La sofferenza del disagio psichico: il punto sui servizi

A margine dell’incontro tenutosi il 26 febbraio, a colloquio con Tiziana Tomasoni, vicepresidente dell’Associazione Familiari Sofferenti Psichici di Trieste

Qual è il contesto in cui nasce questo confronto sulla salute mentale a Trieste?

“L’obiettivo dell’incontro pubblico del 26 febbraio scorso, tenutosi presso la sala della Parrocchia Madonna del Mare, era fare il punto sulla situazione dell’organizzazione dei servizi preposti alla tutela della salute a Trieste. L’iniziativa è stata organizzata dal Coordinamento per la difesa della sanità pubblica di Trieste, che raggruppa oltre cento associazioni che fungono da rilevatori dei bisogni sanitari delle persone e delle criticità dell’attuale organizzazione sanitaria. Al tavolo dei relatori erano presenti, oltre a me, il dr Gianluca Festini, che ha lavorato per 40 anni in ospedale, in reparti di emergenza, medicina interna e per 15 anni nella Struttura Complessa di Ematologia (che ha contribuito a fondare e ha successivamente diretto) e la dr.ssa Maria Grazia Cogliati Dezza, psichiatra, per anni responsabile del Distretto Sanitario n. 2”. 

Qual è il ruolo della vostra associazione all’interno di questo scenario?

“L’Associazione Familiari Sofferenti Psichici, di cui sono vice presidente, è parte attiva delle associazioni che hanno promosso questo incontro: iniziative come questa vengono ripetuti da mesi anche in altre realtà parrocchiali e sociali, con l’obiettivo di informare la popolazione dei problemi principali che incontriamo quali utenti della sanità triestina, augurandoci che possano venire risolti”.

Può raccontarci la storia e le attività principali dell’associazione?

“L’associazione opera a Trieste dal 1988. Collabora con il Dipartimento di Salute Mentale, è associata all’Unione Nazionale Associazioni per la Salute Mentale e aderisce alla Rete di associazioni regionali, per rappresentare e far valere i diritti delle persone nelle opportune sedi istituzionali del Friuli Venezia Giulia. Ha sede a Trieste in via Madonnina, 15/b (tel. 040-3720074 – cell. 328 9270245 – e-mail: afasop.noiinsieme@gmail.com).

Qual è la vostra missione e come sostenete concretamente le famiglie?

“La nostra missione è quella di sostenerci a vicenda: cerchiamo alleanze e facciamo rete con altre associazioni di familiari regionali e nazionali, monitoriamo il funzionamento dei nostri servizi di salute mentale, in particolare i Centri di Salute Mentale (CSM), ci relazioniamo e collaboriamo con l’Azienda Sanitaria per potenziare soluzioni a favore dei nostri cari. Osserviamo che tanti e in numero sempre più crescente sono purtroppo i giovani colpiti da questo disagio”.

Qual è il valore dell’approccio basagliano oggi?

“Un tempo sarebbero stati chiamati “matti”. Franco Basaglia ci ha insegnato che sono anzitutto persone, che la follia non ha confini netti con la normalità e che la sofferenza è affrontabile con la giusta vicinanza, fatta di cura e di rispetto. Al di là di inutili etichette, i nostri cari non sono da evitare e isolare, sono persone che possono vivere una vita dignitosa, se tutti noi la facilitiamo e la favoriamo. La teoria basagliana, oltre alla competenza psichiatrica, mette al centro della cura l’attenzione per la persona e i suoi diritti e quindi un percorso terapeutico personalizzato, che rispetta l’unicità della persona ed è orientato al suo reinserimento sociale, lavorativo e abitativo. E noi, come associazione, auspichiamo che tutto questo non vada disperso”.

Trieste è ancora un modello internazionale nella salute mentale?

“Il 23 dicembre 2024 il quotidiano locale ha riportato un articolo tratto dal Financial Times che cita Trieste, riconoscendo il valore del suo rivoluzionario modello di salute mentale. Ciò ci inorgoglisce: Trieste rimane indubbiamente ancora un faro di innovazione e umanità, ma il modello triestino sta affrontando sfide che preoccupano molto noi familiari”.

Quali cambiamenti organizzativi hanno messo in difficoltà il sistema?

“Alla fine del 2021 l’Azienda Universitaria Giuliano Isontina (ASUGI) ha presentato un atto di organizzazione interna, che prevedeva, tra l’altro, il dimezzamento dei 4 distretti sanitari, con lo svuotamento di gran parte dei servizi al loro interno e il dimezzamento dei centri di salute mentale di Trieste da 4 a 2”.

Come hanno reagito cittadini e associazioni?

“La protesta è stata forte: sono state raccolte oltre 10mila firme da tante associazioni facenti parte del Coordinamento per la difesa della Sanità pubblica di Trieste e non solo, per ribadire, in un appello rimasto pressoché inascoltato, la conferma dei quattro Distretti dotati di tutti i servizi già lì allocati (assistenza domiciliare infermieristica, Unità anziani, presenza di medici specialisti, riabilitazione per l’adulto e per la disabilità, area materno infantile), per ribadire il mantenimento dei quattro Consultori Familiari (che sembrano essere scomparsi nell’Atto) e la conferma del numero e delle funzioni dei quattro Centri di Salute Mentale sulle 24 ore, 7 giorni su 7: CSM 1 Barcola, CSM 2 Maddalena,  CSM 3 Domio, CSM 4 Gambini”.

Qual è stata l’evoluzione successiva di queste decisioni?

“Il 21 luglio 2022 si è data attuazione all’atto aziendale approvando le declaratorie contenute nell’atto precedente e anche i Consultori Familiari sono stati ridotti da 4 a 2 (la legge prevede un consultorio ogni 20mila abitanti!).  Fa eccezione il mantenimento, nel numero, dei quattro CSM, grazie alle forti proteste dei familiari, utenti e sindacati. 

I vertici istituzionali della salute mentale (Direzione Dipartimento e Strutture Complesse CSM e Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura – SPDC) sono stati sostituiti da altri provenienti da regioni con background ed esperienze diverse. Questo ha comportato uno scollamento degli obiettivi perché è venuto meno un compito comune che un tempo era chiaro: dare supporto, essere a disposizione e creare uno scambio con la comunità in cui l’utente è inserito. Oggi manca il contatto con il territorio a fronte di bisogni sempre crescenti”.

Qual è la situazione attuale, soprattutto tra i giovani?

“Come ho già detto, aumentano i problemi di salute mentale tra i giovanissimi a Trieste. Numericamente si concretizza in un + 7 percento delle persone da 8 a 25 anni (aumento calcolato sul 2024 rispetto al 2022). Cresce anche la gravità dei disturbi manifestati (situazioni depressive, autolesionismo, disturbi alimentari). Incide molto anche l’uso di sostanze. Questo incremento denota un aumento del disagio, della rabbia e della frustrazione all’interno della società”.

Vengono effettuati Trattamenti Sanitari Obbligatori ?

“Sono triplicate le persone sottoposte a Trieste a Trattamenti Sanitari Obbligatori (TSO) tra il 2018 e il 2023 (da 18 a 57), dato, questo, che costituisce un campanello di allarme: un servizio di salute mentale efficace dovrebbe intervenire prima della fase acuta, evitando il più possibile di ricorrere a mezzi coercitivi. Il TSO non è una cura, ma un intervento di urgenza, è una misura eccezionale: se si ricorre sempre più spesso a questa procedura significa che il sistema assistenziale territoriale non sta funzionando come dovrebbe nella prevenzione”.

Quali servizi sono venuti meno nel tempo?

“È stato interrotto il ‘servizio trattamento intensivo domiciliare’, composto da un’équipe che interveniva presso le famiglie in caso di acuzie (evitando in molti casi il TSO) e le seguiva per un congruo periodo anche dopo. Stupisce l’assoluta povertà, se non l’assenza, di programmazione per la salute mentale, eppure le criticità del sistema sono gravissime. I tagli ai fondi pubblici a favore della soluzione privatistica e una politica miope stanno compromettendo un sistema che, al contrario, avrebbe bisogno di essere potenziato”.

Qual è l’impatto disagio psichico sulle famiglie?

“Va ricordato che la sofferenza del disagio psichico, senza pari per intensità, complessità e durata, tocca profondamente tutta la famiglia della persona malata e per questo sarebbe necessaria da parte dei servizi la presa in carico di tutti i familiari, con interventi coordinati, globali, continuativi. Purtroppo ciò accade raramente. La cura e la pace sono due cose che non possono essere disgiunte, rappresentano l’unica possibilità di “rimanere umani”. Laddove siamo accolti e tutti siamo al sicuro, là abita anche la speranza che nessuno sia lasciato indietro”.

Raffaello Maggian

Foto: Raffaello Maggian

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