La Quaresima è un tempo di attesa, di ascolto della Parola e di digiuno. Un cammino da fare assieme che attraversa la passione, la morte e la resurrezione del Signore. Un tempo lungo, durante il quale possiamo prepararci ad accogliere il mistero del Dio che si è fatto uomo e che è morto e risorto per la nostra salvezza. Un vero e proprio mistero da accogliere con fede. Una di quelle cose della vita che non sempre riusciamo a comprendere con la razionalità e forse non troviamo neanche le parole adeguate ad esprimerla.
Per queste ragioni abbiamo pensato di farci accompagnare dai versi di alcuni poeti. Papa Francesco li definiva «occhi che guardano e che sognano», «voce delle inquietudini umane» e «coloro che plasmano la nostra immaginazione». Lasciamoci quindi abitare, in questo tempo così denso, anche dalle parole poetiche che, in tempi e modi diversi, hanno saputo cogliere e dar voce ai desideri e alle inquietudini che abitano il cuore umano quando incontrano Dio. Come scriveva papa Francesco: “La parola della poesia raccoglie gli inquieti desideri che abitano il cuore dell’uomo, perché non si raffreddino e non si spengano. Questa opera permette allo Spirito di agire, di creare armonia dentro le tensioni e le contraddizioni della vita umana, di tenere acceso il fuoco delle passioni buone e di contribuire alla crescita della bellezza in tutte le sue forme”.
Tardi ti amai
Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai.
Sì, perché tu eri dentro di me e io fuori. Lì ti cercavo.
Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature.
Eri con me, e non ero con te.
Mi tenevano lontano da te le tue creature,
inesistenti se non esistessero in te.
Mi chiamasti,
e il tuo grido sfondò la mia sordità;
balenasti,
e il tuo splendore dissipò la mia cecità;
diffondesti la tua fragranza,
e respirai
e anelo verso di te,
gustai e ho fame e sete;
mi toccasti,
e arsi di desiderio della tua pace.
(Sant’Agostino)

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| Agostino, nato a Tagaste il 13 novembre 354, è stato vescovo di Ippona. Educato alla fede cattolica dalla madre, Santa Monica, fu un giovane inquieto e condusse una vita travagliata fino alla conversione avvenuta nel 386, alla quale seguì il battesimo, l’anno successivo, che ricevette a Milano da Ambrogio. Tornato in Africa, fondò la sua prima comunità. Scrisse numerose opere, tra le quali “Le confessioni”. Morì il 28 ottobre del 430 a Ippona. È annoverato tra i Dottori della Chiesa Latina. |
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