato dal Centro italiano Femminile nell’Oratorio di via San Cilino 101 lo scorso venerdì 13 febbraio.

È stata Anna Maria Mozzi a fare sintesi di questi interrogativi e a porli a un esperto della salute, il dottor Gianluca Festini, che ha lavorato per 40 anni in ospedale, in reparti di emergenza, medicina interna e per 15 anni nella Struttura Complessa di Ematologia, che ha contribuito a fondare e ha successivamente diretto.

Il dottor Festini ha cercato di dare una risposta partendo da un’analisi dei principali fattori che incidono sulla salute delle persone: “Ci sono anzitutto i determinanti di salute non modificabili, quali l’età, il genere e i fattori genetici; poi i fattori legati agli stili di vita individuali e, infine, i vari fattori sociali, quali le condizioni di lavoro e la situazione socio-economica”.

Un dato rilevante da considerare, ha continuato il relatore, è 

il progressivo invecchiamento della popolazione e il connesso aumento di malattie croniche, quali il diabete, l’ipertensione, le malattie cardiovascolari, i problemi respiratori.  Sono cambiamenti che richiedono un’adeguata organizzazione sanitaria, in particolare a livello di territorio:

“La mancanza di presidi sanitari territoriali in Lombardia durante la pandemia da COVID-19 si è rivelata una delle principali criticità emerse”.  Questo ha portato, ha ricordato il relatore, all’emanazione di provvedimenti nazionali, regionali e locali diretti a rafforzare e migliorare l’assistenza sanitaria territoriale, utilizzando  i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

“Per capire cosa sono le Case della Comunità occorre partire dal Decreto ministeriale n. 77/2022”, ha fatto presente il dottor Festini. 

“La Casa della Comunità, così si legge nel decreto ministeriale,  dovrebbe rappresentare il luogo in cui il Servizio sanitario nazionale (SSN) si coordina  e si  integra con  il  sistema  dei  servizi   sociali, proponendo un raccordo intrasettoriale dei servizi in termini di percorsi e soluzioni”.

A Trieste attualmente esiste solo una Casa della Comunità Hub situata in via Gatteri 25/1, inaugurata il 29 dicembre scorso. Altre sono previste a Valmaura, San Giovanni e Muggia e, in formato ridotto, anche a Opicina, San Giacomo, Roiano. Le case della Comunità dovrebbero operare in stretto collegamento con i distretti sanitari

Nel corso del dibattito, preoccupazioni sono state espresse per la carenza di medici di medicina generale e per la riduzione del numero dei distretti, passati da quattro a due, con il primo che copre l’intero territorio urbano di Trieste (180mila abitanti) e il secondo che si occupa dell’altipiano e dei Comuni minori. Inoltre, 

è emersa l’esigenza di una migliore comunicazione fra Sanità e popolazione e, in particolare, quella di essere maggiormente informati sulle funzioni, orari, figure e tempi di realizzazione di strutture e servizi territoriali non settoriali e frammentati, che siano in grado di approcciare i problemi delle persone nella loro globalità. 

L’incontro si è poi concluso con la sensazione che a molte domande poste all’inizio non si sia potuto dare risposte chiare e sia necessaria una regolamentazione, da realizzare possibilmente con la partecipazione attiva della stessa popolazione.

Raffaello Maggian

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