La solennità dell’Epifania del Signore ci invita ogni anno a contemplare uno tra i più noti racconti del Vangelo: quello dei Magi (dal greco μάγοι, magoi), uomini venuti da lontano, guidati da una stella, alla ricerca di un Re appena nato. In questa pagina evangelica (Mt 2,1-12) la Chiesa riconosce una verità fondamentale della fede cristiana: Gesù si manifesta a tutti i popoli, non solo a Israele, e la salvezza è offerta senza confini.
Il termine “Epifania” significa proprio manifestazione. In Gesù, bambino fragile e povero, Dio si rende visibile, accessibile, vicino. Non si manifesta nel potere o nello sfarzo, ma nella semplicità di una casa. È un paradosso che interpella anche oggi il nostro modo di pensare Dio e di cercarlo.
I Magi – tradizionalmente chiamati Re, ma probabilmente sapienti o astrologi provenienti dall’Oriente, appartenenti forse alla religione zoroastriana – rappresentano l’umanità in ricerca. Non appartengono al popolo dell’Alleanza, non conoscono le Scritture, eppure sono capaci di mettersi in cammino, di leggere i segni del cielo, di lasciarsi inquietare da una domanda: dov’è il Re dei Giudei che è nato? La loro fede nasce dal desiderio, dalla sete di verità, dalla disponibilità a partire. Non conoscono le Scritture, ma le devono incontrare per poter arrivare alla lieta notizia del Dio fatto uomo.
Il viaggio dei Magi non è lineare né privo di ostacoli. Arrivano a Gerusalemme, la città del potere religioso e politico, ma lì non trovano risposte autentiche. Anzi, incontrano Erode, simbolo di un potere che ha paura, che vede in Dio una minaccia invece che una promessa. È un contrasto forte: da una parte chi cerca con cuore sincero, dall’altra chi, pur conoscendo le Scritture, resta chiuso, immobile, incapace di muoversi.
Solo quando riprendono il cammino, guidati di nuovo dalla stella, i Magi arrivano a Betlemme. Lì “videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono”. È il vertice del racconto: l’incontro tra la ricerca umana e la rivelazione di Dio. I doni che offrono – oro, incenso e mirra – esprimono una professione di fede silenziosa, ma profondissima: Gesù è Re, è Dio, è uomo destinato a donare la vita.
L’Epifania non è tanto il ricordo di un evento passato, ma una chiamata per il presente. Anche oggi il Signore continua a manifestarsi, spesso in modo discreto, nei segni della quotidianità, nei volti delle persone, nelle domande che abitano il cuore dell’uomo. I Magi ci insegnano uno stile di fede fatto di ascolto, di movimento, di coraggio. Ci ricordano che la fede autentica non è mai possesso, ma cammino.
Il Vangelo si conclude con un dettaglio significativo: i Magi “per un’altra strada fecero ritorno al loro paese”.
L’incontro con Cristo non lascia mai uguali a prima. Chi lo incontra davvero è chiamato a cambiare direzione, a scegliere vie nuove, a vivere con uno sguardo diverso sul mondo.
La luce dell’Epifania non ci risparmia dalle oscurità della storia, ma ci impedisce di abituarci ad esse. In un tempo segnato da guerre che continuano a seminare morte, da violenze che colpiscono soprattutto i più fragili e da tragedie che spezzano improvvisamente la vita di giovani e giovanissimi, come quella avvenuta in Svizzera, la stella dei Magi ci ricorda che Dio non è indifferente al dolore dell’uomo.
I Magi trovano Dio non in un palazzo sicuro, ma in un bambino esposto alla precarietà, già minacciato dalla violenza del potere.
È un Dio che sceglie di stare dentro le ferite del mondo, non sopra di esse. Per questo l’Epifania diventa anche una domanda rivolta a noi: quale luce sappiamo accendere nelle notti del nostro tempo? Quale responsabilità siamo disposti ad assumerci perché la vita, soprattutto quella dei più giovani, sia custodita, rispettata, accompagnata?
Di fronte alla guerra e alla violenza, alla morte che irrompe dove dovrebbe esserci festa, la fede cristiana non offre spiegazioni facili, ma indica una presenza: Cristo, luce delle genti, che chiede di essere riconosciuto e testimoniato con scelte concrete di pace, di attenzione, di cura. Come i Magi, anche noi siamo chiamati a tornare “per un’altra strada”, portando nel mondo non paura o rassegnazione, ma il segno di una speranza che nasce dall’incontro.
A cura della redazione
Foto in evidenza: L’Adorazione dei Magi di Lorenzo Monaco (Galleria degli Uffizi) tratta da Picryl.com (pubblico dominio)
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato, ti invitiamo a iscriverti al nostro Canale Whatsapp cliccando qui



