Camminando “in versi” verso la Pasqua

Nel tempo di Quaresima, facciamo parlare anche la poesia: linguaggio che sa rendere visibile ciò che ai più è impercettibile - 4

La Quaresima è un tempo di attesa, di ascolto della Parola e di digiuno. Un cammino da fare assieme che attraversa la passione, la morte e la resurrezione del Signore. Un tempo lungo, durante il quale possiamo prepararci ad accogliere il mistero del Dio che si è fatto uomo e che è morto e risorto per la nostra salvezza. Un vero e proprio mistero da accogliere con fede. Una di quelle cose della vita che non sempre riusciamo a comprendere con la razionalità e forse non troviamo neanche le parole adeguate ad esprimerla.

Per queste ragioni abbiamo pensato di farci accompagnare dai versi di alcuni poeti. Papa Francesco li definiva «occhi che guardano e che sognano», «voce delle inquietudini umane» e «coloro che plasmano la nostra immaginazione». Lasciamoci quindi abitare, in questo tempo così denso, anche dalle parole poetiche che, in tempi e modi diversi, hanno saputo cogliere e dar voce ai desideri e alle inquietudini che abitano il cuore umano quando incontrano Dio. Come scriveva papa Francesco: “La parola della poesia raccoglie gli inquieti desideri che abitano il cuore dell’uomo, perché non si raffreddino e non si spengano. Questa opera permette allo Spirito di agire, di creare armonia dentro le tensioni e le contraddizioni della vita umana, di tenere acceso il fuoco delle passioni buone e di contribuire alla crescita della bellezza in tutte le sue forme”. 

 

Ritorno alla sorgente

Fa’ digiunare il nostro cuore:

che sappia rinunciare a tutto quello che l’allontana

dal tuo amore, Signore, e che si unisca a te

più esclusivamente e più sinceramente.

Fa’ digiunare il nostro orgoglio,

tutte le nostre pretese, le nostre rivendicazioni,

rendendoci più umili e infondendo in noi

come unica ambizione, quella di servirti.

Fa’ digiunare le nostre passioni,

la nostra fame di piacere,

la nostra sete di ricchezza,

il possesso avido e l’azione violenta;

che nostro solo desiderio sia di piacerti in tutto.

Fa’ digiunare il nostro io,

troppo centrato su se stesso, egoista indurito,

che vuol trarre solo il suo vantaggio:

che sappia dimenticarsi, nascondersi, donarsi.

Fa’ digiunare la nostra lingua,

spesso troppo agitata, troppo rapida nelle sue repliche,

severa nei giudizi, offensiva o sprezzante:

fa’ che esprima solo stima e bontà.

Che il digiuno dell’anima,

con tutti i nostri sforzi per migliorarci,

possa salire verso di te come offerta gradita,

meritarci una gioia più pura, più profonda

(Jean Galot)

 

Isidore Hendrix (Wikipedia)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Jean Galot, nato a Liegi il 31 agosto 1919, è stato sacerdote gesuita belga, teologo e professore di teologia alla Gregoriana di Roma. È stato un autore spirituale molto fecondo, a collaborato con importanti giornali e riviste (L’Osservatore Romano, La Civiltà Cattolica). Dal 1987 fino alla morte è stato responsabile dell’Unione Internazionale del Cuore Eucaristico “Pro Mundi Vita”. È morto a Bruxelles il 18 aprile 2008.

 

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