In occasione del suo passaggio in Veneto per alcuni appuntamenti – a Venezia e Jesolo – il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme, ha risposto ad alcune domande del direttore di Gente Veneta, Marco Zane. Diverse le questioni toccate, ma tra tutte risulta particolarmente importante la questione della testimonianza che la Comunità Cristiana di Terrasanta offre alle Chiese d’Europa. Ringraziamo Gente Veneta per la condivisione di questa intervista che, con piacere, pubblichiamo.
«Siamo chiamati a vivere il Vangelo in questo momento storico, qui e ora. È la logica dell’Incarnazione. Ed è proprio ora che dobbiamo evangelizzare e testimoniare». Lo ha affermato il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme, intervistato in esclusiva da Gente Veneta, nel pomeriggio di mercoledì 8 luglio, nel corso della sua visita a Venezia e a Jesolo, invitato in diocesi dal Patriarca monsignor Francesco Moraglia.
Eminenza la Comunità Cristiana di Terrasanta cosa può insegnare alle nostre Chiese europee?
Anzitutto è bene ricordare che i cristiani in Terrasanta sono minoranza. Questo non vuol dire essere meno incisivi, anzi per certi versi significa essere anche più liberi. Credo che il contesto in cui operano e vivono le Chiese dell’Europa stia, giocoforza, affrontando dei cambiamenti.
Essere minoranza dentro ad una complessità di vita non vuol dire non dare una testimonianza significativa, ma comprendere come vivere la fede dove si è, incontrando le persone. Non dimentichiamoci che il cristianesimo è anzitutto vita e stile di vivere prima di essere una religione.
In tal senso, i cristiani della Terrasanta vivono e custodiscono i luoghi santi legati all’esistenza terrena del Signore. Cosa significa?
La fede cristiana è fede nell’Incarnazione del Verbo, custodire e visitare i luoghi di Gesù non è semplicemente legato ad una memoria storica, ma calare nel nostro presente la vita di Cristo, entrare sempre di più nel Vangelo, percepire e conoscere il mistero del Signore. C’è una immediatezza di rapporto che nasce dal conoscere questi luoghi. Il Cristianesimo non è una narrazione, il Cristianesimo è una Storia: andare in Terrasanta vuol dire entrare e vivere questa storia, entrare nel Mistero dell’Incarnazione.
Come sta accompagnando la sua comunità a vivere questo momento così delicato?
Anche noi siamo chiamati ad annunciare e testimoniare il Vangelo in questo momento storico: ho dedicato una lettera pastorale al Patriarcato Latino proprio sul tema del vivere la fede oggi. Talvolta si potrebbe essere portati a pensare che nella situazione attuale non si possa far nulla,
invece siamo chiamati a vivere il Vangelo qui ed ora. È appunto, come dicevamo, la logica dell’Incarnazione. Mi verrebbe da dire che è proprio ora che dobbiamo evangelizzare e testimoniare.
Qual è il giudizio che ha maturato sulle Chiese “dell’Occidente” dalla prospettiva del Medio Oriente?
Come dicevo prima appunto, imparare a stare accanto alle persone e testimoniare il Vangelo anche se si è entrati in un cambiamento che implica sfide nuove e forse, in certi contesti, ad essere minoranza; prendiamo esempio da Gesù che anzitutto ha toccato i lebbrosi, ha guarito i malati, ha liberato gli indemoniati. Prima di annunciare il Regno, il Signore ha incontrato le persone.
Così anche noi oggi siamo tutti chiamati a curare le relazioni e dentro di queste annunciare il Vangelo. Credo che nell’Occidente attuale stia dominando l’individualismo e in certi contesti è presente anche molta solitudine. Su queste sfide la comunità cristiana può dire e fare molto.
Marco Zane
Foto in evidenza: Gente Veneta
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