Mi chiamo Beniamino, figlio di Ezechiele della casa di Davide

Un racconto natalizio direttamente dal Presepe: il figlio di uno dei Pastori rilegge da adulto la Storia del Messia raccontatagli dal padre

Ho saputo che hanno condannato quell’uomo. Quel Gesù falegname, figlio di Giuseppe della casa di Davide. Io non lo conoscevo. Ne avevo sentito parlare quando ero bambino e poi di più in questi anni, ma non l’ho mai incontrato di persona. Quello che mi è stato detto, però, mi ha lasciato senza parole. Mentre ascoltavo come era morto e tutto quello che è accaduto dopo, mi è tornato alla mente il racconto che mio padre mi faceva da bambino. A dire il vero, a quella storia non ho mai creduto: ho sempre pensato che se la fosse inventata. La vita del pastore era dura. Sempre in giro. All’aperto con il caldo e con il freddo. In mezzo alle greggi. Lontano da tutto e tutti. Dimenticato. Facile inventarsi delle storie in quelle condizioni! Ma quando ho sentito della morte in croce di quel profeta, qualcosa è successo. Lo chiamavano il Buon pastore. Lui. Proprio lui, quel Gesù che qualcuno diceva essere stato il messia. Un messia pastore è una cosa che non si è mai sentita!

Io non ero ancora nato, ma il mio nome arriva proprio da lì. Da quella storia che mio padre diceva di aver vissuto… e pochi gli credevano! Beniamino significa Figlio prediletto e questo nome mi è stato messo a ricordo e in grazia proprio di quel Gesù. Quello che mio padre raccontava di aver visto neonato. Una storia e un incontro che a lui e a tutti noi ha cambiato vita. Mio padre si chiamava Ezechiele, che significa rafforzato da Dio. Ma, prima di incontrare lo sguardo di quel bambino, lui pensava che il suo nome fosse uno scherzo del destino. Non si sentiva amato, né ascoltato, né accolto da Dio. A lui, pastore, cui era precluso l’accesso al tempio, Dio sembrava aver voltato le spalle. Poi aveva incrociato gli occhi di quel neonato, cullato tra le braccia della sua giovane madre. Uno sguardo indimenticabile. Lui non lo aveva cercato. Raccontava che c’era una strana stella nel cielo, in quei giorni. E diceva di aver sentito come una musica. E tutti, tutti i pastori a chiedersi cosa fossero quella luce e quei suoni così strani. Poi qualcuno ha cominciato a muoversi tra greggi, gambe e bastoni, attratti da una voce che non si sentiva, ma che spingeva ad andare incontro alla stella, accompagnati dal canto del cielo.

Come credere a quella storia? Da bambino la ascoltavo come una fiaba. Poi da grande l’ho dimenticata. Ma qualcosa di certo doveva essere accaduto perché mio padre, poco dopo, aveva lasciato il suo lavoro di pastore e la nostra vita, da allora, era diventata più facile. Quasi un miracolo. Lui diceva che era grazie a quel bambino che aveva avuto la fortuna di cambiare vita. Così io ho potuto studiare e abbiamo vissuto in una casa dignitosa e oggi sono un uomo semplice, ma onesto. Quella storia era morta assieme a mio padre, ormai diversi anni fa. Ma oggi tutto torna. Incredibilmente ogni cosa di quel racconto sta riprendendo vita. Ed io, Beniamino, figlio di Ezechiele, uomo rafforzato da Dio, mi domando: era lui veramente il profeta atteso? Mio padre, anche se Gesù non l’ha mai più rivisto, ci credeva. Credeva con fede, perché quel bambino gli aveva veramente cambiato la vita. Oggi me lo domando anch’io: quel Gesù, che dalla croce ha continuato ad amare e perdonare, poteva essere davvero il figlio di Dio? Il Messia che attendiamo? La natura tutta, raccontano, si è inchinata davanti alla sua Passione, con il buio del cielo e gli squarci della terra. Ma io benedico Dio per aver permesso che mio padre, un semplice e povero pastore, fosse lì, proprio lì, nel momento in cui il Dio vivente si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. Amen.

Erica Mastrociani

 

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