Metteva di buon umore subito, appena si presentava.
“Mi chiamo Giuseppe Buoncapodanno, ma tutti mi chiamano Pino” diceva sorridendo “e ho questo cognome perché mio nonno, poco dopo la nascita, è stato trovato vicino alla Chiesa il primo giorno dell’anno”.
Pino era nato in un piccolo paese della Calabria il 18 aprile 1953. Come tanti altri, per fuggire alla miseria di quei luoghi, a 16 anni era andato in cerca di lavoro a Roma, poi in Germania e, infine, a Trieste, svolgendo vari lavori, dal portabagagli in stazione al muratore, al carpentiere. Rimasto solo in città, senza figli, con alle spalle un matrimonio non felice, a 59 anni si è trovato disoccupato, perché la ditta presso cui lavorava aveva cessato l’attività. Senza più un lavoro, vivendo solo di risparmi, è riuscito ad ottenere l’assegnazione di un alloggio Ater ed è stato poi costretto, per sopraggiunti problemi di salute, a rivolgersi ai servizi sociali.
Un giorno si è presentato al Centro di ascolto della Caritas di via Locchi per una borsa della spesa. Gli operatori hanno ascoltato la sua amarezza, il suo sconforto e il disagio di dover chiedere aiuto.
Da allora con lui si è costruito un percorso. Dapprima gli è stata data la possibilità di fare lavori occasionali di carico e scarico di generi alimentari e pulizie della Chiesa, regolarmente retribuiti attraverso la formula dei voucher INPS, poi gli è stato concesso un prestito da restituire a piccole rate senza interessi. Una volta ottenuta la pensione, su sua richiesta è stato inserito nel gruppo dei volontari, con i quali ha seguito un programma di formazione, condotto da una psicologa e da esperti in servizio sociale.

Pino, per anni, ha svolto attività di volontariato in via continuativa, dapprima nel Centro di ascolto Caritas di via Locchi 22 e poi in quello di Piazzale Rosmini. Il suo compito principale
è sempre stato quello dell’accoglienza delle persone e lui – che prima era dall’altra parte – sapeva bene come accoglierle. Con un sorriso indicava l’ordine di precedenza per i colloqui e per il ritiro delle borse di generi alimentari e del vestiario.
Nel frattempo, serviva il caffè, donato dall’azienda Illy, aggiungendo ‘merendine’ che acquistava personalmente, ma soprattutto comunicava con tutti, grandi e piccini, anziani e adulti, conosciuti e sconosciuti, sempre disponibile a dare una mano in occasione di incontri conviviali al termine delle messe domenicali.
Quando ad aprile di quest’anno è stato ricoverato, il suo rammarico principale era di non poter essere presente al Centro di ascolto e alla raccolta alimentare e a chi gli diceva che lo si aspettava per la Sagra parrocchiale di maggio, rispondeva sorridendo con uno sfondo di tristezza: “Certo ci sarò, sarò presente in un’altra dimensione”. Ci ha lasciati il 12 aprile 2026.
Raffaello Maggian
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