Dopo settimane di preparativi, di raccolte di fondi e regali, di generosa risposta da parte di tanti triestini e non solo, che si sono offerti come volontari o hanno fatto un piccolo gesto, anche quest’anno in Porto Vecchio, nella bellissima sede del Generali Convention Center si è svolto il pranzo di Natale con i poveri organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio. Una famiglia composta da anziani, bambini, senza fissa dimora, persone arrivate con i Corridoi umanitari, migranti, giovani, adulti e persone in difficoltà si è raccolta attorno a una tavola bella, apparecchiata con cura, agli alberi di Natale addobbati, al presepio, al Signore che nasce piccolo ed emarginato, per fare festa. Come in ogni altra famiglia. Ma la nostra è una famiglia di oltre 500 persone, tra chi ha dato una mano e chi è stato aiutato, in cui si confonde chi serve e chi è servito, chi abbraccia e chi è confortato, chi è povero e chi è ricco, chi è un nuovo e chi un vecchio europeo, perché solo l’amore conta, solo i sorrisi e la gioia sono emersi dai nostri volti, non conta la religione di appartenenza – come ha sottolineato il responsabile della Comunità, Paolo Parisini, nel discorso di saluto iniziale – ma l’amicizia che ci lega.
Il Pranzo di Natale è l’immagine, l’icona più bella del servizio ai poveri che svolgiamo 365 giorni all’anno, l’immagine di quello che si può fare. Il Vescovo Enrico Trevisi, anche quest’anno, ci ha fatto il dono della sua presenza e del suo affetto, ma anche e soprattutto del suo passare per i tavoli a salutare gli amici conosciuti da tempo e incontrando con calore anche quelli nuovi. Il menù – gentilmente offerto sia da un imprenditore, Pietro Savarese, che da Dafina, per il pane, e dalla Illy, per il caffé – è stato quello tradizionale: lasagna, arrosto, contorni, dolci natalizi, ma l’ingrediente in più, non tanto segreto, è stato quello della solidarietà, della fraternità, dell’amicizia senza confini, del Vangelo vissuto e messo in pratica, in modo semplice, sine glossa, come scriveva San Francesco. E che la Comunità di Sant’Egidio, fin dai suoi primi passi, cerca di vivere e mettere in pratica, non solo a Trieste, ma in tutto il mondo: da Roma a New York, dalle città della martoriata Ucraina a quelle del Malawi, in settantuno paesi del mondo, infatti, si sono svolti analoghi pranzi di Natale.
Emanuele Ferri, presidente della Odv della Comunità di Sant’Egidio di Trieste, ha sottolineato che
«il pranzo di Natale è stato un giorno di speranza, che Gesù che nasce ci chiede di avere, per stargli vicino. E, come stiamo vicino a lui, siamo vicino ai tanti che sono emarginati»
e ha ricordato i migranti che proprio nel Porto Vecchio spesso trovano riparo. Gesù è nato in una stalla e, citando l’omelia di Papa Leone della notte di Natale, Paolo Parisini ha ricordato delle parole illuminanti del nostro pontefice, semplici ma chiarissime, che iniziavano con una citazione di Papa Ratzinger: “Per illuminare la nostra cecità, il Signore ha voluto rivelarsi da uomo all’uomo”. Così attuali, le parole di Papa Benedetto XVI ci ricordano che sulla terra non c’è spazio per Dio se non c’è spazio per l’uomo:
“Non accogliere l’uno significa non accogliere l’altro. Invece, là dove c’è posto per l’uomo, c’è posto per Dio: allora una stalla può diventare più sacra di un tempio e il grembo della Vergine Maria è l’arca della nuova alleanza”.
Queste parole hanno preso vita tra i tavoli tondi del Generali Convention Center, dove gli ultimi sono stati accolti con la delicatezza e la bellezza riservate ai grandi della terra. E ringraziamo ancora una volta anche per l’ospitalità gratuita, la raffinatezza degli arredi messi a disposizione, la cortese pazienza. Gli occhi dei bambini brillavano all’arrivo di Babbo Natale e dei suoi folletti, che hanno iniziato a fare un giro della sala tenendo i più piccoli per mano e concedendosi a foto e riprese, prima di distribuire i doni. Ma gli occhi di tanti si sono illuminati, come quelli di due amiche, di una nuova volontaria di nome Elena, che ha coinvolto tutta la sua famiglia allargata, e di un’amica di Roma, Anna, che ci ha ricordato:
«Qui è il cuore del Natale. Le nostre parole su quest’anno sono gioia, luce e pace. E il miglior modo per vivere la pace è questo, perché parte dal basso».
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato, ti invitiamo a iscriverti al nostro Canale Whatsapp cliccando qui





