Il papà-educatore, come l’artigiano Giuseppe

La lettera de Vescovo mons. Enrico Trevisi per la festa del papà, nella solennità di San Giuseppe, Sposo della Beata Vergine Maria

Oggi è la vostra festa. Auguri a tutti i papà. Di tutte le età.

Siate fieri per i vostri figli, sempre: non perché perfetti, ma perché sono i vostri figli. Anche Dio Padre fa così con ciascuno di noi. Ci ama per quello che siamo. E ci accompagna.

Siate voi stessi, ma consapevoli che siete educatori. In ogni cosa che fate e dite: fa parte del vostro essere. L’educatore sa guardare avanti: sogna un futuro pieno, ma sa gestire la realtà e le regole, che restano un mezzo per maturare, non la rigidità di un sistema. 

Sappiate indicare il futuro, per il quale impegnarsi: ma sappiate anche apprezzare e gioire per il presente e indicare i passi necessari per proseguire il cammino, vincendo le distrazioni eccessive e le false giustificazioni (che deresponsabilizzano).

Non l’autoritarismo del padre-padrone che mette soggezione e imprigiona in schemi artefatti, ma nemmeno il padre-mellifluo (o il padre-peluche come lo chiama il pedagogista Daniele Novara) che non sa indicare una meta per cui impegnarsi. Né distanti e assenti, ma neanche incombenti che privano delle necessarie esperienze di prova, di fatica, di gestione delle dimensioni imperfette che attraversano le vite di tutti e ad ogni età.

Semplicemente educatori perché ad ogni stagione ci sia sempre una meta che motivi a proseguire il cammino. Accompagnatori che danno la serenità di non essere soli. Capaci di incoraggiare di fronte alle sfide che si presentano ad ogni età, ma senza sostituirsi ai figli nei passi e nelle fatiche che il loro cammino comporta. 

Il papà-educatore è come l’artigiano attento all’unicità, singolarità di quanto sta vivendo nella relazione con il figlio, che a sua volta è sempre “unico”, cioè con le sue caratteristiche originali che richiedono l’attenzione e la fantasia, perché ciò che già ha funzionato con un figlio può non andar bene per l’altro.

Sappiate gioire per ogni risultato, anche se non si è campioni e non si è primi della classe. Non perché ci si rassegna alla mediocrità ma perché si accompagna ad una crescita che ha tante sfaccettature. Incoraggiate per alti e altri traguardi che non sono competitivi ma che danno il gusto della vita: l’impegno e la responsabilità, l’amicizia e la solidarietà, la giustizia e l’onore per la parola data, la gratitudine per quanto si riceve e la gratuità verso chi fatica… Non è un elenco esaustivo: cercate nel repertorio delle vostre giornate ciò che dà sapore alla nostra umanità. Datevi il tempo anche per le parole che sanno raccontare la vita… e dare fiducia. E in questo la luce della fede è una risorsa inesauribile.

Non siate gelosi se i vostri figli hanno un rapporto speciale con la mamma. Anche voi avete il vostro rapporto speciale con ogni figlio e con ogni figlia; e mamma e papà hanno costitutivamente legami e relazioni differenti con i figli. Anzi, in ogni caso mostrate riconoscenza e gratitudine per la mamma perché senza di Lei non avreste l’onore di essere padri.

San Giuseppe non ha avuto un compito facile. Lo stiamo ora rivalutando. 

Succede a tanti padri… solo col passare degli anni li si riscopre e li si apprezza per la loro statura. Non si sono piegati ai piccoli momentanei ricatti affettivi: sono rimasti segno che la vita ha traguardi grandi che vale la pena non sciupare. Per essi servono energia e responsabilità. E ci si può aiutare. 

E tutto questo vi mette sulla scia di Dio Padre, che solo un po’ alla volta, nella maturità, si riscopre come l’orizzonte su cui tenere fisso lo sguardo.

 

Enrico Trevisi
Vescovo di Trieste

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