Anche quest’anno la tradizionale Santa Messa dei Popoli, che si tiene da anni a Trieste nella solennità dell’Epifania del Signore, ha avuto come luogo di accoglienza la Chiesa parrocchiale di Madonna del Mare di piazzale Rosmini. Sono stati molto numerosi i partecipanti, che hanno accolto l’invito degli organizzatori –Fondazione Migrantes della Diocesi di Trieste e Comunità di Sant’Egidio – sfidando il brusco calo di temperatura e la presenza di bora mischiata a fiocchi di neve.
Si tratta di una iniziativa– ha spiegato don Roy Benas, direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes e Parroco di Santa Teresa del Bambin Gesù – rivolta a tutti i migranti cattolici (italiani e non) che sono venuti a vivere nella nostra Diocesi, compresi i sacerdoti. La Messa segue l’idea di ringraziamento per il Vangelo che ha raggiunto tutti i popoli. I partecipanti sono gruppi di cattolici che celebrano le messe nelle loro lingue a Trieste: italiani, croati, filippini, pachistani, il gruppo eterogeneo in lingua inglese e qualche tedesco della comunità tedesca.
Il Vescovo, monsignor Enrico Trevisi, ha presieduto la Santa Messa e nella sua omelia ha sottolineato come l’episodio dei Magi, che vanno ad incontrare Gesù e pieni di gioia lo adorano, sia un episodio di grande spessore spirituale. «Ci dice che Gesù è venuto per tutti i popoli. E ci dice anche di un cammino da compiere, talvolta insidioso. Come i Magi, occorre guardare in alto la stella, ma poi si può smarrire la strada. E poi ancora non è detto che le persone a cui chiedi aiuto siano ben intenzionate, come Erode che vuole uccidere il bambino Gesù». Rivolgendosi all’assemblea eterogenea dei presenti, il Vescovo ha fatto notare che seppure
«siamo diversi, con desideri, paure, speranza, storie che ci caratterizzano in modo unico, siamo tutti con lo sguardo a Gesù. Ed è questo che ci rende fratelli, che ci fa Chiesa, nonostante le differenze che permangono tra noi e che talvolta ci rendono la vita ancora inquieta. Esprimiamo i tanti popoli che sono in cammino per incontrarlo e adorarlo».
«Anche noi come i Magi» ha ricordato ancora monsignor Trevisi «siamo venuti qui guidati dalla stella.
Ognuno di noi ha avuto una sua stella, che talvolta è scomparsa e poi riapparsa e anche noi possiamo essere una stella lucente che sa sorreggere e illuminare il cammino delle persone che Dio ci ha affidato. Pensa alla tua famiglia, pensa alle persone concrete della tua famiglia, della tua comunità, del tuo luogo di scuola e lavoro, delle strade che percorri».
Nella sua conclusione il Vescovo ha rivolto una preghiera per gli “Erode” del nostro tempo: «Sono i prepotenti che spadroneggiano il mondo, governanti e magnati della finanza e dell’economia, ma anche i prepotenti che talvolta possiamo essere noi nei confronti di chi è più debole e sfinito.
Preghiamo perché tutti gli “Erode” si convertano a Gesù. Noi crediamo in questo amore impossibile».
Lo svolgimento della Liturgia ha rispecchiato la molteplicità di provenienze linguistiche e culturali dei partecipanti. Il canto iniziale “Joy to the World” era in inglese, la prima lettura è stata proclamata intagalog (lingua delle Filippine), il salmo in italiano, la seconda lettura in urdu (lingua del Pakistan) e il Vangelo in croato.
Loredana Catalfamo e Cosimo Perini, volontari della Comunità di Sant’Egidio, si sono poi alternati nella lettura delle preghiere per l’Asia e l’Oriente, per l’America Latina, per l’Africa, per i popoli slavi, per la Terra Santa, per il Medio oriente, per le chiese dell’Asia e infine per la nostra città.
Al termine della Messa l’atmosfera era gioiosa ed è stato bello osservare i vari gruppi linguistici chiacchierare fra loro in allegria. Particolarmente numerosi i gruppi filippini e pachistani.
Raffaello Maggian
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