L’Indulgenza come cammino. È questa la proposta dell’Ufficio Nazionale per la pastorale della Salute della Conferenza Episcopale Italiana per l’anno del Giubileo pensando, in particolare, alle persone ammalate che vivono nelle proprie case o sono ricoverate nelle strutture di cura. Un cammino che muove i primi passi a partire dalla Bolla di indizione, Spes non confundit, nella quale Papa Francesco scrive: «Segni di speranza andranno offerti agli ammalati, che si trovano a casa o in ospedale. Le loro sofferenze possano trovare sollievo nella vicinanza di persone che li visitano e nell’affetto che ricevono. Le opere di misericordia sono anche opere di speranza, che risvegliano nei cuori sentimenti di gratitudine. E la gratitudine raggiunga tutti gli operatori sanitari che, in condizioni non di rado difficili, esercitano la loro missione con cura premurosa per le persone malate e più fragili» (Spes non confundit, 11).
Il cammino dell’indulgenza – che è “manifestazione concreta della misericordia di Dio, che supera i confini della giustizia umana e li trasforma” e può essere chiesta sia per le persone in vita, sia per le persone defunte – parte “dal distacco dal peccato e in forza del perdono ricevuto e della comunione in Cristo, sana «l’impronta negativa che i peccati hanno lasciato nei nostri comportamenti e nei nostri pensieri» (Misericordiae vultus n. 22)». Con l’indulgenza “la misericordia divina condona anche la pena temporale per i peccati già confessati e aiuta a superare i disordini lasciati nell’uomo dal male commesso”. E per rendere più semplice l’accostarsi a questo cammino – anche in vista del Giubileo delle persone ammalate, delle persone con disabilità e del mondo della sanità che sarà celebrato a Trieste sabato 5 aprile a partire dalle 14.30 presso il Tempio Mariano di Monte Grisa – è stato predisposto a livello nazionale un opuscolo agile e puntuale gratuitamente scaricabile. La “Guida per ricevere l’indulgenza”, che sarà distribuita anche al termine della celebrazione di domenica, si propone come strumento a disposizione delle persone ammalate, delle persone con disabilità ma anche dei familiari caregiver e del personale delle strutture di cura per accompagnare chi lo desidera in questo percorso di guarigione spirituale e per offrire la possibilità di vivere il Giubileo – questo tempo di grazia e di rinnovamento interiore – anche a chi non può muoversi a causa della malattia e non può raggiungere San Pietro e le altre Basiliche giubilari di Roma o le chiese giubilari presenti nelle Diocesi. Sei le tappe spirituali previste: il pentimento, il sacramento della Riconciliazione, la Comunione Eucaristica, la visita e l’assistenza alle persone malate (per le persone malate questa tappa non è necessaria), la Professione di Fede e la preghiera per il Papa secondo le sue intenzioni. Un’opportunità che può essere estesa anche alle persone detenute nelle carceri.
Luisa Pozzar