Famiglie: ascolto, comunità educanti e dialogo con i giovani

Alla Settimana di studi di spiritualità coniugale e familiare a Verona, oltre 500 partecipanti hanno riflettuto sul tema “Addomesticare il mondo”

Dal 30 aprile al 3 maggio a Verona due famiglie dell’Ufficio Pastorale Familiare diocesano, insieme a don Rudy Sabadin, hanno avuto la gioia di poter partecipare alla Settimana di studi sulla spiritualità coniugale e familiare organizzata dall’Ufficio Nazionale di pastorale familiare dalla Conferenza Episcopale Italiana. Un incontro sorprendente fin dal primo momento: oltre 500 persone nel tendone dove il Cardinale Zuppi ha introdotto il tema – “Quando la famiglia è luogo di educazione degli affetti e scuola di relazioni” – leggendo il capitolo de “Il piccolo principe” sull’incontro con la volpe, per spiegare cosa vuol dire addomesticare il mondo e come questo compito sia un farsi incontrare. Fuori dal tendone, centinaia di bambini, figli dei partecipanti ai lavori, si incontravano e incontravano i ragazzi di “Animatema”, che si sono presi cura di loro in questi giorni.

Prima del cardinale, sono state le diocesi del Triveneto a farsi incontrare, presentando a tutti le singole tessere del mosaico che compongono  – la diocesi di Trieste aveva preparato un video sull’esperienza di “Spazio 11”, sala di attesa solidale che dà un riparo notturno a migranti e triestini senza fissa dimora. Aquileia è al centro del mosaico composto dalle nostre diocesi e il sigillo di Salomone impresso sulle calze donate a tutti i partecipanti è segno del cammino indissolubilmente vissuto insieme.

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Dal giorno dopo è iniziata una fitta serie di lezioni di grande impatto. Abbiamo incontrato don Maurizio Girolami, che ha invitato

a trasformare il “selvatico” in una domus abitabile attraverso l’ascolto autentico e il dono di sé, seguendo l’esempio di Gesù alle nozze di Cana.

Abbiamo incontrato suor Marzia Ceschia che, parlando della corporeità negli incontri di Gesù, ci ha aiutato a

riconoscere il tocco di Gesù nel nostro incontro con lui, che tocca anche la morte per guarire, per rimettere al mondo, piangendo per l’impotenza degli uomini: sanando rimanendo sano. Gesù che tocca e si lascia toccare è modello del nostro compito: educare toccando, entrando, prima facendo e poi spiegando. 

Abbiamo incontrato don Andrea Ciucci e Massimiliano Padula che hanno messo in guardia dalla “solitudine collettiva” degli smartphone. Su questo, l’obiettivo educativo non deve essere il controllo ossessivo, ma la maturazione della libertà.

È necessario un passaggio dal paradigma tecnocentrico a quello antropocentrico, proponendo “patti digitali” per fasce d’età e preservando la “sapienza del cuore” di fronte all’avvento dell’intelligenza artificiale.

Abbiamo incontrato Giuseppe Dardes, fondatore de “L’aratro e la stella”, che ha indicato come

la risposta a queste crisi di solitudine risieda nella costruzione di comunità educanti basate sulla cura e l’ospitalità autentica, intesa come capacità di accogliere l’altro senza sceglierlo. La famiglia, in questa visione, è il primo luogo di apprendimento dell’affettività e della fede.

Soprattutto, abbiamo incontrato i giovani della pastorale giovanile della diocesi di Modena, che ci hanno fatto lavorare su un sondaggio – pensato e preparato per noi, tra giovani credenti e non, praticanti e non – su cosa considerano importante nelle relazioni, su cosa sanno dell’insegnamento della Chiesa riguardo a relazioni e matrimonio, su cosa chiedono:

«Abbiamo bisogno di un ascolto libero da pregiudizi, un ascolto che non dà soluzioni preconfezionate e che sappia stare con noi nelle domande. Insegnateci la bellezza della fragilità attraverso lo storytelling delle vostre vite, con le loro fatiche e le loro rinascite. Non abbiate paura di aprire le porte di casa e di mostrarci che la fede riempie di senso i gesti di ogni giorno, persino quelli più umili».

Tutto questo arricchito dal concerto dei “The Sun, band di christian music, e da una visita immersiva e illuminante alla Basilica di San Zeno, seguita dalla veglia di preghiera nella Cattedrale.

Siamo molto grati di tutto questo, ai relatori e agli organizzatori, ai membri della Commissione triveneta per la famiglia e la vita che hanno fatto un lavoro grandissimo e molto attento per permetterci di vivere questo momento così educativo per noi e di sostegno per il nostro compito verso le famiglie della nostra diocesi. 

In conclusione, citiamo ancora i giovani che ci hanno parlato e scritto: «Su quel monte erano in cinquemila, noi qui a Verona in cinquecento, ma gustiamo ugualmente una grande abbondanza. Il Signore Gesù ci indica come proseguire il cammino: “Voi stessi date loro da mangiare”. Se saremo capaci di vivere questo, giovani e adulti insieme, la stessa Parola porterà frutto in tutta Italia».

Federico Berti 

Ufficio per la pastorale familiare

Foto: tratte dal sito dell’Ufficio nazionale di Pastorale familiare 

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