All’inizio del Triduo Pasquale, ha avuto luogo stamane a Trieste, nella Cattedrale di San Giusto martire, la santa Messa Crismale, che ha riunito il presbiterio attorno al proprio Vescovo, Enrico Trevisi, insieme all’arcivescovo Giampaolo Crepaldi, per rinnovare le promesse sacerdotali. Monsignor Trevisi ha presieduto il rito della benedizione dell’Olio degli Infermi, dell’Olio dei Catecumeni e ha impartito la benedizione del crisma, affinché
“santifichi quest’olio misto a profumo, e coloro che ne riceveranno l’unzione siano interiormente consacrati e resi partecipi della missione di Cristo Redentore”.

Oggi potremmo dire che è la festa del sacerdozio ordinato, improntato a un atteggiamento di servizio al popolo di Dio, e “non disdegni di essere il servo di molti, poiché il Signore dei signori non disdegnò di farsi nostro servo” (Sant’Agostino).
Nella sua omelia, il Vescovo Enrico ha richiamato la promessa sacerdotale ad adempiere alla preghiera per il popolo, con la Liturgia delle Ore. La bellezza e il conforto della Liturgia delle Ore ci sollecita a implorare la divina misericordia per il popolo e per noi stessi. Il salmo 50 richiama quei peccati gravi, di cui vergognarci e chiedere perdono a Dio.
C’è una misericordia che risana la nostra iniquità, le colpe commesse, la ribellione manifestata: “Contro te, contro te solo ho peccato…”.

Per non lasciarci travolgere dal vortice del peccato, bisogna lasciarci rigenerare dalla nuova creazione della Pasqua del Signore, riconoscendo che io sono radicalmente peccatore, ma peccatore perdonato, se lo dimentico cado nella disperazione. “Aspergimi con issopo e sarò mondato…”: il lavacro di purificazione è sempre disponibile, grazie al sangue della Croce.
Siamo chiamati a essere ministri della misericordia del Signore, perché tutti possano essere ricreati: preghiamo per la conversione di ogni nostro fratello e sorella. Il salmo 22 ci invita ad assaporare il riposo che il Signore ci concede: egli si prende cura di noi; anche nelle prove Gesù é la nostra compagnia. Il Signore ascolta le nostre fatiche: lasciamoci consolare da Lui, che è con ognuno di noi, non ci lascia mai soli. Dio è la mia sicurezza, la felicità e la grazia di uomini consacrati al Signore. Il salmo 139 ci rassicura: siamo pensati e desiderati da un Dio amico. “Hai fatto di me una meraviglia stupenda…”. Ciascuno di noi è un ricamo di Dio.
«Non siamo soli: anche se in una valle oscura, il Signore è con me» ha affermato il Vescovo Enrico nella sua omelia «abbiamo bisogno che questa preghiera sia vera e vinca ogni tristezza, ogni malinconia, ogni infelicità che talvolta invece ci assilla anche come preti.
Guai a sprecare il dono della presenza del Signore, anche nelle prove. Siamo in una società che spreca tutto: rischiamo anche noi di sprecare la grazia della compagnia del Signore. E magari cerchiamo vie di fuga per non fare i conti con la verità».
Ha proseguito ancora: «La sicurezza, la felicità non viene dal rifugiarci in modelli vetusti di stili sacerdotali; non viene dal nostro estraniarci dalla realtà alla quale siamo inviati; non viene dal pensare che le nostre idee a cui siamo affezionati siano carismi. Il Signore ascolta le nostre fatiche, e noi siamo chiamati ad essere un presbiterio nel quale ci accogliamo con le nostre fatiche e sappiamo ascoltarci con grande comprensione. […]
Il nostro personale legame con il Signore, la nostra preghiera resta la via maestra a cui tutti siamo incessantemente chiamati… e sulla quale oggi, come anche il giorno della nostra ordinazione, ci impegniamo a camminare».
don Manfredi Poillucci
Foto: Luca Tedeschi
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