Come leggere la pienezza della legge di Cristo?

Il Vangelo, afferma Papa Leone XIV, “ci offre questo prezioso insegnamento: non serve una giustizia minima, serve un amore grande, che è possibile grazie alla forza di Dio”

Ancora una volta la liturgia si sofferma sul discorso della montagna, dopo averci proposto le beatitudini e indicato che il cristiano deve essere sale della terra e luce del mondo, proprio per farci comprendere chiaramente la novità cristiana espressa da quel “ma io vi dico”. Per sei volte risuona questa espressione di Gesù nel brano del Vangelo di Matteo. Se Mosè Sali sul monte per ricevere la legge di Dio e portala al popolo eletto, Gesù – diceva Papa Benedetto quindici anni fa – “è il figlio stesso di Dio che è disceso dal cielo per portarci al cielo, all’altezza di Dio, sulla via dell’amore. Anzi, lui stesso è questa via: non dobbiamo far altro che seguire lui, per mettere in pratica la volontà di Dio ed entrare nel suo regno, nella vita eterna”.

Dopo aver proclamato le Beatitudini, dice all’Angelus Leone XIV, Gesù “ci invita a entrare nella novità del Regno di Dio” e rivela “il vero significato dei precetti della Legge di Mosè: essi non servono a soddisfare un bisogno religioso esteriore per sentirsi a posto davanti a Dio, ma a farci entrare nella relazione d’amore con Dio e con i fratelli. Per questo Gesù dice di non essere venuto ad abolire la Legge, ma a dare il pieno compimento”.

Con Matteo, dunque, capiamo che Gesù non è colui che non rispetta la legge, i profeti, anche se è entrato nella casa del pubblicano e ha compiuto azioni il sabato. La sua non è una giustizia diversa, afferma il Papa, ma una “giustizia superiore a quella degli scribi e dei farisei, una giustizia che non si limita a osservare i comandamenti, ma ci apre all’amore e ci impegna nell’amore”.

Come leggere allora la pienezza della legge di Cristo? Matteo ci propone una serie di antitesi – il discorso che troviamo nel Vangelo è proprio chiamato delle antitesi – quattro nel testo di questa sesta domenica del tempo ordinario, e due nella prossima domenica. Così nel riproporre la legge mosaica, non uccidere, non commettere adulterio, non dire falsa testimonianza, Gesù dice: non solo chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio, ma anche chi si adira con il proprio fratello; chi dice stupido al fratello dovrà essere sottoposto al sinedrio, chi dice pazzo sarà destinato al fuoco della Geèmma.

Come dire: siamo messi male un po’ tutti. Quante volte abbiamo detto stupido o pazzo rivolgendoci a un nostro fratello, e così quel “ma io vi dico” ci tocca da vicino.

La legge data a Mosè e ai profeti, afferma il vescovo di Roma, è “una via per iniziare a conoscere Dio e il suo progetto su di noi e sulla storia”. Ma Gesù è venuto in mezzo a noi, e “ha portato a compimento la Legge, facendoci diventare figli del Padre e donandoci la grazia di entrare in relazione con Lui come figli e come fratelli tra di noi”.

La vera giustizia, ricorda Papa Leone all’Angelus, “è l’amore e dentro ogni precetto della Legge, dobbiamo cogliere un’esigenza d’amore. Infatti, non basta non uccidere fisicamente una persona, se poi la uccido con le parole oppure non rispetto la sua dignità”.

Papa Francesco ha ricordato più volte che le chiacchiere non fanno bene alla vita della chiesa e del cristiano, e si può uccidere anche con le parole. Un vecchio adagio ci ricorda che ne uccide più la penna che la spada. Così non solo non bisogna attentare alla vita del prossimo, ma neppure riversare su di lui il veleno dell’ira e colpirlo con la calunnia.

Ancora, all’Angelus Leone XIV dice che “non basta essere formalmente fedele al coniuge e non commettere adulterio, se in questa relazione mancano la tenerezza reciproca, l’ascolto, il rispetto, il prendersi cura di lei o di lui e il camminare insieme in un progetto comune”. Il Vangelo, afferma Papa Prevost, “ci offre questo prezioso insegnamento: non serve una giustizia minima, serve un amore grande, che è possibile grazie alla forza di Dio”.

Dopo la preghiera mariana dell’Angelus, il vescovo di Roma ha parole per il Madagascar colpito a poca distanza di tempo, da due cicloni, con inondazioni e frane: “prego per le vittime e i loro familiari e per quanti hanno subito gravi danni”. E ricorda che miliardi di persone in Asia orientale e in altre parti del mondo si apprestano a celebrare il Capodanno lunare. La festa, che sarà il 17 febbraio e darà inizio all’anno del Cavallo di fuoco, “incoraggi a vivere con più intensità le relazioni familiari e l’amicizia; porti serenità nelle case e nella società”. La celebrazione simboleggia l’arrivo della primavera e segna per le popolazioni cinesi, vietnamite coreane, mongole e del Tibet l’inizio del nuovo anno. La “gioiosa festa”, ha detto Papa Prevost, “sia occasione per guardare insieme al futuro costruendo pace e prosperità per tutti i popoli”.

Fabio Zavattaro (SIR)

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