Achille e la tartaruga: il paradosso infinito

La tartaruga avanza lenta, Achille scatta. Sembra facile… eppure non la raggiunge mai: la distanza si spezza all’infinito. Ce ne parla il prof. Obersnel

Il 12 aprile si commemora San Zenone, vescovo di Verona vissuto nel IV secolo. Circa 700 anni prima, un altro personaggio di nome Zenone entrò nella storia del pensiero: Zenone di Elea, allievo del filosofo Parmenide. Quest’ultimo sosteneva che la realtà fosse una e immutabile, in contrasto con chi ne affermava la molteplicità e il divenire. Zenone, per difendere le idee del maestro, elaborò delle celebri aporie spesso chiamate impropriamente “paradossi” con l’intento di confutare le tesi dei suoi oppositori. La più famosa è quella di “Achille e la tartaruga”. Supponiamo di organizzare una gara di corsa tra Achille e una tartaruga. Achille, cavalleresco, concede alla tartaruga un piccolo vantaggio, diciamo un metro. Ma ecco il problema: per Zenone, Achille non riuscirà mai a raggiungerla. Infatti, quando Achille avrà percorso quel primo metro, la tartaruga sarà già avanzata di una piccola distanza d_{1}; mentre Achille copre d_{1}, la tartaruga sarà passata a d_{2}, e così via, all’infinito. Ogni passo che Achille compie per raggiungerla richiede un tempo, e Zenone conclude che occorrerebbe un’infinità di intervalli di tempo per raggiungere la tartaruga. Aveva ragione? L’evidenza ci dice di no: Achille la raggiunge eccome! Ma il ragionamento di Zenone, almeno formalmente, è corretto. La soluzione di questo apparente paradosso arrivò quasi duemila anni dopo, con l’avvento del calcolo infinitesimale. La risposta `e sorprendente: sì, sono necessari infiniti intervalli di tempo, ma la somma di questi intervalli può essere finita. Per comprenderlo, basti pensare a un bastone lungo un metro. Lo dividiamo a metà: prendiamo la parte sinistra \left( \frac{1}{2}\text{ metro} \right) e la mettiamo da parte. Della metà rimanente \left( \text{destra} \right), prendiamo ancora la metà \left( \frac{1}{4} \right), e la mettiamo da parte. Poi \frac{1}{8}, \frac{1}{16} e così via, all’infinito. Sommando tutti pezzi messi da parte, otteniamo esattamente la lunghezza originale del bastone. Cioè

 

\frac{1}{2}+\frac{1}{4}+\frac{1}{8}+\frac{1}{16}+...+\frac{1}{2^{n}}+...=1

 

Questa è una serie geometrica di ragione \frac{1}{2}. In generale, una serie geometrica è della forma:

 

x+x^{2}+x^{3}+...+x^{n}+...

 

con x un qualsiasi numero reale. Se x=2 si ha 2+4+8+16+..., che diverge, cioè la somma è infinita. Lo stesso avviene per qualunque x\ge 1. Ma cosa succede se prendiamo x=-1? Otteniamo -1+\left(-1\right)^{2}+\left( -1 \right)^{3}+...=-1+1-1+1-1+.... Qui le cose si complicano. Possiamo raggruppare i termini così:

 

\left( -1+1 \right)+\left( -1+1 \right)+\left( -1+1 \right)+...=0+0+0+...=0

 

oppure così:

 

-1+\left( 1-1 \right)+\left( 1-1 \right)+...=-1+0+0+0+...=-1

 

Può una somma avere due valori diversi? Oggi si usa dire che la serie è indeterminata, e non si attribuisce a essa nessuna somma. Tuttavia, storicamente, questo esempio ha dato origine a discussioni affascinanti. Alcuni filosofi e teologi hanno persino visto in questa serie (detta “serie di Grandi”, dal matematico francese Guido Grandi) un’immagine della creazione: dalla stessa espressione che vale zero può scaturire l’unità da cui tutto ha origine.

Franco Obersnel

 

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