Dio non si stanca dell’umanità: alzare lo sguardo al cielo

Grande partecipazione di fedeli alla Messa e alla Processione cittadina del Corpus Domini: dal Vescovo un richiamo anche all'Enciclica Magnifica Humanitas

La tradizionale processione per la solennità del Corpus Domini si è svolta la sera di domenica 7 giugno a Trieste, con una consistente partecipazione di fedeli, tra la Chiesa di Sant’Antonio Taumaturgo, ove il vescovo Enrico Trevisi ha presieduto la Santa Messa, e la piazza dell’Unità d’Italia, con il consueto messaggio del nostro pastore alla Chiesa e alla Città di Trieste, seguito dalla benedizione eucaristica. 

Monsignor Trevisi, ha evocato nell’omelia la 

«memoria di un Dio presente nella nostra vita, per intraprendere le strade del mondo. Vogliamo essere una Chiesa nella quale tutti siamo chiamati, ovunque ci troviamo, a operare tra le nostre strade, con una condivisa corresponsabilità. Il Signore ci ha dato lo Spirito Santo per affrontare insieme le sfide del nostro tempo». 

Rifacendosi alla Lettera alle comunità e agli organismi pastorali della diocesi, pubblicata sul sito della diocesi di Trieste – intitolata: “La sinodalità come chiamata alla corresponsabilità e alla cura delle relazioni” – il vescovo Enrico ha auspicato di poter celebrare insieme il mistero dell’amore di Dio per testimoniarlo ovunque, con gioia e coraggio: «L’amore del Signore vuole arrivare a tutti, anche attraverso di noi».

Nel suo intervento in Piazza Unità d’Italia, monsignor Trevisi ha rilevato che 

«abbiamo voluto portare l’Eucaristia nel cuore della città per manifestare che Dio non si stanca di questa umanità, coglie i nostri bisogni, a partire dalle persone più deboli e fragili, messe ai margini dalla società dei profitti e dei consumi. Dio conosce le nostre fatiche e le tante solitudini, siamo affamati di bellezza e di felicità, c’è bisogno di alzare lo sguardo al cielo». 

 

Richiamando la prima enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica Humanitas, il nostro vescovo ha sottolineato alcuni passaggi del testo, sulla custodia della persona umana e sulla salvaguardia sua dignità. 

Nel chinarci con compassione e tenerezza sulla carne ferita di tanti fratelli, sperimentiamo di diventare figli di Dio: la nostra vera umanità si realizza in comunione con Cristo, che ci comunica dalla Croce il suo amore infinito, di cui  siamo chiamati ad essere segno. Questa magnifica umanità si riflette sul volto di Cristo e di tante persone sofferenti. L’Eucaristia è l’incontro personale con il Signore, per sentirsi fratelli in  Cristo. Anche i nostri limiti sono occasioni per fidarci di Dio. Monsignor Enrico Trevisi ha raccolto l’esortazione di Leone XIV, per investire nell’educazione, coltivare relazioni autentiche, divenire artigiani di pace e di giustizia. Per il pastore della Chiesa tergestina è possibile realizzare queste prospettive 

«tenendo fisso lo sguardo su Gesù, alimentati dalla sua Parola e dall’Eucaristia, con quella fede umile e gioiosa che ci ha portato stasera su questa piazza». 

don Manfredi Poillucci

Foto: Luca Tedeschi

 

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