Analfabetismo religioso e Insegnamento della religione cattolica: una sfida possibile? Su questo impegnativo quesito si sono concluse, la scorsa settimana, le tre giornate di aggiornamento degli insegnanti di religione cattolica della diocesi di Trieste, presso l’aula magna del Seminario di via Besenghi.
La professoressa Annamaria Rondini, vice direttrice dell’Ufficio diocesano per la pastorale scolastica, mi ha affidato il gradito incarico di presentare l’intervento del professor Sergio Cicatelli, che si è reso disponibile per assicurare un contributo qualificato di grande profilo nell’ambito di questo corso. Abbiamo avuto modo di ascoltare
una persona che ha dedicato la sua vita professionale alla promozione dell’Insegnamento della religione cattolica (IRC), sottolineandone sempre più il carattere culturale e scolastico, nel corso degli ultimi cinquant’anni, attraverso diverse fasi, a partire da quella di insegnante di religione: docente di storia e filosofia, dirigente scolastico, funzionario ministeriale, direttore scuole cattoliche, consulente della Cei, consigliere nazionale dell’UCIIM. Il suo prontuario giuridico, giunto all’XI edizione, costituisce un riferimento essenziale per orientarsi nella complessa normativa di derivazione concordataria sull’IRC.
Notevole interesse suscita inoltre l’indagine curata da Cicatelli e Malizia, di cui il prossimo novembre uscirà alle stampe l’esito del quinto monitoraggio, che rappresenta un quadro aggiornato sullo stato di questo Insegnamento nel nostro Paese.
Si registra una perdita delle competenze degli studenti riguardo all’acquisizione di una cultura religiosa, nel mentre il servizio educativo offerto dall’IRC alle nuove generazioni è chiamato a confrontarsi con le istanze multiculturali e interreligiose, che emergono dell’odierno contesto sociale. La relazione del professor Cicatelli, dalla quale sotto si richiamano alcuni passaggi salienti,
suscita la necessità che gli insegnanti di religione cattolica verifichino l’impianto culturale della loro disciplina, secondo le finalità della scuola, con l’apporto di un’antropologia di segno biblico, idonea a corrispondere alle istanze di senso poste dai loro alunni.
don Manfredi Poillucci
Dall'intervento del professor Sergio Cicatelli La mente non potrebbe evolversi senza la cultura l'educazione assolve quindi una funzione essenziale per assicurare la promozione della persona. Senza un sistema di significato non si può orientare la ragione umana. L'oggetto dell'Insegnamento della religione cattolica (IRC) non si può ridurre a una trasmissione di nozioni, ma deve saper comunicare in modo significativo alle questioni vitali poste dagli alunni, quale cultura religiosa. La fede ha bisogno di un sistema culturale per esprimersi. Una prospettiva ampiamente culturale esige una disciplina idonea a far crescere lo studente nella sua integrità di testa, di cuore e di mani. È richiesto un IRC in dialogo con le altre componenti della comunità educante, la religione produce cultura, questo è un valore che la Repubblica italiana riconosce nella revisione del Concordato, affermando inoltre che i principi del cattolicesimo afferiscono al suo patrimonio storico. Bisogna evitare un'erudizione che non incide nella vita concreta delle persone. L'IRC si attua in un terreno essenzialmente laico, aperto sia ai cattolici che ai diversamente credenti, preservando alcuni criteri: il fondamento di ciò che ci accomuna come esseri umani; la sistematicità dei temi svolti, dato che la religione costituisce un sistema complesso; la documentazione sulle fonti utilizzate; l'utilizzo di un linguaggio appropriato, consono all'ambiente di riferimento. Nel contesto di una società post cristiana, è importante riproporre i simboli del religioso, con un'apertura verso l'ineffabile, evocato nel confronto tra la fede e l'arte. La Corte Costituzionale ha rilevato che l'IRC è un'espressione della laicità dello Stato, secondo la visione di una scuola inclusiva, in una prospettiva di pluralità culturale, che riconosce l'appartenenza confessionale. Questa disciplina si colloca a pieno diritto nel contesto scolastico, ogni intento discriminatorio costituisce un attacco all'epistemologia dell'IRC, che non può essere confuso con una catechesi o un atto di culto. La confessionalità dell’IRC è un fattore di chiarezza. La facoltatività deriva dalla natura concordataria dell’IRC, gestito non esclusivamente dallo Stato, ma anche dalla Chiesa. La scelta di avvalersi di questo insegnamento è di ordine superiore, attiene alla libertà di coscienza, non può essere esercitata in qualsiasi momento dell'anno scolastico. La tenuta dell'IRC ad oltre quarant’anni dall’introduzione del regime neo concordatario è un dato di fatto, se pensiamo che se ne avvale ancora l’82% degli alunni, nonostante i numerosi e continui abusi compiuti a proposito della scelta dell’IRC e della sua modifica o nella gestione dell’alternativa. L’IRC esprime una cultura umanistica e un’attenzione educativa, che oggi è talvolta sostituita da una domanda di formazione strumentale posta dai genitori e dagli stessi studenti. È in gioco la concezione della scuola e della stessa società. L'istituzione scolastica, intesa come comunità educante, corrisponde a una domanda di senso che riguarda tutte le discipline scolastiche e, in genere, il ruolo della cultura e della scuola. L’IRC, proprio in quanto disciplina scolastica priva di una spendibilità immediata, come le discipline tecniche, le lingue straniere o la stessa lingua italiana, ha il compito di richiamare alla gratuità della cultura e dell’educazione.
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