«Disse Mosè: “Aprimi il petto, Signore, facilita il mio compito, e sciogli il nodo della mia lingua, sì che possano capire il mio dire; concedimi in aiuto uno della mia famiglia, Aronne, mio fratello. Accresci con lui la mia forza, e associalo alla mia missione, perché possiamo renderTi gloria molto e perché possiamo ricordarTi molto; e in verità Tu sempre ci osserverai”». Con la lettura della Sura 20 del Corano, versetti 25-35, da parte del Presidente della Comunità Islamica di Trieste, Akram Omar, ha preso avvio la Tavola rotonda sul tema “Fratellanza umana”, che si è tenuta a Trieste nella Moschea Ar-Rayan di via Maiolica 17B, lo scorso venerdì 24 aprile in occasione del 7° anniversario della firma della Dichiarazione di Abu Dhabi.
Il dottor Omar ha ringraziato, per la sua presenza, monsignor Enrico Trevisi, «cui sono legato da un rapporto basato su rispetto, amicizia vera, sincerità, collaborazione, in quanto entrambi desideriamo la fratellanza umana, la pace, la serenità, camminare insieme, dialogare, parlare».

Ha preso poi la parola don Valerio Muschi, delegato diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, ricordando che oggi si vuole ricordare il 7° anniversario della firma del “Documento sulla Fratellanza Umana per la Pace e la Convivenza Comune”, noto come “Dichiarazione di Abu Dhabi”, sottoscritto il 4 febbraio 2019 da papa Francesco e lo Sceicco Ahmad Al-Tayyeb, Grande Imam di Al-Azhar. «Questo incontro» ha commentato don Muschi «ci richiama il dialogo avvenuto nel 1219 da San Francesco d’Assisi con il sultano d’Egitto, Malik al-Kamil, ma anche i tanti contatti avuti da papa Francesco con le comunità musulmane».
Monsignor Trevisi ha ringraziato il Presidente Omar per l’accoglienza, precisando che «incontri come questo sono segni di fraternità, amicizia, spazi per ascoltarci». Ha quindi offerto il proprio intervento su “Le religioni al servizio della pace”, dando spazio ad ampie recenti citazioni di Papa Leone XIV .
«Tutte le religioni» ha esordito monsignor Trevisi «sono spesso strumentalizzate per fini politici ed economici: con esse si vogliono legittimare guerre e violenze. E così le differenze, che talvolta sono ampie e pongono oggettive difficoltà anche nella convivenza, vengono estremizzate e, al posto del dialogo, si precipita nel fomentare conflitti, anche violenti.
Tutte le religioni, che si rifanno a testi sacri antichi, si trovano ad aver a che fare con Scritture sacre che hanno pagine in cui legittimano la violenza e la guerra: sia gli ebrei, sia i cristiani, sia i musulmani. Per di più, ognuna di queste religioni ha al suo interno differenti interpretazioni e dunque contrastanti attualizzazioni di quei testi.

«In passato» ha continuato Trevisi «veniva accettata la cosiddetta “teoria della guerra giusta”, che poneva condizioni molto stringenti per autorizzare le guerre e nel modo di combatterle: oggi, da tutti i teologi, viene ristretta ad azioni difensive che nulla hanno a che fare con le guerre che sono state condotte dal 1945 in poi. Per questo
nessun Papa ha mai dichiarato legittima una guerra come, per esempio, le due guerre in Iraq, oppure quella in Libia, o nella striscia di Gaza o in Libano oppure in Iran ecc. Tanto meno quelle in Sudan o in Congo o in Nigeria.
«Altra cosa è» ha fatto notare «invocare protezione per le popolazioni perseguitate, rifacendosi a concetti di diritto internazionale. Con le armi di distruzione di massa nessun teologo serio parla di guerra giusta, perché tali armi contraddicono le condizioni stringenti della guerra giusta. Ecco perché rimane la strada della diplomazia e del diritto internazionale».
Nel citare affermazioni recenti di Papa Leone XIV, il vescovo di Trieste ha quindi voluto ricordare la particolarità della Chiesa cattolica, dove c’è varietà di interpretazioni storiche e di teologie,
ma abbiamo il Magistero del Papa che si fa custode di una posizione unitaria.
Pertanto, oggi noi abbiamo una voce autorevole riconosciuta da tutta la Chiesa cattolica su come affrontare il tema della guerra e della pace, a differenza di altre religioni che spesso hanno interlocutori che non hanno titolo a rappresentare la posizione di una determinata religione su tale tema».
«La via di papa Leone XIV, espressa in questi ultimi giorni, rappresenta un esempio di discernimento e di attualizzazione della dottrina cattolica» precisa monsignor Trevisi.
In sintesi, essa indica come percorso da seguire:
– la scelta della via diplomatica e del diritto internazionale per affrontare le controversie;
– la protezione delle popolazioni civili e dunque uno sguardo alle vittime e tra di esse a bambini, donne, anziani…;
– la critica alle oligarchie e agli interessi economici legati alla corsa agli armamenti che moltiplicano i loro profitti, con il paradosso che le armi si pagano con le tasse della gente; che le lobby delle armi fanno enormi profitti spesso detenuti nei paradisi fiscali; che la ricostruzione ancora viene spalmata sui popoli attraverso le tasse che gli oligarchi non pagano;
– la costruzione della pace passa attraverso la giustizia e il superamento delle gravi disuguaglianze tra i popoli e le persone. Operazione che necessita una sana politica, sane autorità di governo coinvolgendo i popoli, avendo come riferimento valori quali democrazia, giustizia, bene comune, cooperazione internazionale.

Il vescovo Trevisi ha voluto leggere le parole esatte con cui il Papa si è espresso recentemente su questi temi.
Ha quindi preso la parola il dott. Akram Omar su “Cristiani e Musulmani: diversi nella fede, uniti nella fraternità”. «La situazione attuale» ha affermato «è caratterizzata da tensioni, conflitti, incomprensioni anche tra i fedeli della stessa religione. Ma nello stesso tempo
emerge con forza il bisogno di dialogo, di incontro, di fraternità. Sono queste le ragioni che stanno alla base del Documento sulla Fratellanza Umana firmato nel 2019. La Fede vede il fratello da amare, non la paura. Con il cristianesimo, i musulmani hanno molti aspetti in comune: Dio creatore, Abramo, la Preghiera, il digiuno, la carità, la vita da dedicare a Dio e al bene. Nel Corano, Dio si rivolge a tutti. Ci ha creati da un maschio e da una femmina perché ci amiamo. Dio ci ha fatti diversi, questo è un disegno di Dio: può diventare occasione di incontro, non un ostacolo, ma una ricchezza di culture, di lingua. Certamente ci sono differenze fra cristiani e musulmani, ma vanno accettate, rispettate, confrontate. Il nostro Dio e il vostro Dio è lo stesso e a Lui obbediamo tutti».
Omar ha proseguito indicando gli atteggiamenti e le azioni che si dovrebbero realizzare per perseguire la pace: «Anzitutto occorre un atteggiamento di ascolto, di umiltà e non di scontro. Amare il prossimo significa costruire ponti. Nel documento di Abu Dhabi si afferma il diritto alla libertà di credo e alla libertà di essere diversi. Per questo si condanna il fatto di costringere la gente ad aderire a una certa religione o a una certa cultura. Tutte le imposizioni portano allo scontro». «Il rifiuto della violenza in nome di Dio» ha sottolineato ancora
va tradotto in azioni concrete. Non solo a parole. Come cita il Corano, si dovrebbe gareggiare nelle buone opere, non competere per prevalere sugli altri. La nostra dovrebbe essere una testimonianza viva della fede e avere come fine comune vivere in pace. La pace va costruita giorno per giorno, attraverso il rispetto reciproco. Essa richiede coraggio, dobbiamo esporci. E come ha detto Papa Francesco “O ci salviamo tutti assieme o nessuno si salva”.
Il dialogo è una necessità per tutti, è bene e ci fa bene. È una responsabilità di ognuno, delle scuole, della città. Concretamente occorre superare la diffidenza con la conoscenza, combattendo l’ignoranza. Sostituire la paura con la fraternità, il sospetto con il rispetto. In sintesi» ha concluso «essere fratelli nella fede e costruttori di pace».
Interessante il dibattito che è seguito a questi interventi: tante le domande poste ai relatori sia da cristiani sia da musulmani, presenti numerosi in sala.
Il Presidente della Comunità islamica ha infine invitato tutti a un rinfresco per assaggiare cibi tipici della cultura musulmana.
Raffaello Maggian
Foto di Luca Tedeschi
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