Una  proposta per assicurare una tutela previdenziale adeguata a lavoratrici e lavoratori che, pur avendo lavorato, rischiano di arrivare alla pensione con trattamenti insufficienti a causa di salari bassi, carriere discontinue, part-time involontario, periodi di cura, disoccupazione o interruzioni contributive. È questa la proposta normativa lanciata dal Patronato Acli e dalle Acli nel corso del seminario “Previdenza Next Gen. La pensione contributiva di garanzia, dentro un sistema equo e sostenibile”, dedicato al futuro previdenziale delle generazioni che vivono, e vivranno, interamente dentro il metodo contributivo.
“La pensione contributiva di garanzia non nasce da una riflessione astratta, ma dalla quotidianità del servizio che il Patronato Acli svolge sul territorio”, dichiara Paolo Ricotti, presidente nazionale del Patronato Acli. 

“Ogni giorno incontriamo persone che hanno lavorato, spesso con fatica e responsabilità, ma che rischiano di non maturare una pensione dignitosa perché il loro percorso professionale è stato discontinuo, povero o segnato da fragilità. Per questo riteniamo necessario introdurre nel sistema contributivo un meccanismo di garanzia: non una misura assistenziale, ma un correttivo previdenziale capace di rendere il sistema più equo, più credibile e più vicino alla vita reale delle persone”.

Nel sistema contributivo la pensione è strettamente legata ai contributi versati durante la vita lavorativa. Questo impianto ha contribuito a rafforzare la sostenibilità finanziaria del sistema pensionistico, ma non prevede un vero meccanismo di garanzia per chi ha avuto carriere fragili. Per il Patronato Acli e le Acli, questo rappresenta un deficit di tutela che chiama in causa non solo il futuro delle pensioni, ma anche il rapporto tra lavoro, welfare, giustizia sociale e patto tra generazioni. La proposta avanzata prevede l’introduzione, nel sistema contributivo, di una misura di garanzia previdenziale collegata alla storia assicurativo-contributiva della persona e all’età di pensionamento.
“Una pensione adeguata e dignitosa non è un privilegio: è la promessa che ogni generazione fa a quella che verrà. Oggi quella promessa rischia di spezzarsi, perché chi ha salari bassi, carriere discontinue e lavori intermittenti domani si ritroverà con un assegno insufficiente. E le disuguaglianze che nascono nel mercato del lavoro non restano lì: se non le correggiamo, si trasmettono nel tempo e diventano una povertà che passa da una generazione all’altra”, dice Emiliano Manfredonia, presidente nazionale delle Acli. “È prima di tutto una questione di responsabilità: un Paese si misura da come tratta chi ha di meno, non da come premia chi ha già di più. Non chiediamo assistenza, chiediamo giustizia previdenziale, dentro le regole del sistema contributivo. E non lo diciamo da una prospettiva avulsa dalla realtà: lo diciamo perché

ogni giorno, nei nostri Patronati e nei nostri Caf, incontriamo le donne e gli uomini in carne e ossa che stanno dietro questi numeri. È il modo delle Acli di stare nel sociale: partire dalla vita reale delle persone e trasformarla in proposta. Perché servono scelte strutturali, non altre toppe e perché il nostro lavoro, per restare fedele alla nostra storia, deve sempre costruire democrazia”, conclude Manfredonia.

G.A.

Foto tratta dal sito www.acli.it