Ecumenismo: a Trieste dialogo sul Patto di Bari

Pastori e fedeli delle Chiese cristiane di Trieste commentano insieme il Patto ecumenico nazionale firmato a Bari, primo accordo di questo tipo in Italia

“Credere e vivere a Trieste nell’unità possibile”. Con questo invito, si è svolto giovedì 5 marzo un incontro fra le Chiese cristiane di Trieste, per commentare assieme il Patto ecumenico nazionale, firmato a Bari il 23 gennaio scorso. L’incontro, coordinato da don Valerio Muschi, Delegato diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, si è tenuto nella Sala della Chiesa Greco Ortodossa di Riva III Novembre 7. 

L’incontro ha preso il via con la lettura, da parte di Michela Brundu, membro della commissione ecumenica diocesana, del brano di Marco 9,38-40 : “Giovanni gli disse: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demòni nel tuo nome e glielo abbiamo vietato, perché non era dei nostri». Ma Gesù disse: «Non glielo proibite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me. Chi non è contro di noi è per noi”, testo scelto dal Pastore Peter Ciaccio, delle Chiese valdesi e metodiste, in quanto vi ha ravvisato il senso del Patto firmato fra le Chiese cristiane, a cui lui stesso ha avuto modo di partecipare, in occasione del primo Simposio delle Chiese cristiane in Italia.  Come ha spiegato Ciaccio: “Si tratta di un importante momento definito dagli stessi firmatari di portata storica per la nostra realtà italiana, poiché è il primo accordo di questo tipo firmato a livello nazionale, frutto di 3 anni di lavoro, dopo che per decenni le Chiese cristiane si sono frequentate. Al Simposio erano presenti 40 delegati cattolici, 40 delegati ortodossi, 40 deleganti protestanti. Il Patto è il primo passo verso l’impegno a ritrovarsi, per continuare con laboratori di conoscenza reciproca e di approfondimento.”

Don Valerio ha poi preso la parola per ricordare quanto “l’ecumenismo sia stato per tanto tempo e ancora adesso un terreno scivoloso, che solo da poco più di 100 anni ha iniziato il suo cammino, ostacolato da questioni teologiche e da problemi storici”.

 

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All’incontro erano presenti una quarantina di persone tra pastori e rappresentanti delle chiese cristiane triestine, ai quali è stato distribuito il testo del “Patto”, composto da 6 articoli, letti e commentati ad alta voce a turno da referenti di ogni chiesa.

Il primo articolo, “Fondamento della comunione”,  è stato commentato dal Pastore luterano Andrei Popescu, che ha ricordato che “unità non significa eliminare le differenze, ma riconoscere che la sua sorgente è Cristo Gesù e che ogni divisione e incomprensione tra le nostre Chiese è una ferita al Corpo di Gesù. Occorre puntare all’essenziale, così come nel mare di Trieste ci sono all’interno tante correnti, ma tutte fanno parte dello stesso mare”.

Il secondo articolo, “Impegno al rispetto reciproco“,  è stato letto da Ciaccio, che ha fatto notare l’audacia nell’uso del verbo “riconoscersi e il riferimento non alle Chiese ma alle comunità cristiane animate dal medesimo Spirito, con l’invito ad evitare ogni forma di competizione, proselitismo e prevaricazione.” 

È stato Valentin Tarta (ortodosso rumeno) a commentare l’articolo 3, “Collaborazione per la coesione”, dove, ha rilevato,  la parola centrale è “il comandamento dell’amore e i conseguente impegno a cooperare in favore della giustizia, della pace e della solidarietà tra gli uomini e le donne del nostro tempo.” 

Il quarto articolo, “Testimonianza comune”, è stato commentato dai membri della commissione cattolica, ed Emanuele Ferri, Presidente locale della Comunità di Sant’Egidio, ha posto l’accento sull’importanza della “preghiera comune, l’ascolto condiviso della Parola di Dio e l’azione solidale nelle nostre città e comunità, oltre all’impegno ad assumere una presenza pubblica della Chiesa rispettosa della laicità e in dialogo con la società.” 

Ad Eliseo Testa, della Chiesa Avventista, nonché responsabile del Segretariato Attività Ecumeniche SAE, è stato affidato il compito di commentare l’articolo 5, “Impegno permanente”, rivolto alle Chiese affinché mantengano “un dialogo costante e fraterno, attraverso incontri periodici di preghiera, di discernimento e di collaborazione concreta”,  come richiamato dalla lettera ai Romani “Amatevi gli uni gli altri, come fratelli. Siate premurosi nello stimarvi gli uni gli altri. Siate impegnati nel fare del bene, non pigri; siate ferventi nello spirito e nel servire il Signore, allegri nella speranza, pazienti nelle tribolazioni, perseveranti nella preghiera” (12,10-12). 

L’ultimo articolo “Invocazione finale” è stato letto da Antonio Sofianopulo (Presidente della comunità greco ortodossa) e Padre Raško Radović (parroco serbo ortodosso), con un breve commento conclusivo da parte del diacono serbo ortodosso, Mile, sulla necessità di “affidarsi alla misericordia di Dio e di essere disponibili a imparare gli uni dagli altri”.

Al termine, ci si è dati appuntamento a giugno, alla fine dell’anno pastorale, quando queste aspirazioni saranno tradotte in pratica nella programmazione delle attività ecumeniche del 2026-27.

Dopo la preghiera del Pater ognuno nella propria lingua e tradizione, l’incontro si è concluso in un clima di cordialità con un generoso rinfresco, offerto da uno dei membri cattolici, in stile georgiano.

Raffaello Maggian

 

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