La Settimana Santa è il momento più importante dell’Anno Liturgico, che culmina nella Pasqua. Aiutati dall’Ufficio Liturgico diocesano, approfondiamo la liturgia e i riti con cui la Chiesa fa memoria della Passione e Morte del Signore fino alla gioia della sua Risurrezione.
La liturgia del Triduo si apre e si chiude in silenzio. Nella Messa in Coena Domini, terminati i riti di comunione, l’assemblea non è congedata, ma è invitata a sostare in silenzio e adorazione; la liturgia del Venerdì della Passione inizia con la solenne precessione silenziosa e la prostrazione; anche questa liturgia non conosce congedo, ma si prolunga nell’adorazione della Croce lungo tutto il giorno del Sabato Santo. Il Sabato santo, infine, è il giorno del “grande silenzio”, un giorno quasi a-liturgico, cioè privo della celebrazione dell’Eucarestia, attento solo ai momenti previsti della Liturgia delle Ore, in attesa della grande e solenne Veglia Pasquale nella Notte santa.
A partire dall’ultimo rintocco delle campane al Gloria della Messa della Cena del Signore fino al crepitìo del fuoco nella Veglia santa, tutto ammutolisce.
Il silenzio dunque apre il tempo della Passione fino a schiuderlo con un grido «Luce di Cristo» nella solenne veglia Pasquale. Dal silenzio sgorga il canto nuovo, pieno di speranza, che squarcia le tenebre del peccato e della morte e annuncia una grande gioia: è il Preconio pasquale, il lungo canto intonato al Cero pasquale, simbolo del Cristo risorto.
Il silenzio dunque, come una grande inclusione, apre e chiude, annodando insieme tutta la liturgia del Triduo pasquale.
Il silenzio del Venerdì e del Sabato è parte stessa della celebrazione del Triduo Pasquale e ha i suoi riti, tempi, spazi, gesti e significati. Non un mesto sentimento di tristezza e di lutto, ma l’espressione di una grande trepidazione e attesa. È il silenzio faticoso del seme che marcisce sotto terra, che l’uomo non vede e non sente crescere, ma che invoca fiducia e speranza. Come nel settimo giorno Dio riposò dalla sua opera, così nel settimo giorno anche Cristo riposa nel grembo della terra. Nel grembo freddo di un sepolcro il seme cade e si nasconde in attesa che la spiga germogli.
È l’attesa della vita che cresce e si sviluppa nel silenzio del grembo per prorompere alla vita con un grido pieno di forza e di vita nuova.
A cura dell’Ufficio Liturgico diocesano

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