Avvicinarsi alla storia della Salvezza attraverso la pittura e l’arte in generale ha un sapore antico. Già le prime chiese rupestri, delle quali in varie parti d’Italia resta un’ampia testimonianza, erano, di fatto, veri e propri “libri” di catechesi che narravano – e continuano a narrare ancora oggi – episodi biblici, pagine del Vangelo, vita degli Apostoli e dei Santi che nei secoli hanno testimoniato con la vita la fede in Cristo e dai quali, anche chi non era istruito è stato toccato. La Quaresima è anche un tempo in cui provare a ricavare degli spazi franchi da impegni e attività per sostare in contemplazione del Mistero Pasquale. Due insegnanti di storia dell’arte ci aiuteranno in questo percorso alla scoperta dei tesori dell’arte che tanto hanno da comunicare alla nostra vita di cristiani in cammino.

Cristo e la Samaritana al pozzo
Cercando un’opera che potesse essere suggestiva di quel fatto così umano e bello raccontato da Giovanni nel Vangelo di questa Domenica mi sono soffermata su una tela di notevoli dimensioni (267,5 x 206 cm) dipinta ad olio da Artemisia Gentileschi nel 1637 e conservata a Pisa al Palazzo Blu.
Rispetto ad altre interpretazioni dell’evento, qui la donna non appare sorpresa, spaventata, ma assorta nel dialogo con Gesù, attenta alle sue parole, totalmente presa dal suo sguardo, tanto che la brocca per l’acqua è rimasta per terra, al momento inutilizzata.
Il Maestro le si rivolge con dolcezza:
l’espressione del volto e perfino l’atteggiamento delle mani non appaiono giudicatori ma di confidente rivelazione; le sue vesti hanno i colori della tradizione antica, il rosso della tunica dice che Egli è Dio, il mantello blu indica la sua umanità.
Le vesti della Samaritana hanno i toni più caldi del giallo e bruno, la camicia bianca ha maniche ampie e scollo orlato di pizzo, proprio come dovevano portarle le ragazze nel 1600, e come vestiva la pittrice medesima. Dunque,
esattamente come in Caravaggio, il Messia incontra le persone nel tempo presente e allora come oggi (nell’oggi di Artemisia, nell’oggi nostro) le persone si sentono abbracciate, la loro vita cambia.
La Gentileschi appartiene proprio alla corrente caravaggesca, anche se l’arte del Merisi è stata mediata per lei dal padre Orazio, pittore egli stesso e fattosi maestro d’arte per la figlia. Artemisia era rimasta orfana di mamma in giovane età, e presto il suo talento artistico potè fiorire anche grazie all’insegnamento di Agostino Tassi: questi però fu anche l’uomo che le rovinò la vita, facendo violenza su di lei e provocandole una serie di umiliazioni e sofferenze. La pittrice ebbe dunque una vita devastata dal punto di vista degli affetti (anche un successivo matrimonio non sarebbe stato purtroppo felice) e chissà cosa avrà pensato nel dipingere quella figura di donna che dopo tanti mariti, finalmente, si era sentita guardata da Gesù con una profondità e una misericordia mai sperimentati prima!
La figura della Samaritana nel quadro ha anche una posizione rilassata, quasi di “riposo” e somiglia nell’atteggiamento a una Maddalena penitente che la Gentileschi aveva dipinto pochi anni prima: i capelli raccolti sulla testa alludono ancora alle acconciature dell’epoca.
Dietro il suo capo un cielo luminoso percorso da nuvole bianco – giallastre apre un varco fra l’oscurità dei boschi circostanti. Sulla destra si accampa sopra il colle una città fortificata con imponenti mura e torri.
La pittura di Artemisia è una pittura di realtà, i colori morbidi e sfumati si fondono perfettamente con il chiaroscuro, grazie al quale vediamo proiettarsi ombre credibili sulle braccia e sul collo della giovane donna, come pure sulla mano destra e sulla guancia di Cristo; l’aureola sopra il suo capo è un cerchietto metallico quasi invisibile per la sua sottigliezza. Dalla città sull’altura escono e scendono verso valle alcuni uomini, a completare la descrizione evangelica:
“In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna”. Tratteggiando con pennellate leggere le sagome di quelle figure lontane, l’artista sembra sottolineare ancora l’eccezionalità assoluta di quell’incontro, la straordinaria novità della familiarità creatasi tra una donna straniera e il Salvatore del mondo.
Marina Gobbato
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