Un rito particolare per la comunità parrocchiale in festa

L’ingresso di un nuovo Parroco prevede un apposito rito secondo il Benedizionale: l’approfondimento di don Davide Chersicla, direttore dell’Ufficio Liturgico

In queste settimane di settembre alla guida di diverse parrocchie della Diocesi si avvicendano nuovi sacerdoti, nominati parroci dal Vescovo e accolti nelle loro nuove comunità con una celebrazione ricca di particolari riti, secondo quanto prevede il Benedizionale ai n. 1964ss e nell’Adattamento della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) al rito. 

L’inizio del ministero pastorale di un nuovo Parroco si celebra, infatti, durante una solenne liturgia eucaristica, con ampia partecipazione di popolo, e generalmente presieduta dal Vescovo (o da un suo delegato) per indicare la comunione che lega la parrocchia e il Parroco con la realtà diocesana e col suo Pastore. 

In queste righe, desideriamo dare una panoramica delle particolarità rituali di questo momento festoso e importante per la vita della comunità, affinché chi vi partecipa possa comprendere meglio il senso di alcuni riti.

Chi ha l’occhio attento, noterà da subito che durante la processione introitale e l’arrivo in presbiterio, tutti i concelebranti baceranno l’altare, tranne il futuro Parroco: lo farà infatti dopo la sua nomina ufficiale.

Dopo il saluto liturgico, il Decano presenta alla comunità il nuovo Parroco e il Vescovo fa leggere il Decreto di nomina, alla fine del quale, come segno di assenso, l’assemblea risponde con un canto gioioso. Il Vescovo, poi, invita tutti a invocare lo Spirito Santo, “affinché tutti, pastore e popolo formino una sola famiglia riunita nella fede, nella speranza e nella carità” (dal Rituale). Il Parroco si pone in mezzo al presbiterio, di fronte al Vescovo e riceve da lui la benedizione con queste parole:

“Guarda con paterna benevolenza il nuovo Parroco, a cui affidi un’eletta porzione del tuo gregge; fa’ che la comunità parrocchiale cresca e si edifichi in tempio santo del tuo Spirito e renda viva testimonianza di carità, perché il mondo creda in te e in colui che hai mandato, il Signore nostro Gesù Cristo” (dal Rituale).

Infine il Vescovo invita il Parroco ad aspergere l’assemblea con l’acqua lustrale e a venerare l’altare, baciandolo e incensandolo. Questi due gesti sono interconnessi, infatti il compito del pastore è quello di guidare i cristiani “nel cammino della verità e della vita, dal fonte battesimale alla mensa del sacrificio eucaristico” (dal Rituale).

Al termine di questo momento, un rappresentante della Comunità ringrazia il Vescovo per aver provveduto con la sollecitudine del padre alle necessità pastorali della Parrocchia donando un nuovo pastore e porta un saluto al nuovo Parroco. La messa prosegue con il Gloria e la Liturgia della Parola, nel modo consueto. Il Credo apostolico sarà recitato dal solo Parroco, mentre l’assemblea partecipa rispondendo con il ritornello cantato.

Alla fine della Celebrazione eucaristica, il Vescovo benedice il Parroco, chiedendo a Dio Padre che “lo guidi e lo protegga con la grazia dello Spirito”, che “lo renda servo e testimone della sua verità e del suo amore e fedele ministro della riconciliazione”, e che “faccia di lui un vero pastore che distribuisce il pane e la parola di vita ai credenti, perché crescano sempre più nell’unità del corpo di Cristo”. 

Il congedo dell’assemblea, generalmente affidato al diacono, viene in questa occasione affidato al neo Parroco che si rivolge per la prima volta alla sua Comunità, esortandola con queste parole: 

“Forti dei doni del Signore e della parola del Vescovo iniziamo il nostro nuovo cammino. Andate in pace”. 

don Davide Chersicla

Direttore dell’Ufficio Liturgico Diocesano

 

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