«In alcune circostanze particolari della vita, come questa in cui vogliamo ringraziare il Signore per i 14 anni del mio servizio episcopale a Gorizia, non è facile trovare le parole giuste. Troppi sono i pensieri, i ricordi, i sentimenti, le emozioni […]. Come sempre, però, ci viene incontro la Parola di Dio di questa domenica, una Parola che non abbiamo scelto, ma che ci è offerta e proprio per questo ancora più significativa». Con queste parole monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli, Amministratore Apostolico dell’Arcidiocesi di Gorizia, ha aperto la sua omelia pronunciata nel corso della liturgia eucaristica di domenica 5 luglio 2026 in Cattedrale a Gorizia, celebrazione all’interno della quale ha salutato la Chiesa isontina dopo 14 anni di servizio episcopale.
Il rito è stato concelebrato dall’arcivescovo-vescovo emerito di Trieste, monsignor Giampaolo Crepaldi, dall’arcivescovo di Udine, monsignor Riccardo Lamba, dal vescovo di Varanasi (India) monsignor Eugene Joseph e i Vicari generali delle diocesi di Koper (Slovenia) e Bouaké (Costa d’Avorio), unitamente al presbiterio diocesano e a una rappresentanza di sacerdoti dalle diocesi vicine.
«Dobbiamo lodare il Signore per i “piccoli” – ha proseguito Redaelli – che in questi anni hanno accolto la rivelazione del Padre, ossia hanno compreso di essere amati da Lui e per questo di possedere quell’“infinita dignità” di ogni persona di cui parlava molti anni fa il santo papa Giovanni Paolo II. Piccoli che ci offrono, spesso con molta umiltà, una grande testimonianza di fede».

Ha così ricordato i tanti “piccoli” incontrati lungo il suo cammino alla guida dell’Arcidiocesi di Gorizia: sacerdoti e diaconi – spesso apparsi come i “piccoli” del Vangelo «per la loro dedizione alla gente e per la loro fede» – malati, disabili, detenuti, poveri che si rivolgono alla Caritas, migranti che attraversano il nostro confine. Ancora i ragazzi della Cresima e i cresimandi adulti, i lavoratori, i volontari…
«Ho cercato di interpretare tutto ciò anzitutto come il dono di avere la possibilità di contemplare nelle più diverse circostanze la “sposa dell’Agnello” che si prepara alle nozze, e poi come un compito particolare che penso di poter portare avanti anche nel nuovo incarico a Roma – ha aggiunto l’arcivescovo – ossia quello di fare in modo che la vita delle comunità e l’impegno dei sacerdoti, dei diaconi, dei religiosi e delle religiose e di chi ha in esse un incarico a servizio degli altri, siano sempre più secondo i criteri del Vangelo».

Al termine dell’omelia il vescovo Carlo ha desiderato salutare i presenti ancora con alcune riflessioni, ispirate alle “3 cose belle, 2 sogni, 1 problema” che in questi 14 anni più volte sono state proposte come “tema guida” tanto tra i percorsi di catechesi, quanto nel cammino delle varie parrocchie:
«Vorrei lasciarvi anch’io con 3 cose belle, 2 sogni, 1 problema; le mie 3 cose belle sono appunto i “piccoli” incontrati in questi 14 anni; la seconda, l’accoglienza e la preghiera che ho ricevuto sin dal primo giorno; la terza, l’aver avuto accanto persone che mi hanno detto cose sincere, a volte anche rimproveri. I miei due sogni per questa Chiesa goriziana, ma vale per tutti i fedeli, sono il primo non avere paura, come comunità, di essere cristiani, di esporsi come tali; il secondo sogno è per un presbiterio più unito. Infine, il problema: la fede. Questo lo affidiamo al Signore».
Domenica 12 luglio 2026 la Chiesa goriziana sarà nuovamente coinvolta in un grande momento comunitario: l’ingresso in diocesi dell’arcivescovo eletto monsignor Giampaolo Dianin. Alle 16.30 guiderà in basilica ad Aquileia la Liturgia della Parola, quindi alle 19 in Cattedrale a Gorizia presiederà la solenne liturgia eucaristica con la presa di possesso canonica dell’Arcidiocesi.
Selina Trevisan
per gentile concessione di “Voce Isontina”
Foto di Ilaria Tassini
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