Charta Œcumenica: documento rinnovato a partire dall’ascolto

Il secondo dei due incontri tenutosi nella parrocchia di Gesù Divino Operaio e guidato da don Luis Okulik sulla Charta Œcumenica aggiornata

Venerdì 19 dicembre la comunità parrocchiale di Gesù Divino Operaio ha continuato il suo cammino di approfondimento sui 1700 anni dal Concilio di Nicea. Dopo il primo incontro con don Valerio Muschi è stata la volta di don Luis Okulik che ha narrato ai presenti la Charta Œcumenica aggiornata portando la sua esperienza di segretario della Commissione pastorale sociale del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE) e la sua testimonianza sul percorso fatto insieme alle altre Chiese europee per aggiornare la Charta.

Il 5 novembre 2025 a Roma è stata ufficialmente firmata la versione aggiornata della Charta Œcumenica, il documento-guida che invita le Chiese cristiane del continente a unire sforzi, dialogo e testimonianza. La cerimonia si è svolta nella chiesa del martirio di San Paolo presso l’Abbazia delle Tre Fontane, alla presenza di delegati di diverse confessioni cristiane europee. La Charta Oecumenica fu presentata per la prima volta nel 2001 come risultato di un dialogo ecumenico profondo e duraturo tra la Conferenza delle Chiese Europee (CEC) e il Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE). Dopo oltre due decenni, le rapide trasformazioni sociali, culturali e tecnologiche del continente hanno reso necessario un aggiornamento che rifletta le nuove sfide e contribuisca a consolidare l’unità tra le Chiese. L’edizione 2025 è stata sottoscritta dall’Arcivescovo greco-ortodosso Nikitas di Thyateira e Gran Bretagna, in qualità di Presidente del CEC, e da Monsignor Gintaras Grušas, Arcivescovo di Vilnius, Presidente del CCEE. Con la firma, le Chiese europee hanno rinnovato il loro impegno ad «andare insieme nel dialogo, nella reciproca comprensione e nella testimonianza condivisa» di fronte alle sfide del nostro tempo.  Il 6 novembre il documento è stato presentato a Papa Leone XIV che, nel suo discorso, ha sottolineato la capacità di ascolto tra le chiese cristiane e la visione comune sulle sfide contemporanee mantenendo al tempo stesso una salda fiducia nell’importanza infinita del Vangelo. In qualche modo questo può essere descritto come uno sforzo “sinodale” di camminare insieme.

Nella Chiesa cattolica, il cammino sinodale è ecumenico, proprio come il cammino ecumenico è sinodale. A tale riguardo, la nuova Charta Œcumenica sottolinea il cammino comune intrapreso da cristiani di differenti tradizioni in Europa, capaci di ascoltarsi reciprocamente e di discernere insieme al fine di predicare il Vangelo con maggiore efficacia. Don Luis ha spiegato ai presenti come ascolto e discernimento siano stati gli atteggiamenti alla base del metodo di lavoro per aggiornare la Charta. C’è stato un ascolto intra ed extra le chiese. Una prima fase con gruppi di lavoro molto piccoli dove i partecipanti erano tre cattolici e tre non cattolici. Un’attenzione al linguaggio, ai termini teologici usati, non sempre facile a causa del gran numero di Chiese presenti in Europa, ognuna con storie e culture molto diverse tra loro. La Chiesa Cattolica ha il Magistero che da sempre ha plasmato il cammino teologico, liturgico e pastorale e a cui ogni fedele cattolico fa riferimento, ma non è così nelle altre Chiese d’Europa. Ecco allora l’importanza di ascoltarsi e di trovare i temi comuni su cui poter discernere.

Il tema delle migrazioni, della salvaguardia del Creato, dell’impatto delle  nuove tecnologie, la ricerca della giustizia sociale e di un pace duratura sono i temi con cui tutti i cristiani si confrontano e leggono queste sfide del nostro tempo alla luce del Vangelo.

Nella seconda fase c’è stata la consultazione delle Chiese locali dove soprattutto i giovani con la loro sete di verità e le loro tante domande hanno chiesto che la Charta sia un testo vivo, che parli alla realtà vissuta ogni giorno nelle proprie comunità e territori, che le linee guida siano concrete e con obiettivi raggiungibili attraverso un cammino sinodale condiviso e vissuto in una collaborazione e partecipazione quotidiana.  L’ascolto in questa fase si è arricchito con le  conferenze di esperti, scienziati, teologi che hanno condiviso le loro conoscenze sulle migrazioni, la neurobiologie, le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale. Nella terza fase si è rivista la Charta Œcumenica-  in ogni singolo obiettivo, parola, ambito – confrontata con la mole di contributi raccolti nelle fasi precedenti per arrivare alla Charta Œcumenica come possiamo leggerla oggi.

Il documento è suddiviso in quattro ambiti: il credo apostolico “la Chiesa è una santa cattolica e apostolica”; l’unità visibile con l’ascolto della Parola, l’incontro, il dialogo, la testimonianza e l’apertura ai giovani nell’ecumenismo; l’incontro tra le Chiese in Europa con le altre religioni monoteiste, altre religioni  e visioni del mondo; l’ambito di responsabilità condivise e di impegno per la pace, la riconciliazione, la salvaguardia del Creato, i migranti, gli sfollati e l’attenzione alle nuove tecnologie. Ogni ambito riporta degli impegni concreti, che già oggi sono realizzati e vissuti in molte parti d’Europa. Ma la strada dell’ecumenismo è ancora lunga per arrivare all’unità.

Don Luis ci ha riportato gli esempi di associazioni

a cui partecipano cattolici, anglicani, evangelici che si occupano delle persone migranti, di chi vive nella fragilità e nella povertà. Esperienze vere di collaborazione tra cristiani che rendono evidente il cammino ecumenico per l’unità vissuto negli ultimi vent’anni. Esperienze concrete che trovano nella Charta delle linee guida da seguire, ma soprattutto rendono evidente alla società che è nel farsi prossimi, nell’essere compagni di viaggio che condividono la fatica umana e sono aperti ai suggerimenti dello Spirito Santo che si realizza l’unità nella diversità, si realizza ciò per cui Cristo ha tanto pregato e sofferto “perché tutti siano una cosa sola”. 

L’incontro si è concluso con le tante domande dei presenti che grazie alle parole di don Okulik e, facendo memoria di quanto sentito da don Muschi, hanno riportato l’attualità della Charta nella nostra Trieste, già “laboratorio” di ecumenismo per la presenza delle diverse comunità religiose in città.  Un patrimonio ecumenico che va coltivato e custodito intessendo relazioni tra i cristiani delle singole comunità, creando momenti di conoscenza, dialogo e testimonianza. Un patrimonio di cui prendersi cura perché “da questo sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35).

Igor Pellegatta

 

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